IL MUSCHIO GRIGIO ARDE

…Piegarsi sotto il peso delle ripetizioni, nella mancanza di

opportunità, trascinare il proprio destino : la maledizione della

loro razza.

Piccole creature umane nella vastità infinita.

Ma nonostante ancora capaci di farsi grandi, quando la dimensione

unica dei giorni allenta la sua stretta oppressiva; e l’uomo fugge 

in un altra dimensione e abbraccia la terra, si fa terra; e la terra si 

fa uomo, con le sue montagne impenetrabili e le sue selvagge distese

inviolate, i suoi ghiacciai e le sue sorgenti calde, le sue piane buie e

le sue vette infuocate che sfavillano nel vento, le sue gole in cui i 

fiumi ruggiscono precipitandosi tumultuosi, scavandosi un passaggio

tra le rocce, e intagliando sulle pareti di pietra immagini che l’uomo

affrancato in una razza di schiavi percepisce a tratti.

Sotto l’effetto di quella grazia, si dilata nella mente dell’uomo 

l’immagine della sua razza, pietrificata, riflessa dalla roccia in un 

mondo di giganti, di dei e di nani, che si apre all’impetuoso rombo

del fiume; combattimento vociante di pietra e acqua.

E da lì parte il ragazzo, divenuto poeta.

E vola sopra la sua terra sulle ali spuntate, tanto ampie da farlo

planare in ampi cerchi…

( Thor Vilhjàlmsson, Il muschio grigio arde, Iperborea )

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IL MUSCHIO GRIGIO ARDEultima modifica: 2010-06-06T18:00:00+00:00da giuliano106
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