LIBRO DICIOTTESIMO

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…..Poi si rivolse a Odisseo, il distruttore della città : – Forestiero,

hai voglia di lavorare, se ti prendo al mio servizio, in qualche

lontano podere ?

– La paga ti sarà sufficiente.

Vuoi raccattare pruni e piantare alberi ?

Là ti darei da mangiare, in abbondanza : ti vestirei di panni, ti

fornirei calzari per i piedi.

Ma dopo che hai imparato – a mal fare -, non avrai certo voglia di

attendere a un lavoro, e preferisci mendicare curvo fra la gente e

nutrire così il tuo ventre insaziabile.

E a lui rispondeva il saggio Odisseo : – Eurimaco, oh, se noi due

si venisse a una gara, a chi lavora di più, nella stagione di primavera

 quando le giornate sono lunghe, dentro un prato; e io avessi una falce

ben ricurva, e anche tu ne avessi una simile, per provarci in quel lavoro,

digiuni fino al buio, e ce ne fosse dell’erba !

O si avessero da guidare buoi, dei migliori, buoi lustri di pelo, grossi,

tutti e due sazi di fieno, di uguale età, portanti uguale peso, e di forza

non facile a crollare; e ci fosse un campo di quattro iugeri, e la zolla sotto

cedesse all’aratro : allora mi vedresti se so tagliare un solco dritto e 

continuo.

E se anche suscitasse, il figlio di Crono, da qualche parte, una battaglia,

oggi stesso, e io avessi uno scudo e due lance e un elmo tutto di bronzo,

ben adatto alle tempie : allora mi vedresti nella mischia tra i primi 

combattenti, e non parleresti così rinfaccciandomi il ventre.

(  Omero, Odissea, libro XVIII )

     

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LIBRO DICIOTTESIMOultima modifica: 2010-06-07T17:04:00+00:00da giuliano106
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