L’ULTIMA GOCCIA DI PETROLIO 3

I loro sforzi però non davano che scarsi risultati.

Gli ostacoli crescevano ad ogni passo, la pendenza aumentava,

i massi di ghiaccio si accumulavano per ogni dove costringendoli

ad aprirsi una via colle scuri ed il freddo diventava così intenso,

da intirizzirli.

Non fu che verso la sera del 18 dicembre, cioè dopo otto giorni

d’incredibili sforzi, che poterono finalmente giungere sulla cima

di quella catena, dopo aver affrontato 100 volte il pericolo di scivolare

negli abissi o di farsi schiacciare dai ghiacci che precipitavano dall’alto.

Di lassù, a 5000 piedi d’altezza, la vista spaziava su un immenso tratto

di quella regione del gelo e delle nevi.

A destra e sinistra si estendevano due immensi ghiacciai, due veri

fiumi di ghiaccio in movimento, i quali scintillavano sotto i raggi del

sole e che tuonavano sordamente e quasi senza interruzione.

Al nord si estendeva la grande pianura che gli esploratori avevano

percorsa nei giorni precedenti, e al sud un’altra immensa pianura

ondulata, interrotta qua e là da alcuni picchi isolati, imporporati

dal sole.

( E. Salgari, Al Polo Australe in velocipiede, Limina )

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L’ULTIMA GOCCIA DI PETROLIO 3ultima modifica: 2010-06-14T15:00:00+00:00da giuliano106
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