ZAPATECUS, MESSICO 1975 (3)

Precedente capitolo:

zapatecus-messico-giugno-1975.html

Da  http://giulianolazzari.myblog.it

www.giulianolazzari.com

http://lazzari.myblog.it

http://pietroautier.myblog.it

Jessup annuì. Incredibile. Neanche stesse parlando con un lama tibetano.

Il vecchio brujo mormorò qualcosa in spagnolo ed Echeverria disse a Jessup:

” Vuole che tu tenga la radice. Porgigli la mano col palmo alzato”.

Jessup si sporse in avanti e protese la mano.

Il brujo gli depose attentamente la radice sul palmo e poi, d’improvviso, separò

il terzo e il quarto dito di Jessup, incidentogli rapidamente la carne con il coltello

da caccia.

Jessup, avendo letto Castaneda, avrebbe dovuto aspettarsi un’azione del genere e

invece lanciò un grido nel silenzio della notte mentre sentiva il sangue sgorgagli dal

taglio.

Rimase talmente stupefatto della repentinità del gesto che continuò a tenere protesa

la mano, la palma sollevata.

Il brujo gli afferrò il polso costringendo a mettere la mano sopra la pignatta e poi

a lasciar cadere la radice.

(…Poi lo fissò a lungo…..)

– Ti senti bene? – gli domandò Echeverria.

Lui annuì.

Il vecchio brujo e uno degli altri uomini stavano adesso sollevando la pignatta dalle

pietre infuocate e la deposero sulla coperta rituale.

A Jessup, che giaceva in quell’improvvisa oscurità, parevano ombre mostruose.

Poi il vecchio che lo fissava gli porse la pipa, il volto impassibile. Ma in Jessup qualcosa

si muoveva.

Jessup si tirò a sedere, accettò la pipa e cominciò a fumarla.

Immediatamente lo colse un senso di nausea, e cominciò a vomitare in terra.

Nessuno degli uomini gli prestò attenzione.

Il vecchio brujo stava chiedendo a Echeverria se il registratore fosse in funzione.

Lo scienziato gli rispose di sì allora lui cominciò a spiegare in spagnolo che la mistura

che Jessup stava fumando conteneva tre parti di poltiglia di fungo e una parte di

polvere di sinicuiche più una parte di polvere di un’altra pianta con un nome tolteco

che Echeverria tentò di ripetere senza però riuscirci.

Appoggiato su un gomito (mentre il corpo si muoveva in spasmi) Jessup vomitava

e udiva tutto con molta chiarezza.

Poi la nausea gli passò di colpo; anche il vomito era stato tranquillo, mai doloroso.

Si sentì proiettato in alto, verso un’istantanea

allucinazione.                                                           hubble4.jpg

Il praticello su cui stava reclinato scomparve

alle spalle, ovvero si ridusse ad un punticino

lontano parecchi chilometri sotto di lui;

poi il punto gradadamente sembrò

sbiadire e assumere la forma di una

fessura informe, una crepa.

Jessup si disse che doveva essere la

Fessura Tra

il Nulla.                                                                                 hubble2.jpg

Lentamente la crepa luminosa parve

spingersi verso l’esterno emanando

piccole onde di luce, così accecanti

che Jessup immaginò di trovarsi al

cospetto di una qualche specie di

illuminazione originale.

Quest’emanazione luminosa si spandeva                                                      hubble8.jpg

ora con enormi, inesorabili ondate finché

Jessup ne fu completamente avvolto

tanto che egli stesso divenne un incandescente

puntino bianco.

Il candore risplendente si estendeva da orizzonte

a orizzonte in uno spazio che andava sempre più

alargandosi, privo d’orizzonti, infinito.

Da tutto quel candore si levò una colonna d’aureole,

simili al tronco di un albero, che si mutava

in                                               hubble3.jpg

elisse dorata che continuava a girare su se stessa

e a riempirsi di frenetici punti di luce pulsante,

vermiformi e forcuiti: pareva di osservare al

microscopio un panorama di cromosomi

sacri.

Udì un grido quasi stridulo, esultante, ed era

strano dato che raramente le allucinazioni

psichedeliche sono accompagnate da fenomeni

uditivi.                                                                                          hubble6.jpg

Improvisamente emerse dall’iniziale puntino

di luce, divenuto nerissimo, una sagoma

brunastra, se sagoma si poteva chiamarla:

era piuttosto un ammasso di materia

liquefatta che pareva avere braccia e gambe

e una testa, ma talmente proteiforme che gli

arti e le altre caratteristiche fisiche continuavano

a sparire e ricomparire, come prodotte e riassorbite

dal ribollire stesso di quella materia.                                                           hubble7.jpg

A mano a mano che emergeva, sempre più grande,

la materia sembrò farsi iridescente, cangiante, accesa

da minuscole fiammelle che a un’osservazione più

attenta si rivelavano essere sostanza neurale in

esplosione.

La cosa continuava a ingrandirsi, e il suo colore si

faceva sempre più rosso e poi dorato.

(Paddy Chayefsky, Stati di allucinazione)

..siti consigliati…

www.nasa.gov

www.spacetelescope.org

hubble1.jpg

 

 

ZAPATECUS, MESSICO 1975 (3)ultima modifica: 2010-07-29T08:20:00+00:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento