SESTO SECOLO a.C.

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Se il predominio etrusco e la diretta colonizzazione occupano soltanto una

parte dell’Italia continentale, l’attività commerciale e l’influenza culturale degli

etruschi si estendono assai più largamente.

L’Etruria rappresenta infatti nel centro della penisola il solo faro di civiltà che

irraggi da un’epoca piuttosto remota su popolazioni generalmente arretrate.

Una vasta corrente di merci fu allora convogliata dalle città etrusche della

Padania di là delle Alpi, molto prima che i romani conoscessero anche solo

il nome di quei paesi.

Sparse per tutta Europa si trovano le tracce che solo nei passati decenni ritornarono

sempre più numerose in luce, testimonianze di un primo grande mercato comune

ai primi albori dell’Occidente, di cui andò perduta ogni notizia.

Beni d’esportazione etrusca furono rinvenuti in Austria e in Francia, in Ungheria

e in Polonia, in Svizzera e in Renania. Né mancano in Scandinavia: ad Hassle, in

Svezia, si rinvenne la traccia più settentrionale, sotto forma di un piccolo Tesoro

rettangolare con bronzi etruschi.

Già molto presto, prima dell’occupazione della Padania e prima ancora del 600

a.C. quando gli esuli greci di Focea si stabilirono sul delta del Rodano fondandovi

Massilia, l’Etruria possedeva ramificazioni commerciali nei paesi nordalpini. 

Resti che risalgono al settimo secolo a.C. rivelano, di là dalle Alpi, influssi e 

contatti etruschi. 

E’ il tempo in cui nasce, nella parte sud-occidenatale dell’Europa centrale, un 

nuovo grande popolo le cui tribù appaiono per la prima volta alla ribalta,

riconoscibili per un coerente contesto culturale e linguistico: i celti.

Una cosa è indiscutibile e sicura: l’influsso etrusco si fa chiaramente riconoscibile a

partire dal sesto secolo a.C.. Dalla valle padana si avvia per i passi alpini un più

ampio flusso di merci d’ogni genere; i mercanti etruschi esportano prodotti della 

loro industria e artigianato artistico e vino!

La lista delle offerte etrusche contempla anche – articolo prediletto e ricercato dagli 

etruschi stessi – prodotti greci, soprattutto vasi attici che riscuotevano il massimo

favore anche presso i rozzi guerrieri del nord.

Il commercio estero etrusco si esercitò soprattutto con le tribù celtiche dell’alto corso

del Danubio prima, e poi con la Renania centrale e la Borgogna. Fra le importazioni

del sud primeggiava il vino, che riscosse tanto successo da divenire il primo concorrente

della birra celtica. Gustatolo una volta, i principi guerrieri ne ordinavano in quantità sempre

maggiori, neppure le loro belle dame ne disdegnavano il buon sapore.

L’introduzione del vino segnò l’apertura di un altro mercato, quello dei contenitori

destinati a contenerlo: anfore, coppe, boccali ecc, di fattura etrusca e greca.

Il trasporto era spesso faticoso ma redditizio, perché i celti pagavano in oro, metalli e

schiavi. 

I celti del medio Reno ricevettero dagli etruschi lo stimolo della costruzione di monumenti

di pietra lavorata a scalpello e assunsero molto probabilmente dalla stessa anche il 

motivo dell’immagine bifronte, una sorta di Giano. 

Solo un esame di tutti i reperti a nord delle Alpi e oggi dispersi in innumerevoli collezioni

e musei, consentirà un giorno un quadro più esatto dell’entità dell’influsso etrusco 

oltralpe. 

Solo vagamente si intravede oggi per la prima volta quanto l’Europa centrale debba 

al ‘popolo dimenticato’ in fatto di civiltà e cultura, molto prima dell’inizio della storia.  

Anche l’arte del leggere e dello scrivere insegnarono infatti gli etruschi agli abitanti

della Padania, che prima l’ignoravano. Al così detto alfabeto estrusco settentrionale

adottato nella valle del Po dalla fine del sesto secolo, si riportarono le scritture dei 

veneti, dei reti, dei leponzi, e di altre popolazioni alpine. 

Persino un grande e noto popolo nordalpino, i GERMANI, deve la scrittura ai signori

della Lega delle dodici città padane, cosa fino a poco fa contestata. 

Siamo finalmente certi che le rune risalgono all’alfabeto nord-etrusco il quale fu 

portato dalle tribù abitanti la zona alpina, e, a sentire Livio, gli etruschi vissero in 

seguito nelle Alpi orientali. 

Viktor von Scheffel durante uno dei suoi viaggi nei Grigioni, esclamò infatti lietamente:

– Salve a te, vecchia terra degli etruschi, Engadina dai molti enigmi!

(W. Keller, La civiltà etrusca)

…siti consigliati….

 http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/musei/vulci

 www.vulci.it

 www.parcodeglietruschi.it

 www.parcodiveio.it

 www.parchivaldicornia.it

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SESTO SECOLO a.C.ultima modifica: 2010-08-01T20:47:00+00:00da giuliano106
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