A DALLAS

(le immagini non seguono fedelmente lo svolgimento degli eventi proposti)

….L’auto bianca che apriva                                     

il corteo svoltò, le MOTOCICLETTE                                                           87878.jpg

svoltarono.

La Lincon passò sotto di lui,

rallentando per girare a

sinistra, dando quasi

l’impressione di ruotare su

un asse.

Tutto era lento e chiaro.

Si abbassò su un ginocchio, appoggiò il gomito sinistro sulla pila di scatoloni e la canna

del fucile sul bordo di una scatola sul davanzale.

Mirò alla nuca del presidente.                                               uyuiok.jpg

La Lincoln si mosse verso la

protezione offerta dalla quercia

a circa venti chilometri all’ora. 

Pronto a sinistra,

pronto a destra.

Vide scintillare nel

mirino telescopico

il metallo dell’auto.

Sparò attraverso uno spazio

tra le foglie.

Quando fu possibile distinguere

di nuovo chiaramente l’auto, il

presidente cominciò a reagire.

Lee spinse la leva verso l’alto, tirò indietro l’otturatore.

Il presidente reagì.

Alzò le braccia aperte.

Improvvisamente ci furono piccioni dappertutto.

Comparvero dalle grondaie e si diressero a ovest.

La detonazione risuonò nella piazza, secca e distinta.

Le mani del presidente                                                        7867567.jpg

erano strette intorno alla

gola, le braccia

piegate all’infuori.

Lee fece scorrere in

avanti l’otturatore,

spingendo giù la leva.

Adesso la Lincoln

procedeva più

lentamente.

Era quasi immobile.

Ferma sulla strada a una

sessantina di metri dal

sottopassaggio, senza alcuna protezione.

Sulla traiettoria.

Raymo scese dalla Mercury truccata nel PARCHEGGIO al di sopra del terrapieno, un po’

più giù della metà di Elm Street.

Una steccionata di legno,                                                               jfk.jpg

fiancheggiata da alberi e

cespugli, delimitava l’area

del parcheggio.

Il paraurti posteriore

toccava la staccionata.

C’erano dieci o dodici

auto posteggiate lì

vicino, molte di più

negli spazi a nord e ad ovest.

Raymo rimase fermo

un momento, ruotando le

spalle. Si tirò su i testicoli,

tre colpetti con la mano sinistra.

La staccionata era alta circa un metro e mezzo, troppo alta perché vi potesse appoggiare

comodamente il braccio sinistro. Si diresse verso il retro dell’auto e si mise in piedi sul

paraurti. Guardò oltre la staccionata e al di là di una striscia di prato. L’auto che apriva

il corteo si avvicinò alla curva di Elm Street.

Frank Vasquez scese dalla macchina dal lato guida.

Portava un Weartherby Mark V, munito di mirino telescopico, caricato con proiettili a punta

morbida che esplodono con l’impatto. Rimase vicino al parafango posteriore finché Raymo

non allungò una mano. Frank gli diede l’arma.

Ritornò al posto d guida.

L’auto sobbalzò mentre vi entrava e Raymo lanciò uno sguardo tagliente all’indietro.

Il rumore della folla proveniente da Main Street era ancora nell’aria, debole, un mormorio

udito per caso da qualche parte, e Frank, con le spalle rivolte alla scena dell’azione, rimase

seduto al volante ad ascoltare. La sua vista si estendeva oltre i cantieri della ferrovia, verso

nord-ovest. Serbatoi idrici dipinti di bianco. Piloni dell’elettricità che si susseguono in

lontananza, monotoni e sinistri. Tutto luce e cielo. Si sentì come se fosse in grado di vedere

fino alla fine del Texas.

Raymo si trovava un po’ più a ovest rispetto al punto in cui le due sezioni della staccionata

formavano un angolo quasi retto. Dalla profonda ombra degli alberi guardava una scena

abbagliata dal sole. Piccoli gruppi che si formavano sull’erba, a entrambi i lati della Elm,

famiglie, macchine fotografiche, come l’inizio di un picnic.

La limousine svoltò nella strada.

La gente sul lato nord della Elm, che dava le spalle a Raymo, si riparava gli occhi dal sole.

Altra gente salutava, Kennedy salutava, applausi, luce del sole, bagliore fiammeggiante

sul cofano della limousine. Una ragazza corse sull’erba. Gli uomini sui predellini. Quattro

uomini appesi ai lati dell’auto di scorta, a soli pochi metri dalla Lincoln blu.

Dallas Uno. Ripete. Non ho capito tutto.

Leon sparò troppo presto, con l’auto che passava sotto l’albero. La detonazione suonò come

una carica inadeguata, leggermente debole, un difetto, polvere insufficiente.

Kennedy reagì tardi, all’inizio senza sorpresa. Le sue braccia si alzarono lentamente, come

un uomo su un vogatore.

L’autista dimezzò la velocità.

Rimase seduto lì.

L’altro agente rimase seduto lì.

Sostavano aspettando che una voce fornisse la spiegazione.

I piccioni schizzarono via.

Raymo sistemò la canna del fucile sulla staccionata.

Fissò saldamente i piedi sul paraurti. L’avambraccio sinistro, che imbracciava il fucile, era

infilato in mezzo alle punte di due paletti. Piegò la testa verso il calcio. Aspettò, prendendo

la mira attraverso il mirino telescopico.

Ferma sull’erba una donna vide la limousine emergere da dietro un cartello della Freeway.

Il presidente si stringeva la gola. Sentì un rumore secco, come il ritorno di fiamma di un’auto,

e realizzò che era il secondo rumore che aveva sentito. Pensò di avere visto un uomo gettare

un bambino sull’erba e cadergli addosso. Non si rese veramente conto di avere sentito il

primo rumore finché non sentì il secondo. 

Una ragazza correva verso la limousine salutando. Il rumore esplose e si smorzò,

dilenguandosi nella piazza.

Tutto ciò non aveva alcun senso.

Il chiarore era così intenso che Lee poté vedersi nell’enorme stanza di scatoloni ammucchiati,

libri sparsi, vecchie pareti di mattoni, lampade nude, una piccola figura nell’ombra, in parte

nascosta.                                                                                         9897867.jpg

Sparò un secondo colpo.

Vide il governatore,

girato a destra,

cominciare a guardare

in direzione opposta,

poi si piegò

all’improvviso.

Una reazione di

sorpresa.

Aveva appreso dalle

riviste specializzate

in armi che si

chiamava reazione

di sorpresa.

Girò la leva verso l’alto, tirò indietro l’otturatore, poi lo respinse in avanti.

ATTENZIONE, PER FAVORE.

Va bene, la prima volta aveva sparato troppo presto, colpendo il presidente alla nuca, da

qualche parte vicino al collo. Fu una sciocchezza a cui avrebbe potuto rimediare.

Va bene, aveva mancato il presidente al secondo colpo e preso Connally. Ma l’auto era

ancora lì, a stento si muoveva. Vide la First Lady chinarsi verso il presidente, che ora si

era lasciato cadere giù. C’era un uomo in piedi che applaudiva al margine del mirino

telescopico.

Lee spinse in giù la leva e prese la mira.

Sentì il secondo bossolo rotolare sul pavimento (…si sentiva, nella sua solitudine chiuso

in quella sala, padrone della situazione…, era finalmente l’uomo che voleva essere…Lee

Oswald…).

(Don Delillo, Libra)

FOTO KENNEDY_02.jpg

                                                                

A DALLASultima modifica: 2010-09-18T17:19:00+00:00da giuliano106
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