STRATEGIA DI PACE

IL DISARMO

Washington D.C. 11 dicembre 1959

Una società assennata non decide mai di commettere un suicidio nazionale.

E invece proprio questa è la sorte che la corsa agli armamenti tiene in serbo per noi, se non

troviamo il modo di arrestarla.

Non tutti sono d’accordo circa il numero dei nostri concittadini che sarebbero uccisi lel prossimo

decennio in seguito a una guerra di missili. Io, che di recente ho udito le dichiarazioni di

scienziati e di esperti – usavano il tono distaccato, statistico che hanno gli scienziati –

riguardo a ciò che accadrebbe nel nostro paese e nel mondo, se scoppiasse la guerra, debbo

dire purtroppo che c’è molto di vero nella battuta secondo la quale la vita è cessata negli

altri pianeti perché gli scienziati di lassù eran più progrediti dei nostri.

Già oggi la nostra capacità distruttiva complessiva basta ad annientare venticinque volte il

nostro nemico: e il nemico potrebbe annientarci dieci volte. Il nemico, e noi assieme a lui,

siamo in grado di sterminare per sette volte la vita sulla terra.

Il carico nucleare di uno solo dei nostri B-52 dicono che sia maggiore, in quanto a potenza

distruttiva, di tutti gli esplosivi usati in tutte le guerre che la storia ricorda. Eppure oggi sono

ancora vaghe le speranze che Stati Uniti o Russia si accordino sul DISARMO UNIVERSALE.

DISARMO: resta un bel modo di dire a cui si appellano l’una e l’altra parte, ma che l’una e

l’altra parte non paiono aver voglia di tradurre in pratica.

Si è ripetuto spesso che le armi sono sintomo, e non causa, di tensione; si è ripetuto che, fin

quando esisteranno situazioni come quella di Berlino, la corsa agli armamenti non potrà non

continuare.

Ma questa, nel migliore dei casi, è una mezza verità.

Le bombe atomiche e all’idrogeno son diventate di per sé una grossa causa di tensione.

Dietro numerosi conflitti politici ci son problemi di equilibrio delle forze militari, problemi

che sorgono dalla necessità di mantenere truppe, o basi aree, o installazioni di missili nucleari

che non sorgerebbero fuor del contesto della corsa agli armamenti.

La verità è che noi ci troviamo in un circolo vizioso: da una parte la corsa agli armamenti, 

dall’altra il conflitto politico. Per noi, questo circolo vizioso delle due grandi potenze, che si

battono per il predominio sul destino dell’uomo, si complica in conseguenza di una dinamica

nuova: quella del comunismo espansivo, armato delle dottrine rivoluzionarie della lotta di 

classe e dei metodi moderni del sovvertimento e del terrore.

Al Cremlino questa lotta per la conquista del mondo è complicata dal carattere contagioso

della libertà – dal fermento, all’interno dell’impero comunista, verso la libertà che tutti gli

uomini vogliono – dall’esempio, dal contrasto possente che l’America e gli altri paesi liberi

presentano ai popoli che soffrono sotto il giogo del conformismo comunista. 

Eppure, in questa lotta fatale, l’una e l’altra parte debbono arrivare ad intendere che, prima

o poi, il prezzo di questa corsa agli armamenti è la morte: per tutte e due.

Il tempo ha logorato e smantellato taluni circoli viziosi che si son presentati nella storia.

Il Tonynbee per esempio ci ricorda ottimisticamente che le guerre, fredde e calde, combattute

fra l’Islam fanatico e il cristianesimo delle Crociate, a poco a poco sono sfociate in secoli di 

armistizio perpetuo, pur continuando l’una e l’altra parte a serbare i propri fini generali.

Comunismo e Occidente, par voler aggiungere il Tonynbee, possono col tempo giungere 

a un tacito accordo di coesistenza, anche se l’uno e l’altro continueranno a sperare e ad

operare in vista dell’estensione del proprio modo di vita per tutto il mondo.

C’è però un difetto in questo quadro ottimistico: oggi gli eventi si muovono assai più in 

fretta, la logica dell’attuale corsa agli armamenti sembra condurre a una collisione, più che

ai lenti mutamenti verificatisi nel Medio Evo. Ai tempi delle crociate occorrevano mesi, 

a volte anni, per traversare il mare, o la terraferma e giungere all’urto fra i due mondi.

Oggi bastano pochi minuti ai tremendi missili con testata all’idrogeno. 

(J.F. Kennedy, Strategia di pace)

8978989.jpg

 

 

STRATEGIA DI PACEultima modifica: 2010-09-23T08:19:00+00:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento