25 FEBBRAIO 1931

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SIG. BAUMANN: Non potrebbe significare che l’animale esprime movimento,

mentre l’albero è autosufficiente, immobile? Possiede la perfezione. In questo

senso forse esprime meglio la spiritualità rispetto all’animale che si muove

nello spazio.

DOTT. JUNG: Sì, sebbene spiritus significhi vento e animus respiro, che anch’esso

si muove. Un fortunale potrebbe essere paragonato a dei cavalli al galoppo, per

esempio; per le cose spirituali abbiamo simboli animali, senza dubbio. Lo spirito

al quale stiamo alludendo non è però una rinconcezione dello spirito in generale,

ma una concezione di un particolare tipo di spirito. In base alle vostre descrizioni,

è uno spirito autosufficiente, autonomo, che si nutre degli elementi ed è piuttosto

indipendente dalla vita animale. Denota perciò un tipo di spirito indipendente

che non è una manifestazione della vita animale. E’ come se questa ‘donna’ avesse

conosciuto, in qualità di spirito, solo la manifestazione della vita animale (attraverso

un lupo o un orso), il respiro della creatura vivente con tutti gli eccessi ed i difetti 

(parliamo di un lupo…). Ma questo non è il vero spirito.

SIG. BAUMANN: Soprattutto per un americano, si potrebbe definire lo spirito

come una forma di azione.

DOTT. JUNG: Esattamente. Invece lo spirito è anche una forma di inattività. Una 

forma di spirito si presente come un senso di turbamento. Per esempio, il vocabolo

tedesco per spirito è ‘geist’, che deriva dalla radice gotica ‘us-gaisyan’, che significa

essere turbati, emozionati. La parola svizzera ‘uf-gaista’ significa essere molto turbati.

‘Geist’ in origine si riferiva alla parola ‘ghost’, si potrebbe dire quindi che uno spirito, 

uno spettro, denoti un turbamento. L’irritabilità, l’eccitazione dei cavalli focosi, nella

nostra concezione, è ‘geistig’. Le radici delle parole rimandano alle immagini che 

sottendono la nostra rappresentazione mentale, possiamo perciò concludere che lo

spirito, ‘Geist’, l’anima, è un soffio, il “respiro dalle nostre bocche”. Ma per contraddis

tinguerlo da ciò che si potrebbe chiamare un fraintendimento animale, l’inconscio

reputa che la vita spirituale autentica sia assimilabile alla crescita delle piante.

E’ la condizione orientale – della Cina o dell’India – ma non la nostra concezione

occidentale. In occidente lo abbiamo identificato con ciò che chiamiamo ‘Geist’.

La gente comune definisce tuttora le grandi menti come grosse ‘Geister’. Il 

vocabolo inglese ‘mind’ (mente) è di gran lunga migliore del tedesco ‘Geist’,

ma in tedesco è più significativo. In Francia sarebbe ‘grand esprit’; lì pensano

che gli esseri umani, essendo animali, potrebbero essere grandi spiriti.

(C.G. Jung) 

(dedicato ad una piccola occidentale) 

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25 FEBBRAIO 1931ultima modifica: 2010-10-22T20:00:00+00:00da giuliano106
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