L’INCONTRO (Eremiti nella Taiga) (2)

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Per due ore sorvolammo la taiga (e ce ne innamorammo subito), levandoci

sempre più in alto nel cielo. A questo ci costringeva l’altezza crescente delle

montagne. Dolci e tranquilli nei dintorni di Abaza, i monti diventavano a poco a

poco severi e inquietanti. Le verdi e ridenti vallate inondate dal sole cominciarono

a restringersi gradualmente e verso la fine del percorso si mutarono in voragini

scoscese, con in fondo i fili argentati di fiumi e ruscelli.

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– Eccoci arrivati, mi urlò il comandante dell’elicottero.

Nella buia valle il fiume riluceva come picchiettato di vetrini al sole, l’elicottero lo

sorvolava sempre più basso…

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Atterrammo su un ghiaione presso la base dei geologi.

Sapevamo che da lì fino all’abitazione dei Lykov bisognava risalire quindici chilometri

lungo il fiume e poi su per la montagna. Ma avevamo bisogno di una guida. Trovata la

guida rieccoci in aria, sorvoliamo l’Abakan riproducendo nella stretta gola le volute del

fiume.

Atterrare vicino alla casa dei Lykov è impossibile. E’ situata sul fianco della montagna.

E, a parte il loro orto, nella taiga non c’è una sola radura. Tuttavia da qualche parte nelle

vicinanze c’è un acquitrino di montagna su cui non si può atterrrare, ma su cui si può

scendere molto bassi. Facendo ben attenzione i piloti descrivono un cerchio dopo l’altro

per avvicinarsi alla radura dove, sull’erba, luccica pericolosamente l’acqua. Durante

queste manovre vediamo sotto di noi quello stesso orto così come era stato scoperto

dall’alto.

Orto! Delle strisce di solchi di patate lungo il declivio, e più giù ancora delle altre

verdure. Accanto, la catapecchia annerita.                                the-lykovs_5-t.jpg

Quando abbiamo descritto il secondo cerchio

abbiamo visto due figurine vicino alla capanna:

un uomo e una donna. Osservavano

l’elicottero riparandosi con una mano dal sole.

Per loro la comparsa di questa macchina significa

l’arrivo di esseri umani. Sospesi sull’acquitrino

gettammo nell’erba il nostro bagaglio, poi saltammo

anche noi sul cuscinetto di muschio bagnato. Un minuto dopo, senza bagnare i

pattini d’atterraggio nell’acquitrino, l’elicottero si sollevò elastico per nascondesi

subito dietro la cresta boscosa della montagna.

Silenzio…..

Un silenzio assordante, ben noto a chiunque si sia lanciato da un elicottero.

E proprio qui sull’acquitrino Erofej confermò la triste notizia giuntaci ad Abaza:

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della famiglia dei Lykov erano rimasti solo due persone – il vecchio e la figlia

minore Agaf’ja – Dmitrij, Savin e Natal’ja – erano morti l’autunno scorso uno

dietro l’altro, praticamente a catena.

– Karp Osipovic! Siete vivo?

Chiamò Erofej avvicinandosi alla porta il cui stipite superiore gli arrivava sotto

la spalla.

Qualcuno si mosse nell’izba.                                                                                     1183862427.jpg

La porta cigolò e vedemmo emergere al sole un vecchietto.

Lo avevamo svegliato. Si stropicciò gli occhi, li strizzò, si

passò il palmo lungo la barba arruffata e infine esclamò:

– Signore, Erofej!….

Era chiaro che il vecchio era contento dell’incontro, ma

la mano non la diede a nessuno. Avvicinandosi incrociò

le braccia sul petto e si inchinò a ciascuno dei presenti.

– E noi aspettavamo, aspettavamo. Abbiamo pensato che fosse un elicottero

dei pompieri. E ci siamo messi tutti tristi a dormire.

Il vecchio riconobbe anche Nikolaj Ustinovic, che era stato da lui l’anno prima.

– E questo è un ospite di Mosca. Un mio amico. Si interessa alla vostra vita, disse

Erofej.

Il vecchio si inchinò con fare circospetto nella mia direzione:

– Siate il benvenuto, siate il benvenuto…..

(Vasilij Peskov, Eremiti nella Taiga)

 

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L’INCONTRO (Eremiti nella Taiga) (2)ultima modifica: 2011-01-10T08:00:00+00:00da giuliano106
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