L’UOMO E LA NATURA (inferno spento) (15)

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Da tempo cavalchiamo tra folate di vento artico, in un deserto di lava

frantumata e di rupi basaltiche.

La lava – talvolta disseminata in punte e spezzata in lastroni, talvolta

disposta in gironi quasi danteschi – assume un colore rugginoso,

affumicato: e fa pensare al gigantesco residuo di un enorme incendio

avvenuto e consumatosi nei millenni delle prime convulsioni geologiche.

Di tanto in tanto, come un crepaccio, un rivo si apre mostrando acque

gelide, saltellanti di scalino in scalino e scintillanti di pallide iridazioni.

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Spesso il rivo dilaga anche in magre lagune, che bisogna guadare

mentre gli stivaloni tuffati nell’acqua, assumono funzione di altimetri.

Siamo al 65° parallelo, cioè in una zona cinque gradi più in là del

Labrador e press’a poco all’altezza della Terra di Baffin.

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Là è l’Inferno spento, spiega il mio compagno islandese addidantomi

verso Nord un tormentato e pauroso orizzonte di nere montagne.

Il gioco della prospettiva in questo eccezionale spettacolo appare

variato e moltiplicato all’infinito.

Punte frastagli creste valli crateri strapiombi moltiplicano i piani dell’

atmosfera e quindi le sue colorazioni, dando al paesaggio una variegatura

e una screziatura cromatica forse uniche al mondo.

Si scorgono in questo panorama selenitico tutti i disegni e i volumi

geometrici. Sembra di avere l’occhio all’equatoriale di un osservatorio

astronomico e di contemplare le distese sforacchiate della luna.

Basalti e lave eruttati da millenni e millenni si sono congelati condensati

cristalizzati in pinnacoli in duomi in piramidi in coni in balconate e in

chiostri.

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Si vedono vette cornute; sembrano immagini di diavoli.

Altre sono turrite come tetri paesaggi di un Medioevo favoloso.

Altre si toccano in istrani barocchi o si lanciano verso il cielo con mezzi

archi di gotici irreali.

Tutte le architetture sembrano essersi date convegno qui, per esservi poi

rimescolate da una mano convulsa ma onnipotente. Talvolta queste forme,

come per lo scherzo di un gigantesco coagulo si sono frammiste fuse e

combinate insieme, dando luogo a forme nuove e audacissime, spesso

assurde, dalle quali gli architetti del futuro potranno trarre ispirazione.

Questo Inferno spento – domando al compagno che cavalca quasi al mio

fianco – sarà naturalmente disabitato.

– E’ disabitato quello che vedete all’orizzonte ma qui in questa regione,

che corre lungo il 65° parallelo, l’uomo atticchisce ancora. E ve ne dà la

prova il baer verso il quale siamo incamminati. Ma si tratta ancora di una

zona diciamo così costiea dove esistono frequenti acque calde. Un po’ eremita

e un po’ pioniere, l’uomo di questa zona vive lavora edifica ed offre il modello

di una vita familiare ormai sconosciuta nei paesi così detti civili, una vita

di cui la solitudine artica rende anche più stretti i legami.

– Esistono villaggi?

– La parola villaggio è sconosciuta in queste terre. Qui non vi sono che embrioni

di villaggi: cioè i baers. Si tratta di piccole fattorie in cui vivono una, e di

rado due famiglie. Il padrone del baer è una specie di piccolo capo.

L’uomo, qui, vive e si foggia nella solitudine, tra l’imperversare dei piovaschi

glaciali, il fioccar delle nevi e l’ululo delle raffiche…..

(C. Mortari, Islanda inferno spento)

 

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L’UOMO E LA NATURA (inferno spento) (15)ultima modifica: 2011-03-05T12:00:00+00:00da giuliano106
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