L’UOMO E LA NATURA (17)

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…Poi si rivolse per la strada lorda,

e non fé motto a noi, ma fé sembiante

d’uomo cui altra cura stringa e morda

 

che quella di colui che li è davante;

e noi movemmo i piedi inver’ la terra,

sicuri appresso le parole sante.

 

Dentro li ‘ntrammo senz’alcuna guerra;

e io, ch’avea di riguardar disio

la condizion che tal fortezza serra,

 

com’io dentro, l’occhio intorno invio:

e veggio ad ogne man grande campagna,

piena di duolo e di tormento rio.

 

Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,

sì com’a Pola, presso Carnaro

ch’Italia chiude e suoi termini bagna,

 

fanno i sepulcri tutt’il loco varo,

così facevan quivi d’ogne parte,

salvo che ‘l modo v’era più amaro;

 

ché tra gli avelli fiamme erano sparte,

per le quali eran sì del tutto accesi,

che ferro più non chiede verun’arte.

 

Tutti li lor coperchi eran sospesi,

e fuor n’uscivan si duri lamenti,

che ben parean di miseri e d’offesi.

 

E io: ‘Maestro, quai son quelle genti

che, seppelite dentro da quell’arche,

si fan sentir coi sospiri dolenti?’

 

Ed elli a me: ‘Qui son li eresiarche

con lor seguaci, d’ogni setta, e molto

più che non credi son le tombe carche.

 

Simile qui con simile è sepolto,

e i monimenti son più e men caldi’.

E poi ch’a la man destra si fu vòlto,

passammo tra i martìri e li alti spaldi.

(Dante Alighieri, Inferno Canto IX, 102/133)

 

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L’UOMO E LA NATURA (17)ultima modifica: 2011-03-06T09:00:00+00:00da giuliano106
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