UN CONDANNATO A MORTE

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Fui afferrato tra i clamori.                                                                  uikjmnjh.jpg

Lo trascinarono sulle pietre tra i

cipressi e gli olivi, lo fecero scendere

nella valle del Cedron, entrarono a

Gerusalemme e arrivarono al palazzo

di Caifa.

Là s’era riunito il sinedrio e aspettava

il ribelle per giudicarlo.

Faceva freddo, i servi avevano acceso dei

fuochi nel cortile e si scaldavano.

A intervalli regolari dei Leviti uscivano dal palazzo portando novità.

Quello di cui l’accusavano i testimoni faceva rizzare i capelli sulla testa, le

bestemmie che il maledetto aveva pronunciato contro il Dio d’Israele, contro

la Legge d’Israele, contro il Santo Tempio, le minacce di distruggerlo e di versare

sale sulle rovine.

– Il sommo sacerdote si straccia le vesti.

Il criminale ha detto: “Io sono Gesù, il figlio di Dio!”

Tutti gli anziani sono balzati in piedi e si laceravano le vesti gridando: “A MORTE!

A MORTE!”

LA FOLLA passava a ondate.

In testa i cavalieri romani, dietro Gesù con la croce; grondava sangue e i vestiti pendevano

a brandelli. Non aveva più la forza di camminare; inciampava continuamente era sul punto

di cadere, e continuamente lo rimettevano in piedi a calci, e avanzava.

Dietro di lui correvano gli zoppi, i ciechi, gli storpi, furiosi perché non li aveva guariti, e

l’insultavano e lo colpivano con le stampelle, con i bastoni.

Lui si guardava incessantemente attorno; non avrebbe visto nessuno dei suoi compagni?

Che cosa ne era dei suoi diletti?

Davanti alla taverna si girò, vide il taverniere che gli faceva un cenno con la mano.

Il suo cuore si riempì di gioia, avrebbe voluto muovere la testa per dirgli grazie ma

inciampò in una pietra e cadde a terra con la croce sulla schiena.

Lanciò un grido di dolore.

Il Cireneo si slanciò, sollevò Gesù, prese la croce, se la mise sulle spalle, si girò e gli

sorrise.

– Coraggio, gli disse, ci sono io, non avere paura.

Uscirono per la porta di Davide, attaccarono la salita.

Presto raggiunsero la sommità del Golgota: non c’erano che pietre, spini e ossa.

Vi si crocifiggevano i ribelli, vi si lasciavano i corpi dei crocifissi e gli uccelli da preda li

divoravano: l’aria era impestata dal puzzo di carogna.

Il Cireneo scaricò la croce dalle spalle.

Due soldati si misero a scavare per piantarla tra le pietre.

Gesù s’era seduto su un sasso e aspettava.

Il sole splendeva altissimo in cielo bianco torrido e fermo.

Non una fiamma, non un angelo, non il minimo segno per dire che lassù qualcuno guarda

quello che avviene sulla terra….

E mentre era seduto e aspettava, sbriciolando un piccolo grumo di terra, tra le dita, Gesù

sentì che qualcuno era sopra di lui e lo guardava.

Tranquillamente, senza fretta, alzò la testa, la vide, la riconobbe.

Due soldati afferrarono Gesù per le spalle.

– In piedi, Maestà! gli gridarono.

– Sali sul tuo trono!

Spogliarono quel corpo smunto, che si rivelò tutto coperto di sangue.

Il caldo era torrido.

La folla, stanca di sgolarsi, guardava in silenzio.

– Dagli da bere del vino, perché si faccia coraggio, disse un soldato.

Ma Gesù respinse la coppa e stese le braccia verso la croce.

– Padre, mormorò, sia fatta la tua volontà.

– Bugiardo! Scellerato! Sfruttatore del popolo! urlavano ora i ciechi, i lebbrosi, gli storpi.

– Dov’è il regno dei cieli? Dove sono i forni pieni di pane? urlavano i pezzenti lanciandogli

contro pietre e sassi.

Gesù aprì le braccia.

Avrebbe voluto gridare: ” Fratelli”, ma i soldati lo afferrarono e lo issarano sulla croce.

Chiamarono perché fosse inchiodato.

Quando si levarono i martelli e si sentì il primo colpo, il sole nascose il suo viso.

Al secondo colpo di martello il cielo si scurì e apparvero le stelle. Non erano stelle, erano

grosse lacrime che cadevano goccia a goccia sulla terra.

Il timore si impadronì del popolo.

I cavalli su cui montavano i Romani si imbazzarirono, si impennarono e cominciarono

a galoppare, scatenati, e a scalciare. D’un tratto cielo e terra e aria si fecero muti, come

quando si prepara un terremoto.

Simone il Cireneo si gettò ventre a terra sulle pietre, la terra aveva tremato spesso sotto

i suoi piedi, aveva paura.

– Oh, mormorò, adesso la terra si apre e ci ingoia.

Alzò la testa, si guardò attorno. Sembrava che il mondo fosse svanito, e brillasse, pallido

e nebbioso nelle tenebre azzurrine.

Le teste della folla erano sparite e solo i loro occhi, come buchi neri, attraversavano l’aria.

Un fitto stormo di corvi, che attirati dal sangue si erano installati sul Golgota, si allontanò,

spaventato.

Un flebile rantolo, lamentoso, scendeva dalla croce; il Cireneo si fece coraggio, alzò gli

occhi guardò.

Subito levò un grido.

Non erano uomini quelli che inchiodavano il crocifisso; una folla di angeli biondi e belli

era scesa dal cielo, con martelli e chiodi, e volavano attorno a Gesù, colpivano con gran

forza, festosi, e inchiodavano mani e piedi; altri legavano saldamente il corpo del crocifisso

con grosse corde perché non cadesse, e un angioletto con le guance rosate e i riccioli biondi

teneva una lancia e trafiggeva il cuore di Gesù.

– Che cos’è questo? mormorò il Cireneo tremando.

– Dio stesso, è Dio stesso che lo crocifigge!

Allora Simone di Cirene capì e provò la più grande paura, il più grande dolore della sua

vita!

(Nikos Kazantzakis, L’ultima tentazione)

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UN CONDANNATO A MORTEultima modifica: 2011-04-03T07:00:00+00:00da giuliano106
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