IL VERBALE 2

Cercando il pettine, che Frieda aveva riposto chi sa dove, K. disse:

– Come? Steso in mia assenza da uno che non ha nemmeno il diritto

al colloquio? Questa è bella! E perché un verbale? Era forse ufficiale

l’incontro?

– No, disse il maestro, – era ufficioso, e così pure il verbale.

E’ stato fatto perché da noi dev’essere in perfetta regola.

Ad ogni modo c’è, e non le fa certo onore.

K., che aveva trovato finalmente il pettine, scivolato nel letto, disse

più calmo: – E sia pure. E’ venuto ad annunciarmi questo?

– No, disse il maestro, ma non sono un automa e dovevo dirle

quello che penso.

Il mio incarico invece costituisce un’altra prova della bontà del

signor sindaco ; ripeto che tanta bontà mi è incomprensibile e che

eseguisco l’incarico soltanto per compiere il mio dovere e per

rispetto del signor sindaco.

K. lavato e pettinato, s’era seduto alla tavola in attesa della camicia

e dell’abito; l’ambasciata del sindaco lo incuriosiva poco, tanto più

che influiva su di lui la scarsa stima dell’ostessa per quel funzionario.

– E’ già mezzogiorno? domandò pensando al passo che intendeva

compiere ; poi si corresse, e disse :- Lei voleva dirmi qualcosa da

parte del sindaco?

– Già disse il maestro alzando le spalle come per scaricarsi di qualunque

responsabilità.

– Il signor sindaco, gran maestro, teme che se la soluzione del suo caso

si fa aspettare lei possa compiere qualche atto inconsiderato.

(F. Kafka, Il Castello)

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IL VERBALE 2ultima modifica: 2011-06-18T13:00:00+00:00da giuliano106
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