IL ROSSO E IL NERO

Dimentichiamo tutto.                                   

Ricordiamo, non i fatti, non la storia, ma soltanto quei punti   hjhnbhfg.jpg

stampigliati che ci hanno voluto imprimere nella memoria

mediante un incessante martellamento.

Non so se sia proprio a tutta l’umanità, ma è certamente un tratto

del nostro popolo.

Un tratto sgradevole.

Forse è dovuto a bontà, ma ciò non toglie che è sgradevole.

Ci rende facile preda di mentitori.

Così se non vogliono che ricordiamo i processi pubblici, noi non jkhnbmhj.jpg

li ricordiamo.Venivano celebrati ad alta voce …..  

Le migliaia di isole del fatato Arcipelago sono disseminate

 dallo stretto di Bering fino

quasi al bosforo.

Sono invisibili, ma esistono, e occorre trasferire

altrettanto  invisibilmente, ma di continuo, da isola a isola,

invisibili schiavi che hanno un corpo, un volume e un peso.                  lkjhnbhjg.jpg

Come trasportarli, attraverso che cosa?

Esistono a tale scopo grandi porti, le prigioni di transito, e

porti più piccoli, i lager di transito.

Esistono a tale scopo navi d’acciaio chiuse (come enormi città),

i carri detenuti.                                                                              

Agli attracchi, invece di

scialuppe e motoscafi, le accolgono i cellulari, anch’essi

d’acciaio, anch’essi chiusi e ben studiati.                                          ujmnjhgft.gif       

I carri detenuti viaggiano secondo gli orari prestabiliti.

All’occorrenza si spediscono da porto a porto, lungo le 

diagonali dell’Arcipelago, interi convogli di carri bestiame 

rossi. 

( A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag )

                                     

                                                           

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IL ROSSO E IL NEROultima modifica: 2011-06-19T12:00:00+00:00da giuliano106
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