33 GIORNI ALLA CADUTA DEL MURO (9 NOVEMBRE 1989) (1)

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33 giorni alla caduta del muro

 

 

L’americano porse a Leamas un’altra tazza di caffè e disse:

– Perché non andate a dormire?

– Vi telefoniamo se arriva.

Leamas non rispose, guardava fisso, oltre la finestra del posto di

blocco, la strada deserta.

– Non potete aspettare in eterno. Forse verrà un’altra volta. La

Polizei si metterà in contatto coll’Agenzia; impiegherete venti

minuti per tornare qui.

– No,

disse Leamas,

– Ormai è quasi buio. 

33 giorni alla caduta del muro

– Ma non potete aspettare in eterno. E’ in ritardo di nove ore.

– Se volete, andate pure. Siete stato molto gentile,

aggiunse Leamas.

– Dirò a Kramer che siete stato proprio gentile.

– Ma quanto aspetterete?

– Finché arriva.

Leamas si avvicinò alla finestra e si mise tra i due poliziotti

immobili.

Avevano i binocoli puntati sul posto di blocco orientale.

– Aspettate che sia buio,

mormorò Leamas.

– Lo so.

– Stamane avete detto che sarebbe passato cogli operai.

Leamas si voltò verso di lui. 

33 giorni alla caduta del muro

– Gli agenti non sono aeroplani. Non hanno orari. E’ bruciato,

è spaventato, deve fuggire. Mundt lo sta braccando, ora, in questo

momento. Ha soltanto una possibilità. Deve scegliere il momento.

L’uomo più giovane esitò. Voleva andare e non trovava lo spunto.

Un campanello suonò nell’interno della baracca. Aspettarono,

improvvisamente all’erta.

Un poliziotto disse, in tedesco: ‘Opel record nera, targa federale’.

– Non può veder tanto lontano nella penombra, tira a indovinare,

sussurrò l’americano e poi aggiunse:

– Come l’ha saputo Mundt?

– Zitto!, 

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disse Leamas dalla finestra. Uno dei poliziotti uscì dalla baracca

e si avvicinò ai sacchi di sabbia, a mezzo metro dalla demarcazione

bianca che attraversava la strada come la linea di un campo di

tennis.

L’altro aspettò finché il compagno si raggomitolò dietro il 

telescopio della postazione, poi depose il binocolo, staccò dal

gancio accanto alla porta l’elmetto nero e se lo sistemò con cura

sulla testa. In alto, al di sopra del posto di blocco, le lampade ad

arco si accesero, lanciando raggi di luce teatrale sulla strada.

Il poliziotto iniziò il suo commentario.

Leamas lo conosceva a memoria. 

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– Auto ferma al primo controllo. Soltanto un passeggero. Una

donna. Scortata baracca. Vopo per controllo documenti.

– Che cosa dice?,

domandò l’americano.

Leamas non rispose.

Prese un altro binocolo e lo puntò verso il confine della Germania

Orientale.

– Eseguito controllo documenti. Ammessa al secondo controllo.

– Leamas, è il vostro uomo?,

insistette l’americano.

– Dovrei chiamare l’Agenzia.

– Aspettate.

– Dov’è l’auto adesso? Che fa?

– Controllo valuta,

scattò Leamas. 

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Osservava l’automobile. C’erano due Vopo accanto allo sportello

del conducente, uno parlava, l’altro gli stava accanto in attesa.

Un terzo gironzolava intorno alla vettura. Si fermò davanti al

baule, poi tornò indietro. Voleva la chiave. Aprì il baule, guardò

dentro, restituì la chiave e proseguì per trenta metri lungo la

strada dove, a metà tra i due posti di controllo opposti, c’era 

una solitaria sentinella della Germania Orientale, una sagoma

tozza, con stivali e calzoni a sbuffo. I due presero a parlare,

disturbati dal bagliore delle lampade.

Con un gesto indifferente autorizzarono l’automobile a passare.

Passò, raggiunse le due sentinelle nel mezzo della strada e si

fermò un’altra volta.

(J. Le Carré, La spia che venne dal freddo)

 

 

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33 GIORNI ALLA CADUTA DEL MURO (9 NOVEMBRE 1989) (1)ultima modifica: 2011-10-06T07:00:00+00:00da giuliano106
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