GIUSEPPE TUCCI

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giuseppe tucci 3

 

 

 

 

 

 

Il destino dei fondatori delle grandi religioni è profondamente

tragico; essi sono i grandi solitari.

E’ vero che la solitudine è la sorte dell’uomo, chiuso in se medesimo

come un fiore che non riesce a sbocciare, perché la parola definisce il

visibile, ma, fuori di questo, esprime soltanto per illusioni o parziali

bagliori il senso particolare e personale che noi le diamo, provocando

in altri altre reazioni, o, in modo approssimativo, adombra il fondo

dell’anima incomunicabile.

Poi le consuetudini, i pregiudizi, gli universali consensi della vita

associata soffocano quel senso occulto che mai o raramente fiorisce

alla luce del sole (cerca di reprimerlo…).

 

giuseppe tucci 3

 

L’uomo allora si adegua a questa sua schiavitù, a questo livellamento,

a questo suo morire eternamente: perché pensare come tutti pensano,

inchinarsi agli stessi idoli, rispettare le strutture sociali vuol dire non 

pensare affatto, essere una cosa, non una creatura libera.

E’ un fatto che l’uomo nulla tanto teme quanto la libertà; e senza

dolersene la vende, per non trovarsi a faccia a faccia con la propria

solitudine, dove soltanto è riposta la sua luce e il suo mistero, il 

suo tormento e la sua grandezza. 

 

giuseppe tucci 3

 

Le esperienze dei Maestri sono dunque incomunicabili, capaci di

riflettersi soltanto, in apparizioni improvvise, negli eletti e nei puri

che hanno superato la trama della storia. 

La loro parola è allussiva; adoperano le parole che il mondo comprende,

ma le caricano di un senso diverso ed unico. Se dunque è difficile

conoscere la parola dei Maestri, altrettanto difficile è conoscere i 

particolari della loro vita. Anche quella del Buddha noi non la sapremo

mai.

Ma la cosa non conta.

 

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Perché la sua vita si riassume e si conclude in quell’istante irripetibile

nel quale gli apparve, nella evidenza abbagliante, la verità ricercata.

Tutto il resto non ha importanza.

Le vite dei santi sono tutte uguali: seguono uno schema identico sia

in Oriente sia in Occidente; la nascita immacolata, la consapevolezza

immediata della propria missione, la precoce onniscenza che confonde

i dotti chiamati ad istruirli, la rinuncia al mondo, la tentazione, la 

pietà, la resurrezione del morto, la guarigione dei malati, la redenzione

delle donne perdute, le vane insidie del traditore, il trapasso fra

oscuramenti del cielo, scatenamenti della terra od esaltazioni di luce.

Così nasce la leggenda intessuta di questi archetipi e avvolge e 

nasconde le nudità di una vita sublime.

Il Maestro diventa dio: anzi, secondo alcune scuole, egli è soltanto

apparenza illusoria che non ha pronunciato neppure una parola,

un riflesso del Vero, come un raggio di grazia che ha colpito la

mente di quelli che sono spiritualmente maturi per intenderla, 

come l’eco di una voce transumana che questi hanno tradotto, per

il proprio ed altrui beneficio in termini razionali.

L’uomo è tardo a seguire l’insegnamento sottile, a scendere nella

solitudine del proprio io, a sciogliersi dal vincolo o dai simboli del-

la vita associata.

La singolarità di un insegnamento semplice e difficile a seguire, 

perché va contro la corrente, lo turba…..

(Giuseppe Tucci)

 

 

 

 

 

 

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GIUSEPPE TUCCIultima modifica: 2012-04-16T00:00:00+00:00da giuliano106
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