L’ETERODOSSIA DI LESTER E LA VOCE DI BILLIE

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In un suo approfondito saggio sulla cantante, Demètre Ioakimidis

scrisse:


Possiamo trovare nelle incisioni di Billie del periodo 1935/40

tutti i procedimenti per mezzo dei quali essa trasformava una

melodia: l’accentanzione di certe note, che faceva precedere da

brevi silenzi che attiravano su di esse l’attenzione; l’affrancamen-

to, in rapporto al tempo della frase, cominciata generalmente con

un leggero ritardo su quello; un effetto da cui la Holiday ricavava

un considerevole swing; le improvvise opposizioni dei registri; o

la combinazione di questi due ultimi effetti.

Per tutta la durata di queste registrazioni, si resta colpiti dal mo-

do in cui Billie Holiday ‘pensa’ o ‘sente’ i suoi vocali: ella lo fa

molto più alla maniera d’uno strumentista che a quella di una

cantante, tanto che quando, in ‘She funny that way’, ella segue

Lester Young, sembra continuare il pensiero musicale di quest’-

ultimo.

 

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Intanto nel 1934 Lester Young, mentre si trovava con la for-

mazione di Basie a Little Rock, ricevette un’offerta da Fletcher

Handerson che lo invitava a prendere il posto lasciato vacante

da Coleman Hawkins, partito per l’Europa.

Era un’offerta allettante per vari motivi: si trattava infatti di

sostituire, per una paga adeguata, il più famoso tenorsassofo-

nista del mondo in un’orchestra che aveva un passato glorioso.

Non si poteva rifiutare.

Con la benedizione di Basie, Lester partì allora alla volta di New

York, per sottoporsi a un’audizione al Cotton Club. Era presente

Hammond, che si entusiasmò subito, come gli capitava frequen-

tamente:


Pensavo che fosse il più grande tenore che avessi mai sentito.

Ricordò poi, Era così diverso dagli altri.

Ci fu una scena penosa. Tutti gli uomini dell’orchestra avreb-

bero voluto che Hawkins fosse rimpiazzato da Chu Berry, per-

ché Chu aveva un suono simile a quello di Hawkins.

Lamentavano che il suono di Lester somigliava a quello di un

alto. Buster Bailey, Russell Procope e John Kirby mi diedero

sulla voce, quel giorno.


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Henderson volle tentare egualmente.

Sua moglie, Leora, si fece un dovere di svegliare ogni matti-

na di buon’ora la recluta, che era venuta ad abitare con loro,

per farle ascoltare i dischi di Hawkins nella speranza che im-

parasse ad imitare il suo stile.

Ma Lester tenne duro:


Io volevo suonare alla mia maniera – disse poi – ma stavo e-

gualmente ad ascoltare. Non volevo offenderla.


Quando venne la grande ora di Basie, che lasciata Kansas

City, si trasferì prima a Chicago e poi a New York, il nome

di Lester Young fu conosciuto da un largo pubblico.

La voce nasale del suo sassofono cominciò a essere registrata

sui dischi nel 1936: i primi da lui realizzati furono quelli inci-

si a Chicago, semiclandestinamente, da un gruppo di basiani

nascosti sotto il nome di Jones-Smith Inc.

Ascoltati ora, rivelano che Lester era già musicista del tutto

maturo, e originalissimo; allora sollevarono molte critiche, per

la sua eterodossia, della sua voce strumentale, che sembrava

troppo leggera, snervata.

Negli anni in cui rimase nella formazione di Basie, Lester 

Young partecipò alla registrazione di molti dischi e attraversò

il periodo più felice della sua carriera. Gli giovò certamente la

disciplina di una grande orchestra, e lo rincuorò l’affettuosa

amicizia di Billie Holiday, che per qualche tempo lo consolò

del naufragio del suo matrimonio e fu una sua ardente soste-

nitrice…….

(A. Polillo, Jazz)






 

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L’ETERODOSSIA DI LESTER E LA VOCE DI BILLIEultima modifica: 2012-08-05T03:00:00+00:00da giuliano106
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