L’HANNO PRESO IN CASTAGNA (2)

Precedente capitolo:

l’hanno preso in castagna 

Prosegue in:

l’hanno preso in castagna 3 &

conversazione con il grande capo &

salustio (sugli dèi e il mondo)

dialoghi con Pietro Autier 2

Foto del blog:

l’hanno preso in castagna

Da:

i miei libri &

Frammenti in rima

 

frutti di stagione: il castagno generoso (2)

                                                     

 






Le castagne, infatti hanno un alto valore nutritivo, conosciuto

fin dall’antichità.

Ma Plinio non mostrava di apprezzarle molto, tant’è vero che

scriveva:

‘Esse sono protette da una cupola irta di spine, ed è veramente

strano che siano di così scarso valore dei frutti che la natura ha

con tanto zelo occultato.

Sono più buone da mangiare se tostate, vengono anche macinate

e costituiscono una sorta di surrugato del pane durante il digiu-

no delle donne’.

Nonostante le sue riserve, erano consumate abbondantemente

dai Romani, come testimoniano Columella e Apicio. Quest’ulti-

mo offriva anche la ricetta di un piatto di castagne che poteva

sostituire le lenticchie.

A sua volta Marziale, nell’elenco delle vivande servite all’amico

Toronio, ricorda del pranzo ‘castagne a lento fuoco abbrustolite’,

provenienti dalla ‘dotta Napoli’.

Nell’alto Medioevo le castagne entrarono nel patrimonio alimen-

tare del popolo come alimento integrativo o sostitutivo del grano

grazie alla farina che se ne ricavava, o come frutti da minestra al

pari dei legumi o abbinati ai legumi, specialmente alla fava.

‘Appaiono poi le castagne’ scrive Bonvesin de la Riva ‘quelle co-

muni e quelle nobili, vendute per l’intero corso dell’anno, in

quantità immensamente abbondante, tanto ai cittadini quanto ai

forestieri.

Cucinate in diverse maniere, esse rificillano abbondantemente le

nostre famiglie.

Si fanno cuocere verdi sul fuoco e si mangiano dopo gli altri cibi

al posto dei datteri, e a mio giudizio hanno un sapore migliore di

quello dei datteri. Spesso si lessano senza guscio e, cotte,  molti le

mangiano con i cucchiai; oppure, buttata via l’acqua della cottura,

spessissimo le masticano senza pane, o anzi al posto del pane.

Si danno ai malati dopo averle dissecate al sole e poi cotte a fuoco

lento’. 

I naturalisti del Rinascimento, dal Mattioli al Durante, non manca-

vano di sottolinearne i limiti accanto ai pregi, fra cui quello sorpren-

dente di essere afrodisiache.

Scriveva il Durante: ‘Le castagne arrostite sotto la cenere, e mangia-

te con pepe, con sale, o con zuccaro, son meno dure a digerire, me-

no stiticano il corpo, generano ventosità e fanno minor dolore di

testa.

Se si digeriscono danno notabile nutrimento, ma non però buono:

e per essere molto ventose provocano al coito’.

Fin dal Medioevo questi frutti sono stati considerati anche cibo

per i morti, e come tali simbolicamente omologhi alla fave e ai ceci.

A Marsiglia si consigliava di metterne sotto il cuscino per far sì che

gli spiriti non venissero a tirare per i piedi di notte.

Nella Vienne, in Francia, durante la notte che precedeva la Com-

memorazione dei Defunti ci si riuniva nei castagneti per cuocervi

le castagne.

In Piemonte, come a Venezia, venivano consumate, secondo il ri-

to, nel giorno dei Morti, ma anche a San Martino, tant’e vero che

un proverbio rammenta: ‘Oca, castagne e vino, tieni tutto per San

Martino’.

In Val d’Aosta, nel pomeriggio di Ognisanti, nei caffè e nelle

osterie venivano offerte caldarroste agli avventori, mentre nel- 

le famiglie si era soliti cospargerle di grappa e di zucchero e

servirle in tavola alla fiamma.

In Liguria, ricorda il Mantovano, nel giorno dei Defunti si

mangiavano i ‘bacilli’ (fave secche) quanto i ballotti (castagne

fresche bollite con la scorza).

In Brianza si consumavano lesse sia a Ognisanti sia nella festa d

ella Giubianna, che si svolgeva il giovedì grasso ed era dedicata

alle donne.

Infine divennero cibo voluttario venduto dagli ambulanti nelle

vie cittadine, come accade ancora oggi, sebbene in misura mino-

re rispetto al passato. Lo testimonia un’incisione, pubblicata alla

fine del XVI secolo nel repertorio degli ambulanti: ‘Nuovo et ul-

timo ritratto di tutte le arti che vanno vendendo per la città di

Roma’, con le seguenti didascalie in funzione d’imbonimento:

 

‘Maron francesi, delicati e buoni,

mangiarli dopo il pranzo sono buoni.

O là chi è di voi che sia affamato,

eccovi i castagnacci a buon mercato.

Io vo vendendo talora i marroni

un giulio il scorzo, ma son tutti buoni.

Ecco castagne arrosto cotte adesso,

chi le vuol calde mandi presto il messo.

Gridando vo’ per Roma calde alesse

le mani spesso mi scaldo con esse.

E di giorno, e di notte vado a torno

vendendo le castagne cotte al forno.

Chi vuol mangiare dopo pasto marroni

mangi de’ miei, che son tutti buoni.

(Florario, Miti, leggende e simboli di fiori e piante)



 

 

castanea5.jpg

    

 

L’HANNO PRESO IN CASTAGNA (2)ultima modifica: 2012-10-22T07:00:00+00:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo