STORIA DELLE NOSTRE FOGNATURE (3)

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storia delle nostre fognature (2)

Prosegue in:

una conversazione  &

forse ciò che ci governa è solo una rosa


 

storia delle nostre fognature 3








Proviamo a enumerare alcuni                       987867898.jpg 

dei procedimenti più

semplici che

stroncano la volontà

e la personalità

del detenuto senza

lasciare tracce

sul corpo.

COMINCIAMO DAI

METODI PIU’

RAFFINATI MA

SICURAMENTE NON

MENO CRIMINALI PER

LA LORO ASTUZIA DI

METODI PIU’ ROZZI O

VOLGARI, ANZI E’ DA RITENERSI

QUESTI PRIMI SICURAMENTE PIU’ VIOLENTI.


INIZIAMO DAI METODI PSICOLOGICI.


Per i conigli che non si erano mai preparati alle sofferenze della

prigione (a maggior ragione se innocenti) sono metodi di enorme,

perfino distruttiva efficacia.

Per quanto grande sia la convinzione del detenuto di essere dalla

parte della ragione, non è facile resistere.


(Ma l’aguzzino trae spunto della presunta conoscenza della sfera

psicologica nonché neurologica, così da prevedere con meccanica

ed OSSESSIVA AFFERMAZIONE LA SUA OSTINATA VO-

LONTA’ PERSECUTORIA. Da essa trae linfa per innestare quei

meccanismi che pensa padroneggiare’, nella ‘macchina celebrale’ di

cui si sente sicuro pilota e che lo condurranno alle finalità volute.

In genere questi soggetti odiano l’intelligenza creativa e non mec-

canicistica, nonché qualsiasi forma di libero pensiero che si disco-

sta da quella natura cartesiana di cui difendono le giuste o conve-

nienti finalità asservite al regime del momento.

Così come (odiano) il genio o l’intuito. 

Il sadismo è condizione necessaria e sufficiente per questo tran-

sfert, cui tendono trasferire, per l’appunto, come già nei bui tem-

pi dell’inquisizione, i loro problemi della stessa natura cui vesto-

no l’abito che indossano, che maschera in questo teatro politico,

la vera specie del persecutore, il quale diligentemente opera di

volta in volta medesima bonifica per gli apparati del potere.

Nella vittima sacrificale viene ‘somministrato’  il veleno cui l’-

aguzzino è portatore, ma dispensato, dallo stesso apparato che

asserve con maniacale ossessione.

La trama è uguale ed invariata da secoli.

Gli inquisitori come i politici, si sentono autorizzati a intrat-

tenere UN RAPPORTO ESCLUSIVO CON ‘TUTTA LA VE-

RITA’, che essi soltanto saprebbero dire e da cui discindereb-

be l’economia della menzogna.  

La loro persona deve rimanere lo spettacolo visibile della veri-

tà sacrificale, segregativa, la rappresentazione del nudo della

verità. La credenza si ripiega sul travestimento: ‘IO LA VERI-

TA’PARLO’.

E SI TRATTA DI UNA PAROLA CHE OPERA LA PARO-

DIA DI UNA PADRONANZA DEL LINGUAGGIO. 

Per questo, forse la tortura assume in ogni regime importanza

vitale, perché la vittima privata della ragione e della parola, va-

cilla nell’emisfero o nell’Universo del ‘VERO’.

Quel vacillare nel baratro del buio, piacere e diletto dell’inqui-

sitore e del regime che asserve, sono alibi e conferma della fina-

lità persecutoria.

Il regime di qualsiasi natura appartenga il suo credo, ha rag-

giunto il suo scopo.

La sua finalità.

Per questo la tortura di natura psicologica è così importan-

te, …non lascia segno, solo il terrore indelebile dell’infamia

dell’aguzzino. – nota del curatore del blog -)


 

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1) INIZIAMO DALLE NOTTI STESSE. Perché l’opera diretta a

stroncare le anime si svolge principalmente di notte? Perché fin

dai primi anni gli Organi hanno scelto la notte? Perché di notte,

strappano il sonno, il detenuto non può essere equilibrato e ra-

gionevole come di giorno, è più maneggevole.

2) PERSUADERE DELLA SINCERITA’ DEL TONO. E’ il mezzo

più semplice. A che pro giocare a nascondino? Dopo essere sta-

to un poco in mezzo ad altri detenuti in fase istruttoria,  l’arre-

stato si è già reso conto della situazione comune. Il giudice gli

parla con tono pigro e amichevole: ‘Lo vedi da te, una pena la

dovrai scontare comunque. Ma se resisti, perderai la salute

qui, in prigione, ci lascerai la pelle. Se invece andrai in un la-

ger vedrai l’aria, la luce….

FIRMA SUBITO, DAMMI RETTA’.

Molto logico.

E’ ragionevole chi acconsente e firma, se…Se si tratta di lui

solo! Ma questo avviene di rado. E la lotta diventa inevitabi-

le. (Su ..via, firma, poi ci pensiamo noi….)

Altra variante di persuasione per l’uomo di partito. ‘Se nel

paese vi sono manchevolezze e addirittura la fame, lei come

bolscevico deve decidere, per sé: è concepibile che ne abbia 

colpa l’intero partito’ o il potere sovietico?’ ‘No certamente!’ 

si affretta a rispondere il direttore del Centro …..

‘Dunque abbia il coraggio di accollarsi la colpa!’ E quello se

l’accolla.

3) GROSSOLANO TURPILOQUIO. Espediente semplicissimo,

ma può agire assai bene su persone educate, di delicata costi-

tuzione. Mi sono noti sacerdoti che hanno ceduto di fronte

al semplice turpiloquio. Nel caso di uno di essi il giudice istrut-

tore era una donna. Da principio, in cella, egli non finiva di lo-

darla per la sua cortesia. Ma una volta tornò dall’interrogato-

rio affranto e per molto tempo si rifiutò di ripetere le oscenità

che la donna a gambe accavallate, aveva sciorinato con tanta

fantasia.

4) COLPO DEL CONTRASTO PSICOLOGICO. Improvvisi

voltafaccia. Essere estremamente cortesi durante l’intero in-

terrogatorio o una sua parte, rivolgersi al detenuto chiaman-

dolo per nome e promettere mari e monti. Poi, di punto in

bianco, minacciarlo col fermacarte.

Una variante: si avvicendano due giudici istruttori, uno urla

e impreca, l’altro è simpatico, quasi cordiale. L’interrogato

trema ogni volta che entra nell’ufficio: quali dei due vedrà?

Per contrasto viene voglia di firmare qualunque cosa, in pre-

senza del secondo, e di confessare anche quello che non è

mai stato. 

(Solzenicyn, Arcipelago Gulag)



 

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STORIA DELLE NOSTRE FOGNATURE (3)ultima modifica: 2012-11-16T10:30:00+00:00da giuliano106
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