DETTAGLI (come se lo lavorarono)

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lo stato

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la pallottola magica







Gli spari provenienti                                                       98978678.jpg

frontalmente rispetto

alla limousine

presidenziale mi

avevano convinto

sufficientemente

che Lee Oswald

non era stato

il solitario assassinio

di John Kennedy.

Il dottor Robert

McClelland descriveva

la causa della morte come ‘un’estesa ferita alla testa e al cervello

provocata da un colpo d’arma da fuoco alla tempia sinistra’, un

punto questo che solitamente si riferisce alla fronte di un indivi-

duo. Eppure veniva unanimamente sostenuto che, al momento

della

sparatoria, Oswald                                                 7867879.JPG

si trovava nel deposito

libri della scuola, cioè

alle spalle

del presidente.

Cominciai

a chiedermi:

ma Oswald ha

effettivamente

sparato

al presidente?

Mi studiai le

dichiarazioni

dei testimoni che

avevano sostenuto di avere notato dei movimenti insoliti nel

deposito libri e negli altri edifici raggruppati nella zona alle

spalle del presidente.

Più leggevo e più i miei dubbi crescevano.

Circa quindici minuti prima dell’arrivo del corteo, Arnold

Rowland, uno studente, e sua moglie Barbara stavano in Hou-

ston Street a fianco della Dealey Plaza.

Arnold diede un’occhiata al deposito libri e, presso lo spigolo

a est del sesto piano (dove si trovava il supposto covo dell’as-

sassino) scorse un uomo dalla pelle scura che descrisse come

un ‘anziano negro’.

Comunque presso lo spigolo a ovest del sesto piano (quindi

dall’altro lato della facciata dell’edificio) vide un uomo in

piedi, appena dietro la finestra, con un fucile nelle mani.

L’uomo lo teneva con la canna rivolta all’insù, a 45 gradi,

nella posizione che i militari indicano come quella del ‘pre-

sentare le armi’.

Barbara Rowland, in quel momento, era intenta a osservare

un uomo in preda a una crisi epilettica nella piazza diretta-

mente a fianco al posto dove si trovavano. Il tempo per Ar-

nold di richiamare l’attenzione della moglie e per lei di guar-

dare in alto e l’uomo col fucile si era già tirato indietro.

Entrambi avevano concluso che l’uomo col fucile doveva es-

sere un agente del Secret Service.

Arnold testimoniò che il giorno seguente, quando aveva

parlato della presenza del secondo uomo con la pelle scura

al sesto piano agli agenti dell’FBI, ‘questi mi dissero che tutto

ciò non aveva nessuna attinenza col caso in questione. In ef-

fetti furono proprio loro a dirmi di dimenticarlo’.

Carolyn Walther, un’impiegata del vicino edificio Dal-Tex

Building, si trovava anche lei sul lato est di Houston Street.

Stando alla sua dichiarazione rilasciata all’FBI, la Walther

osservava l’arrivo dell’ambulanza per la vittima dell’attac-

co epilettico e le capitò di dare un’occhiata in direzione  

 

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del deposito libri,

dove vide un uomo

con un fucile

a uno dei piani

superiori.

L’uomo col fucile

stava tenendo

l’arma con la canna

puntata in avanti

come in direzione

del corteo che       

avanzava nella

Houston Street.

La signora Walther                                                     897867.gif 

affermò che il fucile

era differente da 

quelli che aveva 

visto fino ad allora e

che aveva una canna

insolitamente corta.

L’uomo che lo

imbracciava era

vestito con una camicia

bianca e aveva i

capelli biondi o

comunque di una

tonalità chiara.

Stava nel mezzo della

finestra posta

all’estremità est,

sporto in avanti e

alla sua sinistra,

alla stessa finestra, poteva vedere un altro uomo in posizione

eretta, che sembrava indossare un abito scuro.

Poi arrivò il corteo e vi rivolse tutta la sua attenzione. Non le

capitò di dare una seconda occhiata alla finestra, tanto meno

dopo l’inizio della sparatoria. Non venne chiamata dalla com-

missione Warren a testimoniare.

Tony Henderson di Dallas era in attesa del corteo sul lato est

di Elm Street all’angolo con Houston Street. Dopo che l’ambu-

lanza ripartì con l’epilettico, diede un’occhiata al deposito.

Ricordava che numerose persone stavano alla finestra ai dif-

ferenti piani, guardando di fuori.

Poi, a uno degli ultimi piani, notò due uomini. Erano un po’

ritratti e guardavano in direzione del corteo. Uno di loro, un

uomo coi capelli scuri e con una camicia bianca, aveva la pel-

le scura, ‘probabilmente un messicano, ma poteva anche esse-

re un negro’. 

La signora Henderson non era in grado di descrivere l’altro

uomo, precisò solo che era il più alto dei due. Non sapeva

esattamente a quale piano i due uomini si trovassero.

Il verbale dell’FBI della sua dichiarazione non indicava a

quale della finestra avesse visto i due uomini.

Le affermazioni dei testimoni che avevano visto due uomini

al piano superiore del deposito mi avevano abbastanza scos-

so, ma una notte in cui mi imbattei nella testimonianza di un 

ragazzo di sedici anni di nome Amos Euins, venni talmente

turbato che in seguito non riuscii a dormire.

Mentre deponeva davanti alla commissione Warren disse che

stava  sbracciandosi in direzione del presidente mentre la lun-

ga decappottabile stava svoltando a sinistra in Elm Street.

Gli capitò di guardare all’insù verso il deposito libri e vide

quella che gli sembrò una ‘canna’ che sporgeva da una fine-

stra. In un primo tempo, interrogato dal sargente D.V. Har-

kness della polizia di Dallas, Euins aveva indicato la finestra

come quella più ad est al piano ‘sotto il cornicione’, cioè il fa-

moso sesto piano dell’edificio.

Dopo l’inizio della sparatoria, Euins fu in grado di vedere il

grilletto e il calcio del fucile. Inoltre notò che l’uomo, che sta-

va sparando aveva una distinta zona calva sulla testa che an-

dava dall’attaccatura dei capelli all’indietro per cinque, sei

centimetri, e che risaltava come se fosse quancosa di bianco

nella relativa oscurità dell’ambiente circostante.

Immediatamente dopo l’assassinio descrisse l’uomo come un

nero. In seguito nella sua testimonianza davanti alla commis-

sione, Euins affermò che non poteva essere certo se l’uomo fos-

se un bianco o un negro. Comunque si mostrò irremovibile su

due punti.

Il primo era che l’uomo aveva ‘UNA ZONA CALVA’ sulla testa.

Il secondo era che non aveva mai detto al delegato dello sceriffo

che l’uomo da lui visto, al sesto piano era un bianco.

Quello che aveva dichiarato, spiegò ai membri della commissio-

ne, era che la zona calva sulla testa dell’uomo sembrava essere

bianca.

(Tutto ciò non faceva che confermare la certezza di un complot-

to da parte della spettabile Compagnia….e i suoi fedeli cani….)

(J. Garrison, JFK Sulle tracce degli assassini)

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
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DETTAGLI (come se lo lavorarono)ultima modifica: 2012-11-27T00:00:00+00:00da giuliano106
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