LA GUERRA (la politica della menzogna, il II colpo di stato) (2)

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la guerra

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….Adesso che la piena portata di questo disastro storico comincia

a emergere in tutta la sua chiarezza, è importante comprendere co-

me una grande democrazia abbia potuto commettere un insieme

così terribile di errori.

E’ già noto che in passato l’attuale amministrazione aveva fatto

un ricorso abnorme alla segretezza, alla censura e all’inganno si-

stematico; tale approccio alla politica (che è un normale dato di

fatto odierno), che è quanto di più lontano dal tipico modo di fa-

re americano, è la principale ragione che spiega il coinvolgimen-

to dell’America nella catastrofe irachena.

 

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A cinque anni dal primo discorso con il quale il presidente Bush

sostenne la necessità di attaccare l’Iraq, è evidente che quasi tut-

ti gli argomenti addotti erano basati su falsità. Se il pubblico ame-

ricano avese saputo allora quel che sa adesso sulla campagna

irachena, non si sarebbero commessi tanti tragici errori.

Il presidente ha scelto di ignorare – e spesso addirittura di occul-

tare – studi, relazioni e fatti che apparivano contrari alle false

impressioni che desiderava instillare nelle menti dei cittadini

americani (e non…). 

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L’amministrazione Bush ha scelto invece di concentrarsi su al-

cune comode menzogne, presentate al pubblico con una superfi-

cialità, un’emotività e un approccio manipolativo che non sono

degni della democrazia.

L’amministrazione ha sfruttato le paura collettive della nazione

a proprio esclusivo vantaggio politico; i suoi membri si sono at-

teggiati a strenui difensori del nostro paese, sebbene in realtà ab-

biano indebolito, e non rafforzato l’equilibrio mondiale.

 

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Il presidente ci disse che la guerra in Iraq sarebbe stata l’extre-

ma ratio, ma oggi sappiamo che è sempre stata una sua priorità.

L’ex segretario del Tesoro, Paul O’Neill, ha confermato che attac-

care l’Iraq era il principale argomento all’ordine del giorno già

alla prima riunione del National Security Council, tenutosi ap-

pena dieci giorni dopo l’insediamento di Bush alla Casa bianca:

‘Si trattava soltanto di trovare un modo per farlo’.

Ci fu detto che il presidente avrebbe dato ampia libertà di mano-

vra al sistema della diplomazia internazionale; oggi sappiamo

che gli permise di operare brevemente, per accontentare il segre-

tario di Stato e per motivi di facciata.

 

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La prima ragione addotta per giustificare l’attacco all’Iraq era

quella di eliminare le sue armi di distruzione di massa, che come

è noto si è poi scoperto essere inesistente (eccetto taluni isolati ten-

tativi di approvvigionarsi di potenti ordigni bellici…)…

Oggi sappiamo dalle affermazioni di Paul Wolfowitz, ex vicese-

gretario della Difesa, che l’amministrazione scelse cinicamente ta-

le pretesto dopo aver scoperto da un’attenta analisi dell’opinione

 

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pubblica americana, che scovare le armi nascoste di Saddam era

il miglior argomento per convincere gli elettori ad appoggiare

un’invasione.

Sembrava quasi che l’amministrazione Bush avesse fatto proprie

le raccomandazioni di Walter Lippmann, il quale consigliava di

scegliere preventivamente le politiche da intraprendere e di co-

struire poi un consenso per una campagna di persuasione di mas-

sa per ‘fabbricare’ il consenso del popolo attorno alle decisioni

già prese da ‘una classe governativa specializzata’.

 

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Come se si fossero messi d’accordo – e non c’è dubbio che un ac-

cordo ‘vi fosse’; la campagna di pubbliche relazioni fu attenta-

mente orchestrata – nemerosi portavoce dell’amministrazione

si affannarono a dichiarare ai media che una ‘nuvola a forma

di fungo’ avrebbe minacciato le città americane, a meno che

gli Stati Uniti non avessero invaso l’Iraq per impeedire a Sad-

dam di cedere armi nucleari allo stesso gruppo terrorista che

ci aveva già attaccati con conseguenze mortali.

 

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George W. Bush disse alla nazione che Saddam aveva acqui-

stato la tecnologia per l’arricchimento dell’uranio e che era

alla ricerca di forniture di uranio in Africa, e altre micidiali

armi.

Quando poi si scoprì che le prove addotte per sostenere en-

trambe le affermazioni erano completamente false, per il pri-

mo caso, e sommarie e prevenute, per il secondo.

Ma l’amministrazione apparve del tutto immune a qualsiasi

sentimento di imbarazzo o pentimento.

 

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Il presidente Bush disse al popolo americano (e non..) di ave-

re prove certe che Saddam stesse cercando di procurarsi ura-

nio in Niger, con l’obiettivo di costruire bombe nucleari; chie-

se poi al paese di immaginare l’orrore che si sarebbe abbattuto

su di noi se una di queste bombe fosse esplosa in una nuvola

a forma di fungo, distruggendo una città americana.

 

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Tuttavia, due settimane dopo, il capo dell’agenzia delle Nazio-

ni Unite preposta al monitoraggio della proliferazione nucle-

are, dichiarò al mondo che le prove sulle quali il presidente

Bush aveva basato il suo terribile racconto erano state fabbri-

cate…dal nulla……

(Al Gore, L’assalto alla ragione)




 

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LA GUERRA (la politica della menzogna, il II colpo di stato) (2)ultima modifica: 2012-12-13T04:00:00+00:00da giuliano106
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