HENRI CHARRIERE

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Alcatraz Island (1/4)

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Henri Charrière (2)

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…… Guardali sono allineati di fronte a te… (faccio finta

di non vedere…).

Li vedi bene, questi dodici brodi importati a Parigi da

un lontano villaggio di provincia.

Sono dei piccoli borghesi, dei pensionati, forse qualche

professore, poliziotti, magistrati, ruffiani, delatori, per-

secutori, piccoli uomini insomma…, dimenticavo, anche

dei commercianti, quelli ci sono sempre quando si trat-

ta di mettere sulla cr…

Non vale la pena di star lì a descriverteli…

 

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Non avrai, in ogni modo, la pretesa che capiscano, que-

sti qui, i tuoi venticinque anni e la vita che conduci a

Montmatre, spero?

Per loro Pigalle e la place Blanche sono l’Inferno, e tutti

quelli che vivono di notte sono dei nemici della società.

Sono tutti estremamente fieri di fare il giurato delle As-

sise della Senna.

E inoltre soffrono, te lo garantisco io, della loro posizio-

ne di miseri e meschini piccoli borghesi.

 

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E capiti tu, giovane bello e anche intelligente.

Ti puoi immaginare che non avrò difficoltà a dipingerti

come un dongiovanni delle notti di Montmatre. Così già

in partenza, di questi giurati farò subito i tuoi nemici.

Sei troppo ben vestito, avresti dovuto venire conciato in

maniera più umile.

Non vedi che ti invidiano il vestito?

Loro, li comprano già fatti, e non sono mai stati vestiti

da un vero sarto, ma nemmeno per sogno…..

 

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Sono le dieci ed eccoci pronti ad aprire il dibattimento.

Di fronte a me, sei magistrati, uno dei quali è un procu-

ratore aggressivo che impiegherà tutto il suo potere ma-

chiavellico, tutta la sua astuzia, per convincere questi

dodici poveri diavoli che, prima di tutto, sono colpevo-

le, e che soltanto il bagno penale (della Caienna) o la

ghigliottina possono essere il verdetto giusto.

 

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Mi stanno giudicando per l’assassinio di uno sfruttato-

re di donne, uno spione, un pappone, un delatore della

malavita e della polizia… e di Montmatre…

Non c’è nessuna prova, ma le guardie – che crescono di

grado tutte le volte che scoprono l’autore di un delitto –

sostengono che sono io il colpevole.

 

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In mancanza di prove diranno di avere delle informa-

zioni ‘confidenziali’ che non lasciano dubbi.

Un testimone preparato da loro, autentico disco regi-

strato nei locali della questura di nome Polein, sarà la

prova più efficace dell’accusa.

Dal momento che continuo ad affermare di non cono-

scerlo, a un certo punto il presidente, con molta impar-

zialità, mi chiede:

– Lei dice che questo teste mente. Bene. Ma perché do-

vrebbe mentire?

 

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– Signor presidente, se dal mio arresto passo delle not-

ti in bianco, non è per il rimorso di aver assassinato Ro-

land le Petit, dal momento che non sono stato io. Ma

quello che cerco è proprio il motivo che ha spinto que-

sto teste ad accanirsi contro di me senza misura e a por-

tare, ogni volta che l’accusa s’indeboliva, dei nuovi ele-

menti per rafforzarla.

Sono arrivato alla conclusione, signor presidente, che

i poliziotti lo hanno bloccato mentre stava compiendo

un reato importante e che hanno fatto un patto con lui:

ci si passa sopra, alla condizione che vada a carico di….

 

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Non credevo che questo Petit piacesse proprio così

tanto alla polizia, forse sono piccoli come lui…?

Non credevo di aver indovinato fino in fondo.

Polein, presentato alle Assise come un uomo onesto e

incensurato, veniva arrestato qualche anno dopo per

traffico internazionale di cocaina.

L’avvocato Hubert cerca di difendermi, ma non ha la

statura del pubblico ministero. Soltanto l’avvocato

Bouffay riesce con la sua calorosa indignazione a met-

tere per qualche istante il procuratore in difficoltà.

 

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Ma, ahimè, la faccenda non dura, e l’astuzia di Pradel

la spunta ben presto, in questo duello. Inoltre egli adu-

la i giurati, gonfi di boria e orgoglio di venir trattati da

eguali e da collaboratori da questo impressionante per-

sonaggio.

Alle undici di sera, la partita a scacchi è terminata.

L’hanno perduta i miei difensori. E io, che sono innocen-

te, forse perché Perfetto, vengo (come la storia insegna)

…condannato!

 

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La società… , rappresentata dal pubblico ministero ….

Pradel, elimina per sempre, o meglio come avveniva

secoli fa’, bandisce per sempre un giovane….. eretico….

E niente sconti, per favore!

Il ricco pasto mi viene servito dalla voce senza timbro

del presidente Bevin (per conto di tutti i Petit della sto-

ria).

– L’imputato si alzi!

 

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Mi alzo.

Nella sala regna un totale silenzio, i respiri sono sospe-

si, il mio cuore corre leggermente più svelto…

I giurati mi guardano (con i loro …occhi fluorescenti…),

sembrano in tutta la loro meschina vigliaccheria che

abbiano vergogna…

…Tutto il resto che hanno detto e diranno…..è storia……

(Prosegue….)

 

 

 

 

 

 

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HENRI CHARRIEREultima modifica: 2013-05-17T09:00:00+00:00da giuliano106
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