(Dio sono caduto sulla terra) E LA MIA ANIMA (in essa vaga)

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(Da…. Dio sono caduto sulla terra)

E’ inutile discutere se questo stato sia possibile nella realtà

oppure se abbiamo a che fare solo con un effetto fantasio-

so della derealizzazione.

E’ suffciente che noi constatiamo questo fatto, che in un

grade pericolo di morte può intervenire un’esperienza di

separazione tra corpo e spirito. Con ciò abbiamo osservato

i fatti della seconda e della terza fase di caduta.

Ora interessano ancora gli avvenimenti durante lo stato

di incoscienza e dopo, il risveglio.

Singolare è il fatto che la negazione della realtà, la quale do-

po il riconoscimento della morte aveva riempito quasi tutto

il nostro essere spirituale, continui dopo il risveglio.

 

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Solo molto, molto lentamente si fa strada la lucidità.

Questa negazione della realtà però non è spiegabile alla stes-

sa maniera in cui la si spiega quando interviene subito dopo

l’inizio della caduta. Lì deriva da un riconoscimento della

reale situazione, qui invece sono convinto che si tratti di un

‘non voler riconoscere’, di un far resistenza nel senso che ne

dà la psicoanalisi.

Alcune ore dopo il mio incidente dovetti salire la stessa pa-

rete di ghiaccio e lo feci con grande calma e sicurezza, ma

anche in modo più sognante di quanto avrei fatto se aves-

si preso piena coscienza della realtà.

 

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Sarebbe più comprensibile se l’uomo secondo il famoso det-

to ‘il bimbo scottato evita il fuoco’, non intraprendesse di

nuovo un’azione che l’ha appena portato a cadere.

Spesso succede anche che chi è reduce da una caduta a lie-

to fine viene colto da uno spavento tale che gli impedisce

qualsiasi azione.

Questo spavento però è solo l’esplosione emotiva che fi-

no a quel momento era stata impossibile. Naturalmente è

tutt’altra cosa quando chi è atterrato felicemente riconosce

a posteriori il pericolo nel quale si era trovato, in un certo

senso lo rivive e di conseguenza viene assalito da spaven-

to e terrore.

Egli si trova nel ruolo dello spettatore.

 

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In che entità sia disturbata la vita sensoriale e in particola-

re quanto venga soverchiata dalla vita emotiva si dimostra

col fatto che i dolori sono percepiti lentamente e molto più

tardi. Nella maggior parte dei casi i dolori intervengono,

cioè penetrano nella coscienza, nel momento in cui il primo

grosso pericolo si è allontanato, quando lo spavento è supe-

rato, quando gli stimoli travolgenti del mondo esterno si so-

no esauriti.

Una forma di questa deviazione, che ha anche la funzione

di annullare residui di tensioni rimaste nel corpo, è il riso…..


‘A quel punto mi successe qualcosa di molto particolare:

dovetti improvvisamente ridere sonoramente, ridere e ride-

re….ancora. Il riso contagiò anche il mio amico….’

(Prosegue… in essa vaga)


(R. Messner, Il limite della vita)





 

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(Dio sono caduto sulla terra) E LA MIA ANIMA (in essa vaga)ultima modifica: 2013-06-25T00:00:00+00:00da giuliano106
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