SENZA CALZARI E SENZA DENARI (sosta al convento) (7)

Precedente capitolo:

Senza caciotta e senza pagnotta (6)

Prosegue in:

Senza oggi e senza domani (un racconto ‘eretico’) (8) &

Senza cavalli e senza somari (9)

Dialoghi con Pietro Autier 2:

Ogni infamia sarà cancellata (e donata a calui che neppur l’ha pensata) (31/32) &

I pellegrini di Dio (33)

La sua rima (34)

Foto del blog:

il nuovo

‘Trovatore’ &

i pellegrini

di Dio

Da:

Frammenti in rima


 

una passeggiata








….Dopo talune considerazioni il mio maestro decise di non fare

più nulla. Ho già detto che aveva talvolta di questi momenti di

totale mancanza di attività, come se il ciclo incessante degli astri

si fosse arrestato, ed egli con esso e con essi.

Così fece quel mattino.

Si distese sul pagliericcio con gli occhi aperti nel vuoto e le mani

incrociate sul petto, muovendo appena le labbra come se recitas-

se una preghiera, ma in modo irregolare e senza devozione.

Pensai che pensasse, e risolsi di rispettare la sua meditazione.

Tornai nella corte e vidi che il sole si era affievolito. Da bella e

limpida che era, la mattina stava diventando umida e brumosa.

Grosse nuvole muovevano da mezzanotte e stavano invadendo la

sommità del pianoro coprendola di una caligine leggera.

Pareva nebbia, e forse saliva anche da terra, ma a quella altezza e-

ra difficile distinguere le brume che venivano dal basso da quelle

che scendevano dall’alto.

Si incominciava a distinguere la mole degli edifici più lontani.

Vidi Severino che radunava i porcai e alcuni dei loro animali, con

allegria. Mi disse che andavano lungo le falde del monte, e a valle,

a cercare i tartufi.


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Io non conoscevo ancora quel frutto prelibato del sottosuolo che

cresceva in quella penisola e sembrava tipico delle terre benedet-

tine, vuoi a Norcia – nero – vuoi in quelle terre – più bianco e pro-

fumato.

Severino mi spiegò cosa fosse, e quanto fosse gustoso, preparato

nei modi più vari. E mi disse che era difficilissimo da trovare, per-

ché si nascondeva sotto la terra, più segreto di un fungo, e gli unici

animali capaci di scovarlo seguendo il loro olfatto erano i porci.


giuliano lazzari 3.jpg


Salvo che, come lo trovavano, volevano divorarselo, e bisognava

subito allontanarli e intervenire a dissotterarlo. Seppi più avanti

che molti gentiluomini non sdegnavano darsi a quella caccia, se-

guendo i porci come fossero segugi nobilissimi, e seguiti a loro

volta dai servi con le zappe. Ricordo anzi che più avanti negli an-

ni un signore dei miei paesi sapendo che conoscevo l’Italia, mi

chiese come mai aveva visto laggiù dei signori andare a pascola-

re i maiali, e io risi comprendendo che invece andavano in cerca

di tartufi.

 

una passeggiata


Ma come io dissi a colui che questi signori ambivano a ritrovare

il ‘tar-tufo’ sotto la terra per poi mangiarselo, quello capì che io

dicessi che cercavo ‘der-Teufel’, ovvero il diavolo, e si segnò de-

votamente guardandomi sbalordito. Poi l’equivoco si sciolse e ne

ridemmo entrambi.

Tale è la magia delle umane favelle, che per umano accordo si-

gnificano spesso, con suoni uguali, cose diverse.

Incuriosito dai preparativi di Severino risolsi di seguirlo, anche

perché compresi che egli si dava a quella cerca per dimenticare le

tristi vicende che opprimevano tutti; e io pensai che aiutando lui a

dimenticare i suoi pensieri avrei forse, se non scordato, almeno te-

nuto a freno i miei.

Né nascondo, poiché ho deciso di scrivere sempre e solo la verità,

che segretamente mi seduceva l’idea che, disceso a valle, avrei for-

se potuto intravedere qualcuno di cui non dico.

Ma a me stesso e quasi ad alta voce asserii invece che, siccome per

quel giorno si attendeva l’arrivo delle due legazioni, avrei forse po-

tuto avvistarne una.

(U. Eco, Il nome della rosa)






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SENZA CALZARI E SENZA DENARI (sosta al convento) (7)ultima modifica: 2013-07-27T00:00:00+00:00da giuliano106
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