NAK (9)

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Visioni (8)

Prosegue in:

Manas (10) &

L’inverno del nostro Universo (11)

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Nak &

Manas &

L’inverno del nostro Universo (1) 

L’inverno del nostro Universo (2)

Da:

Frammenti in rima


 

nak









All’inizio dell’Universo, secondo la cosmologia vedica,

le Acque primordiali formavano un’immensa nebulosa

chiamata in sanscrito salila, arna, samudra: oceano.

I versi del Rg-Veda raccontano che durante l’evolversi

dell’Universo le Acque cosmiche si erano riunite in par-

te intorno al sole e in parte erano confluite nelle regioni

governate dalla luna così da formare due oceani celesti,

samudrau, uno dei quali luminoso e l’altro avvolto nel-

le tenebre. 

Da questi oceani le acque erano poi discese sulla terra 

a formarvi l’atmosfera dei fiumi. L’osservazione del per-

corso compiuto di giorno dal sole, e di notte dalle stelle,

aveva permesso agli astronomi di conoscere il moto di

rotazione celeste che appariva ai loro occhi come il mo-

to di rotazione delle acque dei due oceani celesti (naka).

 

nak


Il giorno di 24 ore era considerato composto da un perio-

do di rotazione delle acque luminose, cui corrispondeva

l’idea di ‘giorno’, e da un altro periodo di rotazione delle

acque scure, cui corrispondeva l’idea di ‘notte’.

Il nome del giorno, div ‘si stacca (v) fluendo (i) dalla lu-

ce (d) fu costruito con la consonante d ‘luce’ mentre la 

notte fu designata con la consonante n ‘acqua’ e con il

verbo ak ‘muovere curvando’. 

Uno dei primi termini usati dagli indoeuropei per desi-

gnare la ‘notte’ fu appunto: nak ‘il moto (ak) curvilineo

delle acque (n)‘.

Essendo però nak un nome d’azione astratto, con il sen-

so di un infinito, gli si preferì in seguito nakta, nome d’-

azione concreto con il senso di un participio, ad indicare

un singolo atto di rotazione compiuto intorno alle terra 

dalle acque.

 

nak


Nakta significava quindi ‘un moto di rotazione (akta) del-

le acque (n). Allorché si dovette indicare la ‘volta celeste’,

‘il firmamento’, si seguì lo stesso criterio formativo. Si trat-

tava, in questo caso, di indicare la circolazione celeste per-

manente delle acque e non una loro singola rotazione (ap-

parente) della durata di circa 12 ore.

Si ricorse pertanto al derivato nominale di ak, aka, che e-

sprime lo svolgimento continuo dell’azione verbale….

Si creò così il termine: naka (na+aka), per indicare la ‘cir-

colazione permanente (aka) delle acque (na)’.

Inoltre nella convinzione che la circolazione delle Acque

fosse regolata da 27 gruppi stellari, o ‘costellazioni’, gli 

astronomi divisero l’eclittica in altrettante parti riuscen-

do in tal modo a seguire il passaggio del sole e la rivolu-

zione mensile della luna intorno alla terra.

I canti rigvedici sull’origine dell’Universo sono tre e ap-

partengono tutti al decimo libro. 

 

nak


L’inno 121°, dedicato a Ka, nome attribuito a Hiranyagar-

bha, il ‘Germe Aureo’, osserviamo ora il terzo di questi 

inni, il 129°, conosciuto come il Nasadasiyasukta, ‘Non 

c’era non-essere, né c’era essere: “All’inizio non c’era es-

sere, né c’era non-essere. che cosa ricopriva l’insondabi-

le profondità delle acque e com’era e dov’era il riparo? 

Non c’era l’atmosfera né, al di là di essa, la volta celeste”.

“Non c’era morte allora né immortalità. Non c’era notte.

Non c’era giorno. Quell’Uno viveva in sé e per sé, senza

respiro. Al di fuori di quell’Uno, c’era il Nulla”.

“C’era oscurità, all’inizio, e ancora oscurità, in un imper-

scrutabile continuità di acque. Tutto ciò che esisteva era

un vuoto senza forma. Quell’Uno era nato per la poten-

za dell’Ardore”.

Secondo la visione dell’universo che il poeta-veggente 

vedico descrive in questi versi, all’inizio del cosmo, una 

impenetrabile nebulosa di acque primordiali formava un

imperscrutabile oceano, ove l’Uno era sì già nato, ma vi-

veva senza fiatare. 

 

nak


In quell’insieme oscuro di acque, all’infuori di quell’Uno,

peraltro non ancora manifesto, c’era solo il Nulla. Qual 

era, ci si chiede, la correlazione cosmogonica e metafisi-

ca tra le Acque, l’Uno ed il Nulla?

Credo che l’analisi linguistica ci possa dare una risposta.

Se consideriamo il fonema na come il simbolo delle Ac-

que indifferenziate, possiamo dedurre che fu da esso che

nacque il concetto di negazione, na, e di conseguenza….

quello del Nulla, a causa dell’impossibilità di riconosce-

re al loro interno alcun ente (non-ente, niente) o alcun u-

no (non-uno, nessuno).

Soltanto in un secondo tempo, con l’apparizione della 

luce nelle acque, (ka), il pensiero indoeuropeo avrebbe

riconosciuto al loro interno il primo Essere, eka, l’Uno:

‘luce (ka) che sorge dalle Acque’. 

 

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E come dalle Acque notturne, na, era nato il concetto del

negativo, allo stesso modo dalle Acque luminose sareb-

be nato il pronome interrogativo ka, per identificare l’-

‘Uno’ (chi?) o l”Ente? (che cosa?), che erano nascosti nel

profondo delle acque ricoperte dalle tenebre.

La relazione tra le Acque cosmiche, l’Uno ed il Nulla, 

appare ora chiara. Il Nulla, na…, rappresenta le Acque

viste nel loro aspetto imperscrutabile mentre l’Uno, eka, 

rappresenta le stesse Acque viste nel momento del sor-

gere della Luce al loro interno.

Luce ‘creatrice’, in quanto rende visibile e riconoscibile

l’intero Universo. La luce del cielo e del giorno, div, re-

sa in indoeuropeo dalla consonante d, è invece luce….

‘creata’ e sarebbe apparsa più tardi con la nascita degli

Dèi….. 

(F. Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee)


(Prosegue…)







 

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NAK (9)ultima modifica: 2013-11-09T00:00:00+00:00da giuliano106
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