AVELLANEDA (nella camera oscura di) CERVANTES (7) & (22)

Precedenti capitoli:

Monipodio & Governo (21)  &

l’infanzia di VM (6)

Prosegue in:

Questa Terra è la mia Terra ovvero Avellaneda nella camera… (23/4)  &

Avellaneda (nella camera oscura di) Cervantes (8)

il principe al Sant’Elia

Foto del blog:

il Principe  &

Questa terra è la mia terra!

Da:

i miei libri

  

 

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Se alcuni ritenevano Cervantes un uomo d’ingegno, ve

ne furono (molti) altri (in quel periodo) che non lo con-

sideravano altro che uno scrittore inacidito e amaro, il

frutto più riuscito…. di un fallimento….

 

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Uno di questi ultimi fu senza dubbio il protagonista del-

l’episodio più controverso della carriera letteraria di Cer-

vantes, l’apparizione, nell’autunno del 1614, di un Chi-

sciotte apocrifo, firmato sotto la maschera di un tal Alon-

so Fernàndez de Avellaneda e di una tipografia di Tarra-

gona, a cura del libraio Felipe Robert.

 

‘Segundo tomo del ingenioso hidalgo Don Quixote de la

Mancha’, ‘che contiene la terza uscita ed è la quinta par-

te delle sue avventure’;

 

s’intitolava il libro.

 

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La notizia dovette avere l’effetto di una mazzata per

Cervantes, anche perché la tipografia (o meglio la casa

editrice, per meglio inserirla nel contesto culturale e so-

ciale dei nostri tempi, era prestigiosa, rinomata, e dichia-

ratamente ‘progressista’….).

Abbiamo visto che l’abitudine di plagiare, copiare e con-

tinuare trame, storie e romanzi di altri autori era prassi

comune.

Metà di Shakespeare è fatta così.

 

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La Celestina ebbe un’infinità di imitazioni, la Diana di

Montemayor si prolungò in un’altra Diana non meno me-

ritevole per mano di Gil Polo, Lazarillo de Tormes si ri-

trovò fratelli per tutta la Spagna e lo stesso Cervantes

terminava la prima parte del suo Chisciotte con un ver-

so dell’Orlando furioso dell’Ariosto….

Chiunque si nascondesse sotto il nome Avellaneda rac-

colse il guanto e tentò di precedere Cervantes, convinto

di poterlo fare con più salda ispirazione.

 

camera oscura piccola.jpg

 

In primo luogo lo giustificava e lo aiutava nel compito

il fatto che lo stesso Cervantes avesse confessato nel cor-

so della prima parte che la storia di Alonso Quijano era

già raccolta negli annali della Mancha e nella cronaca

che di tali avventure aveva fatto lo storico moro Cide

Hamete Benengeli.

Avellaneda approfittò della finzione cervantina per en-

trare in ciò che credeva fosse di pubblico dominio, in ciò

che pensava appartenergli in un probabile contesto cul-

turale, in realtà fra i due, l’artista e il falso, corre un ma-

re di storia.., (soprattutto quando il falso in questo speci-

fico caso non possiede minimamente le doti che lo posso-

no mettere sullo stesso piano competitivo dell’originale,

come nella ‘cronaca’ di VM e Vermeer. In quel caso, ap-

punto, abbiamo due artisti con un codice genetico parti-

colare, padroni della propria capacità e conoscenza arti-

stica i quali sono ‘continuatori’ di una scuola, dove la ca-

pacità è il marchio di fabbrica non meno dell’ingegno e

la ‘tecnica’ di riprodurla e quindi proporla ad un clien-

te sempre più esigente che ne evedenziava lo stile non

meno della ‘riproducibilità’ fra l’oggetto riprodotto e

la tela che lo contiene.  

Per questo la scelta dei soggetti, gli interni, le dimen-

sioni, le prospettive, i colori, lo sfondo, le ombre, le lu-

ci e molto altro ancora.  La tecnica non era minor cosa,

né al di sotto del puro ‘merito ed istinto atto creativo’.

Al contrario di quanto succederà meno di due secoli do-

po in altri luoghi. Ed al contrario di quanto succede oggi

dove la stessa tecnica non può e deve riconoscersi nello

stile e nell’opera di questi autori…, eccetto che, per me-

glio comprenderli e comprendere il nostro passato irri-

mediabilmente svuotato dei valori essenziali per quella 

stessa sua ‘riproducibilità’ privata, però, dei suoi conte-

nuti essenziali…..

VM in pratica non si considerava un falsario, ma una

sorta di ‘prosecutore’, che padroneggiava sia la capaci-

tà artistica, sia la capacità di sovrappore la stessa in un’-

opera di ‘prosieguo storico’ con un suo ‘illustre antenato’.

Una sorta di alunno della premiata ‘bottega Vermeer’,

forse fu proprio questo che l’opinione pubblica raccol-

se all’epoca dei fatti. Forse fu proprio per questo che ta-

luni musei conservano, senza imbarazzo, talune opere

di VM, distinguendolo da volgari ciarlatani…..).

 

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Cervantes fu raggiunto dalla notizia dell’apparire di un

concorrente quando si trovava già oltre la metà nella ste-

sura della seconda parte, al capitolo LIX, e la prima cosa

che attirò la sua attenzione fu la sfilza di insulti che Avel-

laneda gli rivolgeva in un prologo. La sfilza di calunnie,

la sfilza di minacce…, che appartengono ad un modello

di insolenza noto alla storia…:

 

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lo chiama vecchio e monco, come se fosse stato in suo po-

tere, avrebbe detto lo stesso Cervantes, fermare il tempo

o non perdere la mano nella più gloriosa battaglia che i

secoli mai videro.

Lo incolpava anche l’Avellaneda di essere ‘aggressore

dei propri lettori’ a causa del suo prologo al Chisciotte,

e per il prologo alle Novelle esemplari lo tacciava di su-

perbia.

La reazione di Cervantes non si fece attendere:

a partire da quel capitolo si sarebbero moltiplicate le al-

lusioni ad Avellaneda e al suo falso Chisciotte nel testo

di quello vero.

 

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Di che cosa stiamo parlando?

Cervantes farà in modo che arrivi all’orecchio dello stes-

so don Chisciotte l’esistenza di un tale che andava di qua

e di là rubandogli il nome, il che gli suscitava il riso (già

questo fatto, sappiamo dai tempi di Aristotele, era un at-

to di superbia che difficilmente poteva essere perdonato….

– vedi Umberto Eco -), o anche a volte l’ira.

Va ancora oltre Cervantes.

 

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Mette sul cammino del suo vero cavaliere qualcuno che

dice di essere stato insieme al falso Chisciotte e di avergli

parlato, affinché lui, quello buono, quello autentico, trag-

ga dall’errore, con gentilezza e rassegnazione, il proprio

interlocutore, don Alvaro Tarfe, invenzione di Avellane-

da (un po’ ciò quello che avviene in questo stesso momen-

to, e, come insegna il buon ed aristocratico Cervantes….,

concede carta di ‘naturalità‘ all’ottuso mascherato… ,e..,

come già detto… stupido ‘contendente’).

D’altra parte Cervantes, sempre più incalzato, di sicuro

affrettò la stesura della parte rimanente, con l’ansia di 

portare in piazza di nuovo il suo vero ed eretico Chisciot-

te e con la speranza che questi togliesse di mezzo l’impo-

store (ma sappiamo anche che l’impostura è parte inte-

grante di una certa cultura……).

 

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Nessuno dubita che la pubblicazione di quello di Avella-

neda dovette colmare Cervantes di indignazione e di im-

potenza, ma il tiro dell’anonimo fu beneficio per la trama

del vero Chisciotte (per cui … grazie Avellaneda, senza

il tuo prezioso aiuto mai avremmo potuto perfezionare

rima più bella…..).

E il genio di Cervantes non esitò a portare sul piano del-

la finzione avvenimenti che erano appena accaduti nella

realtà.

La realtà della sua letteratura (come ogni eretico….) am-

metteva la realtà falsa di un apocrifo, perché tutto è me-

scolabile sul piano di ciò che è fittizio (ed aggiungerei

che in tal modo rendeva il lettore capace del suo giudi-

zio in merito, in un infinito gioco di specchi, dove la let-

teratura si confondeva con altro…, ma l’altro non va

scartato…va adoperato.. o meglio va inserito nel conte-

sto che più gli appartiene…).

Cervantes dava così inizio, in tutta la sua ‘Perfezione’,

alla metaletteratura……

(Prosegue…..)

 

 

 

 

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I PERFETTI INGRANAGGI DELL’ARTE ovvero il Sogno nel Sogno prosegue… (13)

 

PI01

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Mostri & Nebbie artiche (11/12)

Prosegue in:

Gli Specchi della vera Natura (14/5)

Foto del blog:

O, se preferisci, giochi di specchi…..IN…:

….L’ultimo treno per Yuma…  

 

 

 

 

I PERFETTI INGRANAGGI DELL’ARTE (il Sogno nel Sogno prosegue…)

 

 

 

 

 

PI4

 

PARLANDO DI OGNI NAUFRAGIO fra un gambero e l’altro…

 

LV2

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Un Sogno nel Sogno….

 

 

 

 

I marinai foglie di coca digeriscono in coperta

il capitano ha un amore al collo

venuto apposta dall’Inghilterra

 

LAV01

 

il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale

ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare

ha una frusta giocattolo sotto l’abito da tè.

 

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E la radio di bordo è una sfera di cristallo

dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo

 

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il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto

ride con gli occhi al circo Togni…

….quando l’acrobata sbaglia il salto.

 

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E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli

i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli

 

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il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe

per far pace con gli applausi per sentirsi più distante

 

lv9

 

la sua stella sì e oscurata da quando

ha vinto la gara del sollevamento pesi.

 

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E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva

ruba l’amore del capitano attorcigliandole la vita

 

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Il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia

tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia

ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè.

 

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E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta

si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba

a sorse

AL BALLO MASCHERATO NEI GIARDINI DI PRIMAVERA

 

FD 19

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Il ramo industrioso dell’uomo….

Prosegue in:

La prodigiosa sala degli specchi alla fotosintesi della vita posta…

Foto del blog:

Giochi di maschere & specchi…&

Memoria vegetale….

 

 

 

FD 21

 

 

 

 

Cristo drogato da troppe sconfitte
cede alla complicità
di Nobel che gli espone la praticità
di un’eventuale premio della bontà.

 

FD 6

 

Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
mima una sua nostalgia di natività,
io con la mia bomba porto la novità,
la bomba che debutta in società,
al ballo mascherato della celebrità.

 

FD 8

 

Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui:
lì dietro si racconta un amore normale
ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.

 

FD 13

 

E il viaggio all’inferno ora fallo da solo
con l’ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo,
sorpresa sulla porta d’una felicità
la bomba ha risparmiato la normalità,
al ballo mascherato della celebrità.

 

FD 2

 

La bomba non ha una natura gentile
ma spinta da imparzialità
sconvolge l’improbabile intimità
di un’apparente statua della Pietà.

 

FD 9

 

Grimilde di Manhattan, statua della libertà,
adesso non ha più rivali la tua vanità
e il gioco dello specchio non si ripeterà
‘Sono più bella io o la statua della Pietà’
dopo il ballo mascherato del celebrità.

 

FD 11

 

Nelson strappato al suo carnevale
rincorre la sua identità
e cerca la sua maschera, l’orgoglio, lo stile,
impegnati sempre a vincere e mai a morire.

 

FD 4

 

Poi dalla feluca ormai a brandelli
tenta di estrarre il consiglio della sua Trafalgar
e nella sua agonia, sparsa di qua, di là,
implora una Sant’Elena anche in comproprietà,
al ballo mascherato della celebrità.

 

FD 7

 

Mio padre pretende aspirina ed affetto
e inciampa nella sua autorità,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
ma lui esplode dopo, prima il suo decoro.

 

FD 3

 

Mia madre si approva in frantumi di specchio,
dovrebbe accettare la bomba con serenità,
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità,
ma ora accetta di morire soltanto a metà
la sua parte ancora viva le fa tanta pietà,
al ballo mascherato della celebrità.

 

FD 12

 

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
accesa soltanto a metà
quel poco che mi basta per contare i caduti,
stupirmi della loro fragilità,
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
amico che m’hai insegnato il ‘come si fa’
se no ti porto indietro di qualche minuto
ti metto a conversare, ti ci metto seduto
tra Nelson e la statua della Pietà,
al ballo mascherato della celebrità.

 

 

FD 16

 

 

 

 

Imputato ascolta!
noi ti abbiamo ascoltato….
Tu non sapevi di avere
una coscienza al fosforo
piantata tra l’aorta e l’intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell’ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione.
E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo
più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.
Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
l’indice,
eppure anche tu hai giudicato.
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato,
il potere ti è grato.
Ascolta!
Una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva
dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo..
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?

(Fabrizio De Andrè)

 

 

 

 

 

FD 5

 

VISIONI FRA LE ROCCE (ritorno di un Re…)

 

VISIONI 8

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Un Fiore per…..

Prosegue in:

Più che una preghiera una più profonda riflessione…

 

 

 

 

Re Carlo tornava dalla guerra

lo accoglie la sua terra

cingendolo d’allor

al sol della calda primavera

lampeggia l’armatura

del sire vincitor

il sangue del pricipe del Moro

arrossano il ciniero

d’identico color

ma più del corpo le ferite

da Carlo son sentite

le bramosie d’amor

 

VISIONI 2

 

‘Se ansia di gloria o sete d’onore

spegne la guerra al vincitore

non ti concede un momento per fare l’amore

chi poi impone alla sposa soave castità

la cintura in me grave

in battaglia può correre il rischio

di perdere la chiave’.

Così si lamenta il Re cristiano

s’inchina intorno al grano

gli son corona i fior

 

VISIONI 4

 

lo specchio di chiara fontanella

riflette fiero in sella

dei mori il vincitor.

Quand’ecco nell’acqua si impone

mirabile visione

il simbol d’amor

nel folto di lunghe treccie bionde

il seno si confonde

ignudo in pieno sol

‘Mai non fu vista cosa più bella

mai io non colsi siffatta pulzella’

 

VISIONI 3

 

disse Re Carlo scendendo di sella

‘De’ cavaliere non v’accostate

già d’altri è gaudio quel che cercate

ad altra più facile fonte la sete calmate’.

Sorpreso da un dire così deciso

sentendosi deriso

Re Carlo s’arrestò

ma più dell’onor poté il digiuno

fremente l’elmo bruno

il sire si levò

codesta era l’arma sua segreta

 

VISIONI 6

 

da Carlo spesso usata

in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone

e un volto da caprone

ma era sua maestà

‘Se voi non foste il mio sovrano’ 

Carlo si sfila il pesante spadone

‘Non celerei il disio di fuggirvi lontano

ma poiché siete il mio signore’

Carlo si toglie l’intero gabbione

 

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‘Debbo concedermi spoglia ad ogni pudore’

Cavaliere egli era assai valente

ed anche in quel frangente

d’onor si ricoprì

e giunto alla fine della tenzone

incerto sull’arcione

tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella

repente la parcella

presenta al suo signor

‘Beh proprio perché voi siete il sire

fan cinquemila lire

è un prezzo di favor’

 

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‘E’ mai possibile o porco di un cane

che le avventure in questo reame

debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c’è poi da ridire

ben mi ricordo che pria di partire

v’eran tariffe inferiori alle tremila lire’ 

Così detto agì da gran cialtrone

con balzo da leone

in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco

fra i glicini e il sambuco

il re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra

lo accoglie la sua terra

cingendolo d’allor

al sol della calda primavera

lampeggia l’armatura

del sire vincitor.

(Fabrizio de André, Carlo Martello)

 

 

 

 

VISIONI 7