VISIONI FRA LE ROCCE (ritorno di un Re…)

 

VISIONI 8

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Un Fiore per…..

Prosegue in:

Più che una preghiera una più profonda riflessione…

 

 

 

 

Re Carlo tornava dalla guerra

lo accoglie la sua terra

cingendolo d’allor

al sol della calda primavera

lampeggia l’armatura

del sire vincitor

il sangue del pricipe del Moro

arrossano il ciniero

d’identico color

ma più del corpo le ferite

da Carlo son sentite

le bramosie d’amor

 

VISIONI 2

 

‘Se ansia di gloria o sete d’onore

spegne la guerra al vincitore

non ti concede un momento per fare l’amore

chi poi impone alla sposa soave castità

la cintura in me grave

in battaglia può correre il rischio

di perdere la chiave’.

Così si lamenta il Re cristiano

s’inchina intorno al grano

gli son corona i fior

 

VISIONI 4

 

lo specchio di chiara fontanella

riflette fiero in sella

dei mori il vincitor.

Quand’ecco nell’acqua si impone

mirabile visione

il simbol d’amor

nel folto di lunghe treccie bionde

il seno si confonde

ignudo in pieno sol

‘Mai non fu vista cosa più bella

mai io non colsi siffatta pulzella’

 

VISIONI 3

 

disse Re Carlo scendendo di sella

‘De’ cavaliere non v’accostate

già d’altri è gaudio quel che cercate

ad altra più facile fonte la sete calmate’.

Sorpreso da un dire così deciso

sentendosi deriso

Re Carlo s’arrestò

ma più dell’onor poté il digiuno

fremente l’elmo bruno

il sire si levò

codesta era l’arma sua segreta

 

VISIONI 6

 

da Carlo spesso usata

in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone

e un volto da caprone

ma era sua maestà

‘Se voi non foste il mio sovrano’ 

Carlo si sfila il pesante spadone

‘Non celerei il disio di fuggirvi lontano

ma poiché siete il mio signore’

Carlo si toglie l’intero gabbione

 

0-2850633-marcel-meys-etude-de-nu-c3a0-la-plage-1920-via-ebay

 

‘Debbo concedermi spoglia ad ogni pudore’

Cavaliere egli era assai valente

ed anche in quel frangente

d’onor si ricoprì

e giunto alla fine della tenzone

incerto sull’arcione

tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella

repente la parcella

presenta al suo signor

‘Beh proprio perché voi siete il sire

fan cinquemila lire

è un prezzo di favor’

 

Arlaud_17

 

‘E’ mai possibile o porco di un cane

che le avventure in questo reame

debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c’è poi da ridire

ben mi ricordo che pria di partire

v’eran tariffe inferiori alle tremila lire’ 

Così detto agì da gran cialtrone

con balzo da leone

in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco

fra i glicini e il sambuco

il re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra

lo accoglie la sua terra

cingendolo d’allor

al sol della calda primavera

lampeggia l’armatura

del sire vincitor.

(Fabrizio de André, Carlo Martello)

 

 

 

 

VISIONI 7

 

…E VOI CHE INTENDENDO IL TERZO CIELO MOVETE… (27)

 

VOI CHE IL TERZO...

 

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Ammirammo sora Natura la qual tutto intende… (26)

Prosegue in:

Intuisci un (falso) Creatore, Mondo? (28)

Cercalo al di sopra del cielo stellato! (29)

Foto del blog:

Non lontano dalla selva (1)  &  (2)

Narrata di Domenica…

Da:

i miei libri

 

 

 

 

 

 

MA VOI CHE INTENDENDO……                         …….IL TERZO CIELO……

 

 

 

 

 

SA6

 

MA TE CHE MI VEDI SEI SICURO INTENDERMI? (23)

 

UE2

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Nel mezzo del cammin di nostra vita…(22/1)

Prosegue in:

Partimmo per ricomporre il Tempo (24/5)

Foto del blog:

La conservai tutta entro una biblioteca…

Poi partimmo per correggere il Tempo e

Ammirammo sora Natura….

Da:

i miei libri

 

 

 

 

PROGETTI: Ma te che mi vedi sei sicuro intendermi…?

 

 

 

 

 

ue9

 

 

DISCESA NEGLI INFERI (19)

 

DI6

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

L’Inferno della…. Compagnia…. (18/1)

Prosegue nell’:

….Antiferno… (20)

 

 

 

(Confessioni di una amica… ora ricoverata presso il reparto

neuro-psichiatrico dell’Università di Basilea…. assieme a Sonia

inseparabile sua amica….)

 

La loro casa! La loro casa!                                                                  

L’avevano persa!

Dolore, disperazione, rabbia lo travolsero…

Che cos’era, di fronte a questa spietata,

straziante realtà, qualunque timore nutrito in carcere?

Di fronte alla vista di gente sconosciuta che viveva nella sua casa,

che appendeva le proprie tendine alle sue finestre, che lo squadrava

con occhi ostili?

Era mostruoso, era incredibile…. Non potevano farlo….

Non poteva esser vero! Se pensava a quel che aveva passato per quella

casa…

le miserie che tutti avevano sofferto per quella casa….il prezzo che ave-

vano pagato pur di averla!…

 

DI16

 

Gli tornò alla mente il ricordo di tutta la lunga agonia.

I sacrifici, quei trecento dollari che erano riusciti a mettere insieme, tutto quel

che avevano al mondo, tutto quello che li separava dalla morte per inedia!

E poi la fatica quotidiana, mese dopo mese , per racimolare i dodici dollari,

oltre gli interessi, e poi le tasse e le altre spese e le riparazioni e che altro!

CI AVEVANO MESSO L’ANIMA per pagarsi quella casa, l’avevano pagata

con il loro sudore, con le loro lacrime…. Di più, il loro sangue.

Dede Antanas era morto in quella lotta per metter da parte il denaro…

Sarebbe stato ancora vivo e arzillo, oggi se non fosse dovuto andare a lavo-

rare nei bui sotterranei della Durham, per guadagnare la sua parte.

 

DI04

 

E Ona, anche lei aveva dato salute ed energie per pagare la casa…  

E ora, era a pezzi, distrutta; e lui pure, che non più di tre anni fa era un

giovane grande e grosso e ora se ne stava seduto lì, tremante, spezzato

nel morale, vinto, a piangere come un bimbo isterico.

Ah, avevano gettato tutti se stessi, nella lotta; e avevano perso, avevano

perso! 

Tutto quel che avevano sborsato, era andato in fumo, centesimo dopo

centesimo.

Anche la casa era andata in fumo: erano tornati al punto di partenza, di nuovo

per strada a morir di fame e di gelo!

Ora, Jurgis riusciva a vedere tutta la verità; poteva vedersi, attraverso quella

lunga sequenza d’avvenimenti, vittima d’avvoltoi famelici che s’erano gettati su

di  lui, strappandogli quanto aveva di vitale, divorandolo; di demoni che non

gli avevano dato tregua, che l’avevano torturato senza perder l’occasione di

deriderlo, di sghignazzarli in faccia.

 

DI1

 

Ah, Dio, l’orrore di quella storia, la mostruosa, l’orrenda, la demoniaca

perversione di tutto quanto! Lui e la sua famiglia, donne e bambini indifesi,

che lottavano per sopravvivere, ignorati, abbandonati a sé, sperduti, e intorno,

quei nemici in agguato, pronti a balzar loro addosso, che li incalzavano da pres-

so assetati del loro sangue!

Quel primo maledetto volantino pieno di falsità!

Quel maledetto agente immobiliare, untuoso e mielato!

E poi la trappola delle spese extra, degli interessi,  di tutti quei contributi che non

avevano alcuna possibilità di versare, che nemmeno si sarebbero provati a pagare!

E gli imbrogli degli industriali conservatori, loro padroni e loro tiranni….

 

DI3

 

Le serrate e la mancanza di lavoro, gli orari irregolari, gli spietati aumenti di

produttività, il taglio dei salari, il rialzo dei prezzi! E la crudeltà della natura

intorno, il caldo e il freddo, la pioggia e la neve; la spietatezza della città, del

paese in cui erano andati a vivere, delle sue leggi e delle sue convenzioni che

non riuscivano a comprendere!

Tutte queste cose avevano congiurato insieme contro di loro e a favore della

compagnia, che li aveva segnati come proprie prede e aspettava solo l’occa-

sione buona per colpirli.

E adesso, con quell’ultima ingiustizia, l’occasione era giunta – armi e bagaglio –

erano stati buttati fuori, la casa era stata loro tolta e rivenduta come nuova!

E non potevano farci nulla legati com’erano mani e piedi…

……E Sonia perdeva perfino la boutique…

(U. Sinclair, La giungla)

 

 

 

 

DISCESA NEGLI INFERI 2

                                  

    

L’INDUSTRIA ANARCHICA & GLI STAKANOVISTI DELLA BUSTARELLA (2)

 

ER14

 

 

 

Una buona notizia…

E due buone intervista (non certo gradite per gli stakanovisti della 

mazzetta…):  intervista rilasciata a Luca Passarini

Precedenti capitoli:

la sorgente

Prosegue in:

L’industria anarchica (3)

Foto del blog:

L’industria anarchica…  &

L’Inferno della Compagnia…

Da:

i miei libri 

 

  

 

 

Da sempre la trasparenza della sorgente è stata simbolo

della purezza morale; nella poesia di tutti i popoli l’inno-

cenza è paragonata allo sguardo terso delle fonti, e il ri-

cordo di questa immagine, trasmesso da un secolo all’-

altro, è diventato per noi un’ulteriore attrattiva.

 

er11

 

Verosimilmente quell’acqua poi si sporcherà; passerà su

detriti di roccia e su vegetali in putrefazione; stempererà

terre fangose e si caricherà dei rifiuti impuri lasciati dagli

animali e dagli uomini; ma qui, nella sua conca di pietra

o nella sua culla di giunchi, è così pura, così luminosa, che

sembra aria condensata: solo i riflessi cangianti della su-

perficie, gli improvvisi gorgoglii, i cerchi concentrici del-

le increspature, i contorni indecisi e fluttuanti dei ciottoli

sommersi rivelano che questo fluido così limpido è acqua,

così come lo sono i grandi fiumi melmosi.

 

er9

 

Se ci chiniamo sulla fonte, scoprendo i nostri volti stanchi

e spesso incattiviti che si riflettono in quest’acqua così lim-

pida, non possiamo far a meno di ripetere istintivamente,

anche senza averlo mai imparato, il vecchio canto che i

parsi insegnavano ai loro figli:

 

Avvicinati al fiore, ma non spezzarlo!

Guarda e dì sommessamente: ‘Ah, se fossi così bello!’.

Nella sorgente cristallina non lanciare una pietra!

Guarda e pensa sommessamente:’Ah, se fossi così puro!’.

 

A migliaia e migliaia i ‘pastori dei popoli’, perfidi o pieni

di buone intenzioni che siano, si sono armati della frusta

e dello scettro o, più abili, hanno ripetuto per secoli e se-

coli formule di obbedienza per rendere docili le volontà

e stupide le menti; ma per fortuna tutti questi signori,

 

er13

 

che volevano asservire gli altri uomini con il terrore, l’-

ignoranza o lo spietato meccanismo dell’abitudine, non

sono riusciti a creare un mondo a loro immagine, non

sono stati capaci di trasformare la natura in un grande

giardino di mandarini cinesi, con alberi torturati a for-

ma di mostri e di nani, vasche geometriche e grotte ar-

tificiali all’ultima moda.

La terra, con la grandiosità dei suoi orizzonti, la fre-

schezza dei suoi boschi, la trasparenza delle sue sor-

genti, è rimasta la grande educatrice e ha continuato

a richiamare le nazioni all’armonia e alla ricerca della

libertà.

 

ER1

 

Una montagna che mostra nevi e ghiacciai in pieno cielo

al di sopra delle nuvole, una grande foresta in cui rim-

bomba il vento, un ruscello che scorre fra i prati, spesso

hanno fatto più degli eserciti per la salvezza del popolo.

 

Ora spetta a tutti gli uomini che amano la poesia e la scienza,

a tutti coloro che vogliono lavorare per la felicità umana, to-

gliere il (cupo e triste) sortilegio lanciato contro le sorgenti

dai preti ignoranti del Medioevo….

(Elisée Reclus, Storia di un ruscello)

 

 

 

 

 

er8

 

LA SORGENTE

 

er12

 

 

 

 

Prosegue in:

L’industria anarchica (2)…..

 

 

 

 

La storia di un ruscello, anche di quello che nasce e si

perde fra il muschio, è la storia dell’infinito.

Quelle goccioline che scintillano hanno attraversato il

granito, il calcare e l’argilla; sono state neve sulla fred-

da montagna, molecola di vapore di una nuvola, bianca

schiuma sulla cresta delle onde; il sole, nel suo corso

giornaliero, le ha fatte risplendere dei più vividi riflessi;

la pallida luce della luna le ha cosparse di vaghe iride-

scenze; il fulmine le ha trasformate in idrogeno e ossigeno,

e poi con un nuovo impatto ha fatto scorrere come acqua

quegli elementi primordiali.

Tutti gli agenti dell’atmosfera e dello spazio, tutt le forze

cosmiche hanno lavorato insieme per modificare continua-

mente l’aspetto e la posizione dell’impercettibile  goccioli-

na.

Anch’essa è un mondo, come gli astri che ruotano nei cieli,

e la sua orbita si sviluppa di ciclo in ciclo in un movimento

senza sosta.

Ma il nostro sguardo non è abbastanza ampio da abbracciare

nel suo insieme il circuito della goccia e ci limitiamo a seguir-

la nei suoi giri e nei suoi salti, da quando appare nella sorgen-

te fino a quando si mescola con l’acqua del grande fiume o

dell’ oceano.

Deboli come siamo, cerchiamo di misurare la natura secondo

le nostre capacità; ogni suo fenomeno si riduce per noi alla

quantità ridotta di impressioni che abbiamo provato.

Che cos’è il ruscello, se non l’angolino grazioso in cui abbia-

mo visto l’acqua scorrere all’ombra degli alberi, in cui abbiamo

visto oscillare l’erba flessuosa e fremere giunchi degli isolotti?

La sponda fiorita su cui ci piaceva stenderci al sole sognando

la libertà il sentiero sinuoso che costeggia la corrente e che se-

guivamo a passi lenti osservando il filo dell’acqua, l’angolo di

roccia da cui la massa compatta si tuffa in una cascata e si in-

frange in schiuma, la sorgente gorgogliante: nel nostro ricordo,

più o meno, il ruscello è tutto qui.

Il resto si perde in una nebbia indistinta.

La sorgente soprattutto, il punto in cui il rivolo d’acqua, fin

allora nascosto, improvvisamente appare: ecco il luogo affa-

scinante verso il quale ci sentiamo irresistibilmente attratti.

Che la sorgente sembri dormire nel prato come una semplice

pozza fra i giunchi, che gorgogli nella sabbia giocando con le

pagliuzze di quarzo o di mica che salgono, scendono e rimbal-

zano in un vortice ininterrotto, che sgorghi modestamente fra

le due pietre, all’ombra discreta dei grandi alberi, oppure che

zampilli rumorosamente da una fessura della roccia: come non

sentirsi affascinati da questa acqua che, appena sfuggita all’o-

scurità, riflette così allegramente la luce?

Se anche noi godiamo del quadro incantevole della sorgente,

ci è facile capire perché gli arabi, gli spagnoli, i montanari dei

Pirenei e tanti altri di ogni razza e clima che abbiamo visto nel-

le sorgenti degli ‘occhi’ attraverso i quali esseri rinchiusi nel bu-

io delle rocce vengono per un attimo a contemplare il verde e

lo spazio.

(E. Reclus, Storia di un ruscello)

 

 

 

 

 

er10

 

L’ASSALTO (alla ragione)

 

Prosegue in:

(l’assalto) ALLA RAGIONE  &

La politica della ricchezzza….. 

Foto del blog:

Breve riflessione nel giorno dell’insediamento  &

20-01-1900  &

Le nostre montagne da salvare

Da:

i miei libri

 

 

 

 

l'assalto

 

 

 

  

La struttura interiore della libertà ha la forma di una doppia

elica: un filamento, la libertà politica, si avvolge verso l’alto,

descrivendo una spirale in coppia con un altro filamento, la

libertà economica.

Affinché la struttura della libertà resti integra, tuttavia è ne-

cessario che i due filamenti, pur intrecciati, rimangano distin-

ti.

Se nella storia della libertà le componenti economica e politi-

ca sono da considerarsi alla stregua di fratello e sorella, è dal-

l’unione incestuosa di ricchezza e potere che proviene la più

pericolosa minaccia alla democrazia.

Se la ricchezza può essere facilmente barattata con il potere,

la concentrazione dell’una o dell’altro può raddoppiare il po-

tenziale corruttore di entrambi.

 

l'assalto

 

In questo caso, l’elica della libertà precipita verso il basso in

una malsana combinazione di accentramento economico e

politico.

Tale dinamica si è manifestata ripetutamente nel corso della

storia: la ricchezza e il potere si sono concentrati nelle mani

di pochi, che hanno consolidato e perpetuato il proprio con-

trollo a spese dei molti.

Uno schema, questo, palesatosi, nelle più diverse varianti e

interrotto soltanto in pochi casi eccezionali e memorabili,

come nell’antica Atene.

Il tentativo più incoraggiante di rompere con questo sche-

ma vizioso è avvenuto con la fondazione degli Stati Uniti

d’America. Per la prima volta nella storia, grandi masse di

individui erano autorizzate a usare regolarmente la cono-

scenza e il sapere per mediare tra la ricchezza e il potere.

 

l'assalto

 

E poiché in America l’unica fonte legittima di potere sareb-

be stata il consenso dei governanti, la ricchezza non sareb-

be stata barattabile con il potere politico.

La derivazione di un giusto potere dal consenso dei gover-

nanti dipende dall’integrità del processo di ragionamento

attraverso il quale tale consenso viene accordato.

Se il processo di ragionamento è corrotto con il denaro e

con l’inganno, il consenso dei governanti si fonda su pre-

messe fallaci e qualsiasi potere che da esso derivi è per sua

storia e natura è falso e ingiusto.

Se il consenso dei governanti viene estorto con la manipo-

lazione delle paure collettive, o carpito con la pretesa di

essere guidati da un’entità suprema, la democrazia si im-

poverisce.

 

l'assalto

 

Se, venendo meno al richiamo della ragione, una parte ri-

levante della popolazione perde fiducia nell’integrità del

processo, la democrazia può andare incontro al fallimento

(e con essa chi la vorrebbe impropriamente rappresentare).

Se i cittadini smettono di partecipare al processo politico

(divenendo strumenti passivi del potere), l’individuo che

nota i primi segni di corruzione o illogicità non trova il

modo di esprimere i propri timori e attirare l’attenzione

di altre persone che, alla luce dei medesimi fatti, potreb-

bero condividere la sua costernazione.

Non può mai nascere una massa critica di opposizione

tra individui isolati gli uni dagli altri e chiusi in ambien-

ti insonorizzati, dove possono al più guardare attraverso

uno specchio unidirezionale e gridare fino a sgolarsi, ma

senza riuscire a farsi sentire.

Se un numero sufficiente di cittadini (anche uno solo)

smette di partecipare al processo democratico, la demo-

crazia è in pericolo.

(prosegue in alla ragione)

(Al Gore, L’assalto alla Ragione)

 

 

 

 

l'assalto

 

JONATHAN SWIFT (il genio)

Precedenti  capitoli:

E. A.  Poe &

I nostri primi sogni  i nostri primi pensieri

in riferimento allo stesso autore:

L’oca… &  L’arte della menzogna politica…

Prosegue in:

John Ruskin (il genio)

Foto del blog:

Il genio (1)  (2)  (3)  (4)

Da:

i miei libri

 

 jrjs8

 

 

 

 

 

Dopo così ampio divagare, con vero piacere ora mi avvicino

all’argomento principale del discorso, che d’ora in poi terrò

con ritmo regolare fino alla fine del mio Viaggio, salvo che

qualche bella veduta non faccia capolino lungo la strada –

ma, al momento non lo posso né prevedere, né immagi-

nare.

Se ciò poi dovesse accadere, quale che sia il momento,

chiederò al mio lettore di concedermi la sua cortesia e la

sua compagnia, affinché mi permetta di condurlo ad am-

mirarla.

Perché nello scrivere è come nel Viaggio.

Se un uomo ha fretta di tornarsene a casa, e il suo cavallo

è stanco, per aver corso a lungo su strade cattive, oppure

perché è un povero ronzino, lo consiglio, chiaramente, di

prendere la strada più diretta e più battuta, per quanto fan-

gosa possa essere; ma allora sicuramente si dovrà ricono-

scere che un simile uomo si dimostrerà a dir poco un com-

pagno di Viaggio spregevole.

A ogni passo, non esiterà infatti a inzaccherare se stesso

ed i suoi compagni, inoltre i suoi pensieri e desideri e discor-

si si volgeranno unicamente verso la fine del Viaggio stesso,

e ad ogni schizzo e scivolone e inciampo nessuno si tratter-

rà dal mandarlo cordialmente al diavolo.

Invece, quando un viaggiatore procede beato e tranquillo in

sella al suo cavallo con la borsa piena e molti giorni davanti a

sé, sceglierà la strada più pulita e comoda, intratterrà amabil-

mente i suoi compagni di Viaggio, e, alla prima occasione, li

porterà con sé ad ammirare ogni spettacolo piacevole che si

presenti alla vista (ed alla lettura…), sia di arte, o di natura, o

entrambe le cose; e se gli capiterà che essi rifiutino, vuoi per

stupidità o per stanchezza, o perché più attratti da altri passa-

tempi, da altri affari, da altri Viaggi a noi distanti perché non

certo vil  e volgari ciarlatani; li lascerà procedere da soli, che

facciano come diavolo piace a loro, per poi ammirare lo spet-

tacolo da questi Signori celebrato nel macabro e corrotto

Teatro da loro presenziato… (scusate la Rima…).

Così a codesti Signori o Baroni voglio raccontare con umile

modestia lungo ugual via, che il Viaggio della vita ora è in leg-

gera salita, ma nella nobile certezza che a loro non parrà una

salita, ma al contrario una piacevole discesa, anche se la pan-

za appesantita dal Merito che rende l’ugual via, contraria al

 principio della stessa vita…..

 

jsjr19

 

Procedo alla Genealogia e descrizione poetica del MERITO,

visto che con questi Nobili ed arguti Signori debbo dividere

Viaggio e disciplina….

Figlio di Virtù e Onore, il nome del vero Merito veniva usurpa-

to da un ragazzino pretestuoso nato dall’unione di Vanità e

Impudenza. Da lontano vi era grande somiglianza fra i due e

spesso venivano confusi. Il bastardello aveva una voce stridu-

la e alta, impiegata a piagnucolare o ad urlare ed inveire e mi-

nacciare; mentre l’altro a malapena bisbigliava, spaventato

solo all’idea di parlare o rispondere a quella voce così forte e

minacciosa…

Durante le grandi assamblee, il falso merito si parava dinanzi

a quello vero e restava lì, fermo; era sempre a corte, sempre in

udienza ed al centro dell’attenzione presso i grandi Signori, o a

bisbigliare nell’orecchio di qualche ministro.

 

jrjs4

 

Più lo si alimentava e più si faceva avido arrogante e importuno.

Accadeva spesso che lo si scambiasse per il vero figlio di Virtù e

Onore e che questi venisse, invece, trattato come un impostore.

Nacque deformato e Nano, ma con i suoi moderni artefizi riusciva

ad apparire un falso Grande e per giunta di forma gradevole, nono-

stante la sua voce urlante e minacciosa….; solo i più acuti, saggi

e vigili riuscivano a scorgere le deformità e la minutezza.

Il vero Merito fu così spesso costretto (assieme ad i suoi fratelli…)

a subire l’umiliazione di far ricorso a quello falso proprio in ragione

della considerazione di cui godeva fra gli uomini di potere, per non

MORIRE DI FAME!

Il falso Merito si riempì le anticamere di servitori, gente capace di

fare proiezioni e schemi, persone passate per caso all’altra fazio-

ne, adulatori di prostitute, scrittori al soldo del regime, buffoni, poli-

ticanti, sciocchi oratori e pennivendoli al soldo del nuovo Sovrano

(o ciarlatano..); costoro lo consideravano il loro patrono e se que-

sti non li nutriva per tempo si infiammavano in un batter d’occhio.

Questa descrizione metaforica del falso Merito è applicabile, cre-

do, a molti paesi della cristianità; per quanto ci riguarda, credo si

possa dire con sufficiente sicurezza che siamo certamente in

grado di riconoscere i veri meriti di una persona. Credo, inoltre,

di poter aggiungere, senza intenti adulatori, che mai nessun prin-

cipe ebbe un ministero così capace di distinguere fra vero e falso

merito e il cui sommo interesse fosse quello di favorire il primo.

 

jrjs12

 

Va aggiunto, con il permesso, saccente permesso del falso

Merito, inoltre, che gli eccellenti signori al governo sono stati

scelti personalmente dal Primo Ministro, Primo dei falsi per (i)

Secondi Meriti….

Per concludere questa breve parentesi lungo ugual Viaggio,

come dicevo all’inizio, è grazie ai falsi Meriti degli eterni Se-

condi della Storia che il Primo Ministro così ben distribui-

sce lungo il nostro impervio cammino: il malaffare può

considerarsi non una colpa, ma una certezza di ricchez-

za e Merito nella bisaccia della loro gloria che li adorna e

addobba…, e che l’urlo e l’insulto ora adorni il nostro diffici-

le passo… che il Viaggio non è finito… per ugual cammino…

(con il permesso di Jonathan…)

  

(J. Swift, L’arte della menzogna politica)

 

 

 

 

 

jrjs11