JONATHAN SWIFT (il genio)

Precedenti  capitoli:

E. A.  Poe &

I nostri primi sogni  i nostri primi pensieri

in riferimento allo stesso autore:

L’oca… &  L’arte della menzogna politica…

Prosegue in:

John Ruskin (il genio)

Foto del blog:

Il genio (1)  (2)  (3)  (4)

Da:

i miei libri

 

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Dopo così ampio divagare, con vero piacere ora mi avvicino

all’argomento principale del discorso, che d’ora in poi terrò

con ritmo regolare fino alla fine del mio Viaggio, salvo che

qualche bella veduta non faccia capolino lungo la strada –

ma, al momento non lo posso né prevedere, né immagi-

nare.

Se ciò poi dovesse accadere, quale che sia il momento,

chiederò al mio lettore di concedermi la sua cortesia e la

sua compagnia, affinché mi permetta di condurlo ad am-

mirarla.

Perché nello scrivere è come nel Viaggio.

Se un uomo ha fretta di tornarsene a casa, e il suo cavallo

è stanco, per aver corso a lungo su strade cattive, oppure

perché è un povero ronzino, lo consiglio, chiaramente, di

prendere la strada più diretta e più battuta, per quanto fan-

gosa possa essere; ma allora sicuramente si dovrà ricono-

scere che un simile uomo si dimostrerà a dir poco un com-

pagno di Viaggio spregevole.

A ogni passo, non esiterà infatti a inzaccherare se stesso

ed i suoi compagni, inoltre i suoi pensieri e desideri e discor-

si si volgeranno unicamente verso la fine del Viaggio stesso,

e ad ogni schizzo e scivolone e inciampo nessuno si tratter-

rà dal mandarlo cordialmente al diavolo.

Invece, quando un viaggiatore procede beato e tranquillo in

sella al suo cavallo con la borsa piena e molti giorni davanti a

sé, sceglierà la strada più pulita e comoda, intratterrà amabil-

mente i suoi compagni di Viaggio, e, alla prima occasione, li

porterà con sé ad ammirare ogni spettacolo piacevole che si

presenti alla vista (ed alla lettura…), sia di arte, o di natura, o

entrambe le cose; e se gli capiterà che essi rifiutino, vuoi per

stupidità o per stanchezza, o perché più attratti da altri passa-

tempi, da altri affari, da altri Viaggi a noi distanti perché non

certo vil  e volgari ciarlatani; li lascerà procedere da soli, che

facciano come diavolo piace a loro, per poi ammirare lo spet-

tacolo da questi Signori celebrato nel macabro e corrotto

Teatro da loro presenziato… (scusate la Rima…).

Così a codesti Signori o Baroni voglio raccontare con umile

modestia lungo ugual via, che il Viaggio della vita ora è in leg-

gera salita, ma nella nobile certezza che a loro non parrà una

salita, ma al contrario una piacevole discesa, anche se la pan-

za appesantita dal Merito che rende l’ugual via, contraria al

 principio della stessa vita…..

 

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Procedo alla Genealogia e descrizione poetica del MERITO,

visto che con questi Nobili ed arguti Signori debbo dividere

Viaggio e disciplina….

Figlio di Virtù e Onore, il nome del vero Merito veniva usurpa-

to da un ragazzino pretestuoso nato dall’unione di Vanità e

Impudenza. Da lontano vi era grande somiglianza fra i due e

spesso venivano confusi. Il bastardello aveva una voce stridu-

la e alta, impiegata a piagnucolare o ad urlare ed inveire e mi-

nacciare; mentre l’altro a malapena bisbigliava, spaventato

solo all’idea di parlare o rispondere a quella voce così forte e

minacciosa…

Durante le grandi assamblee, il falso merito si parava dinanzi

a quello vero e restava lì, fermo; era sempre a corte, sempre in

udienza ed al centro dell’attenzione presso i grandi Signori, o a

bisbigliare nell’orecchio di qualche ministro.

 

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Più lo si alimentava e più si faceva avido arrogante e importuno.

Accadeva spesso che lo si scambiasse per il vero figlio di Virtù e

Onore e che questi venisse, invece, trattato come un impostore.

Nacque deformato e Nano, ma con i suoi moderni artefizi riusciva

ad apparire un falso Grande e per giunta di forma gradevole, nono-

stante la sua voce urlante e minacciosa….; solo i più acuti, saggi

e vigili riuscivano a scorgere le deformità e la minutezza.

Il vero Merito fu così spesso costretto (assieme ad i suoi fratelli…)

a subire l’umiliazione di far ricorso a quello falso proprio in ragione

della considerazione di cui godeva fra gli uomini di potere, per non

MORIRE DI FAME!

Il falso Merito si riempì le anticamere di servitori, gente capace di

fare proiezioni e schemi, persone passate per caso all’altra fazio-

ne, adulatori di prostitute, scrittori al soldo del regime, buffoni, poli-

ticanti, sciocchi oratori e pennivendoli al soldo del nuovo Sovrano

(o ciarlatano..); costoro lo consideravano il loro patrono e se que-

sti non li nutriva per tempo si infiammavano in un batter d’occhio.

Questa descrizione metaforica del falso Merito è applicabile, cre-

do, a molti paesi della cristianità; per quanto ci riguarda, credo si

possa dire con sufficiente sicurezza che siamo certamente in

grado di riconoscere i veri meriti di una persona. Credo, inoltre,

di poter aggiungere, senza intenti adulatori, che mai nessun prin-

cipe ebbe un ministero così capace di distinguere fra vero e falso

merito e il cui sommo interesse fosse quello di favorire il primo.

 

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Va aggiunto, con il permesso, saccente permesso del falso

Merito, inoltre, che gli eccellenti signori al governo sono stati

scelti personalmente dal Primo Ministro, Primo dei falsi per (i)

Secondi Meriti….

Per concludere questa breve parentesi lungo ugual Viaggio,

come dicevo all’inizio, è grazie ai falsi Meriti degli eterni Se-

condi della Storia che il Primo Ministro così ben distribui-

sce lungo il nostro impervio cammino: il malaffare può

considerarsi non una colpa, ma una certezza di ricchez-

za e Merito nella bisaccia della loro gloria che li adorna e

addobba…, e che l’urlo e l’insulto ora adorni il nostro diffici-

le passo… che il Viaggio non è finito… per ugual cammino…

(con il permesso di Jonathan…)

  

(J. Swift, L’arte della menzogna politica)

 

 

 

 

 

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IL MISTERO DELLA VITA: chi scende & chi sale (21)

 

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Precedenti capitoli:

Teoria della materia economica: chi scende & chi sale (20/1)  &

The moon Hoax (Seconda parte) (18/19) 

Foto del blog:

Il mistero della vita…  &

The moon Hoax…. &

A caccia di noi lupi…

 

Strilloni

 

 

 

 

 

 

 

La ‘Grande Notizia’:

Chi scende & chi sale…

 

 

di quel generale e del suo ministro non ne son certo

 

 

 

 

L’aeronave, al massimo del regime propulsivo, con la prora

che puntava di 21 gradi verso l’alto, continuava inconcepibil-

mente a scendere, premuta da una forza sconosciuta.

Stavano per schiantarsi.

– Tutti i motori: stop! Staccate gl’iniettori!

Non rimaneva nulla da fare. Potevano soltanto prepararsi all’

impatto, cercando di ridurre al massimo il rischio d’incendiare

l’enorme massa d’idrogeno altamente infiammabile che li sovra-

stava.

– I timoni di altitudine non rispondono più!,

il grido di Zappi arrivò nell’attimo stesso in cui la spinta cessava.

– La barra è inerte!

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Zappi si era precipitato a babordo per prendere lui il comando

della timoneria di quota.

– Zavorra! Cecioni, fila la catena della zavorra!,

ordinò Nobile.

Si trattava di una catena estremamente pesante, con oggetti simi-

li a piccole palle di cannone disposti a intervalli regolari, che ve-

niva occasionalmente abbassata come una scala di corda nel cor-

so delle operazioni di atterraggio.

Nel momento in cui ciascuna palla di cannone toccava il suolo 

nel corso degli ultimi trenta metri di discesa, il peso dell’aero-

nave progressivamente diminuiva assicurando quindi una ca-

lata più progressiva. Ma con la cabina di controllo così fortemen-

te inclinata, la fune della catena premeva duramente contro la

forcella di appoggio.

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Per Cecioni, slegarla fu un problema.

– Presto! Presto!

Il ghiaccio ormai era a meno di cento metri sotto di loro.

Di colpo, Nobile si rese conto di qualcosa di ancora più disastro-

so. Aveva ordinato di togliere potenza a tutti i motori, ma l’elica

del motore di destra continuava a vorticare alla massima veloci-

tà. E a trascinare l’aeronave in quella maledetta caduta. 

Il generale si protese attraverso un varco nell’esile parete di tela,

urlando disperatamente ad Attilio Caratti. Per qualche inspiega-

bile ragione, il sottufficiale motorista non aveva ricevuto il suo

precedente ordine di fermata.

 

di quel generale e del suo ministro non ne son certo

 

Nell’istante in cui tornò a voltarsi, Nobile vide che il terzo moto-

re, quello poppiero, appeso al sistema di cavi nella pesante se-

zione di coda dell’Italia, stava per arrivare a contatto con la cros-

ta di ghiaccio. All’interno della gondola di motorista, come in 

un frammento uscito da un incubo, ebbe la sensazione di vede-

re Vincenzo Pomella alzare le braccia per proteggere il volto

dall’ormai inevitabile impatto.

Nobile tornò a ritirare la testa nell’involucro.

Dall’oblò del vano di pilotaggio dove si era istintivamente pre-

cipitato per aiutare Malmgren a tenere il timone, vide il ghiaccio,

salire verso di lui.

Non c’era neve, neppure il più esile dei manti ad assorbire l’urto.

C’erano solamente frastagliati rostri lividi, duri e micidiali come

granito.

– Dio ci aiuti!

Furono le uniche parole che Nobile riuscì a pronunciare.

(Chiedeva aiuto a Dio….???)

(W. Cross, Disastro al polo)

 

 

 

 

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DIO RIDE DI QUANTO UDITO E LETTO (…ma non lo dite per loro infelice verbo) (4)

 

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Precedenti capitoli:

Intermezzo con la ‘Grande Notizia’ (3/1)

Prosegue in:

….E ride di gusto del male edificato… (5)

Foto del blog:

Dio ride (ma non lo dite…) &

The moon Hoax (Seconda parte)

Da:

i miei libri 

 

  

 

 

Ci trovammo sulla soglia di una stanza simile per forma alle

altre tre stanze cieche eptagonali, in cui dominava un forte

odore di chiuso e di libri macerati dall’umidità.

Il lume che tenevo alto illuminò dapprima la volta, poi mossi

il braccio verso il basso, a destra e a sinistra, e la fiamma alitò

vaghi chiarori sugli scaffali lontani, lungo le pareti.

Infine vedemmo al centro, colmo di carte, e dietro al tavolo,

una figura seduta, che pareva attenderci immobile al buio, se

pure era ancora viva. Prima ancora che la luce illuminasse il

suo volto, Guglielmo parlò.

 

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– Felice notte, venerabile Jorge,

disse.

– Ci attendevi?

La lampada ora, avanzati noi di qualche passo, rischiarava il

volto del vecchio, che guardava come se vedesse (ma in realtà

se pensiate che veda, è pur sempre cieco, più dello stalliere suo

compare nel suo dire in questo ardire….).

– Sei tu, Guglielmo da Baskerville?

chiese.

– Ti attendevo da oggi pomeriggio prima del vespro, quando

venni a rinchiudermi qui. Sapevo che saresti arrivato.

(….)

– Sin dal primo giorno ho capito che tu avresti capito. Dalla tua

voce, dal modo in cui mi hai condotto a dibattere su ciò di cui

non volevo si parlasse. Eri meglio degli altri, ci saresti giunto

comunque. Sai, basta pensare e ricostruire nella propria mente i

pensieri dell’altro. E poi ho sentito che facevi domande agli altri

monaci, tutte giuste. Ma non facevi mai domande sulla bibliote-

ca, come se ormai ne conoscessi ogni segreto.

(…..)

 

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– Per questo ti aspettavo….E ora cosa vuoi?

– Voglio vedere,

disse Guglielmo,

– l’ultimo manoscritto del volume rilegato che raccoglie un testo

arabo, uno siriano e una interpretazione o trascrizione della

‘Coena Cypriani’. Voglio vedere quella copia in greco, fatta

probabilmente da un arabo, o da uno spagnolo, che tu hai 

trovato quando, aiuto di Paolo da Rimini, hai ottenuto che ti

mandassero nel tuo paese a raccogliere i più bei manoscritti

delle Apocalissi di Leon e Castiglia, un bottino che ti ha reso

famoso e stimato qui all’abbazia e ti ha fatto ottenere il posto

di bibliotecario, mentre spettava ad Alinardo, di dieci anni più

vecchio di te (ma sappiamo che il bottino ed il servigio ti ha reso

il posto destinato ad altri…).

 

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– Voglio vedere quella copia greca scritta su carta da panno, che

allora era molto rara, e se ne fabbricava proprio a Silos, vicino a

Burgos, tua patria. 

– Voglio vedere il libro che tu hai sottratto laggiù, dopo averlo

letto (e forse anche copiato), perché non volevi che altri lo leggesse

(e scoprire l’arte del genio…), e che hai nascosto qui, proteggendolo

in modo accorto, e che non hai distrutto perché un uomo come te

(un inquisitore come te…) ..non distrugge un libro, ma soltanto

lo custodisce e provvede a che nessuno lo tocchi.

– Voglio vedere il secondo libro della Poetica di Aristotele, quello

che tutti ritenevano perduto o mai scritto, e di cui tu custodisci

forse l’unica copia.

 

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– Quale magnifico bibliotecario saresti stato, Guglielmo,

disse Jorge, con un tono insieme di ammirazione e rammarico.

– Così sai proprio tutto. Vieni, credo ci sia uno sgabello dalla

tua parte del tavolo. Siedi, ecco il tuo premio.

Guglielmo si sedette e posò il lume, che gli avevo passato,

illuminando dal basso il volto di Jorge. Il vecchio prese un

volume che aveva davanti e glielo passò. Io riconobbi la 

rilegatura, era quello che avevo aperto nell’ospedale, creden-

dolo un manoscritto arabo.

– Leggi, allora, sfoglia, Guglielmo,

disse Jorge.

– Hai vinto.

Guglielmo guardò il volume, ma non lo toccò. Trasse dal saio un

paio di guanti, non i suoi con la punta delle dita scoperte, ma

quelli che indossava Severino quando lo avevano trovato morto. 

Aprì lentamente la rilegatura consunta e fragile. 

Io mi avvicinai e mi chinai sopra la sua spalla.

Jorge col suo udito finissimo udì il rumore che facevo.

Disse:

– Ci sei anche tu, ragazzo? Lo farò vedere anche a te….dopo.

Guglielmo scorse rapidamente le prime pagine.

E’ un manoscritto arabo sui detti di qualche stolto, secondo il 

catalogo,

disse.

– Di cosa tratta?

– Oh, sciocche leggende degli infedeli, dove si ritiene che gli stolti

abbiano dei motti arguti che stupiscono anche i loro sacerdoti ed

entusiasmano i loro califfi…

– Il secondo è un manoscritto siriaco, ma secondo il catalogo tra-

duce un libello egiziano di alchimia. Come mai si trova raccolto

qui?

– E’ un’opera egiziana del terzo secolo della nostra era. Coerente

con l’opera che segue, ma meno pericolosa. Nessuno porrebbe

orecchio ai vaneggiamenti di un alchimista africano…..

(U. Eco, Il nome della rosa)

(Prosegue…)

 

 

 

 

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INTERMEZZO CON LA ‘GRANDE NOTIZIA’: ‘Nessuno’ ha vinto… (2)

 

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 Precedente capitolo:

Il mio malessere (sarà forse alleviato da un diverso spettacolo… che i ciclopi non si offendano in ragion della medesima democrazia da loro così mal ingurgidata…) (1)

Prosegue in:

‘Nessuno’… ha vinto (3)

 

OD7

 

 

 

 

 

 

 

….La ‘Grande Notizia’…..

 

 

 

 

ODISSEO:

Lo volle un dio: non accusare gli uomini.

Ora noi, figlio nobile del dio dei mari, ti preghiamo e ti diciamo

col cuore in mano: non osare uccidere gente amica venuta alla

tua grotta, non farne orrido pasto alla tua bocca.

 

OD27

 

Noi preservammo i templi, assicurandoli a tuo padre nel cuore

della Grecia, signore. E illeso resta il sacro porto del Tènaro, e i

segreti promontori di Màlea, è salva la rupe argentifera del Su-

nio, sacra alla fulgida Atena, la rada di Geresto; e tutta l’Ellade,

non ci macchiammo dell’onta di cederla ai Frigi.

Ora anche tu, di tutto questo, hai parte: sono terra greca gli antri

segreti dove vivi, sotto l’Etna che stilla fuoco. Se questi ti ripugna-

no, ebbene c’è una legge per gli uomini: d’accogliere dei supplici

naufragati, d’offrire doni e aiuto di vesti, e non di passare allo 

spiedo che infila i buoi le loro carni, in modo che tu sazi la bocca

e la pancia.

 

OD31

 

Già la terra di Priamo troppi lutti ha fatto in Grecia, bevendosi il

sangue di tanti morti, versato in battaglia; ha rovinato mogli orbe

dell’uomo e vecchie orbe di figli, e incanutiti padri.

Se tu, di quelli che rimangono, arrostendo le carni ora consumi

un fiero pasto, quale scampo c’è?

Dammi retta, Ciclope: lascia stare l’ingordigia procace, e la pietà

scegli sull’empietà: per molti, un lucro disonesto si cangia in un

castigo.

 

OD28

 

CICLOPE:

Caro omarino mio, per chi capisce, è la ricchezza il vero dio, le

altre cose rumore vano e belle frasi. Dei promontori marini ove

il padre s’è situato, io me n’infischio: a quale scopo li hai messi

innanzi?

A me, straniero, il fulmine di Zeus non fa venire i brividi, non

so proprio in che cosa Zeus è un nume potente più di me.

Di tutto il resto me ne frego, e sta’ a sentire perché me ne frego.

Quando dall’alto manda giù la pioggia, me ne sto in questa

grotta, riparato e all’asciutto, mi mangio un vitellino cotto e

una bestia selvaggia, giacendo a pancia all’aria, e me l’innaffio

a regola d’arte, perché ci bevo sopra un’anfora di latte e, spez-

zettando nel vestito, faccio rumore, a gara con i tuoni di Zeus.

 

OD32

 

Se poi la tramontana trace fa cadere la neve, m’imbacucco tutto

in pelli di fiere, accendo il fuoco e della neve me ne frego. Il

suolo, volere o no, producendo per forza l’erba, m’ingrassa

le pecore. E io non le immolo a nessuno: solo a me (agli dèi

no), solo a questa, la prima delle divinità, la pancia mia.

Perché, mangiare e bere alla giornata, questo è lo Zeus degli

uomini di senno, e insieme non affliggersi per nulla.

Quanti fecero leggi, complicando l’esistenza, io li mando a

quel paese. La vita mia non rinuncio a trattarla bene – e 

neppure a divorare te. 

 

OD33

 

Doni ospitali sì li avrai – ché voglio essere irreprensibile:

saranno il fuoco e questo elemento paterno a quel paiolo che,

nel suo bollore, vestirà bene la tua carne dura.

Avanti, andate dentro: vi dovete mettere intorno all’ara per

il rito al dio dell’antro e satollare me.

(prosegue in Pagine di Storia)

 

 

 

 

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Dal mar Baltico alla Luna… ovvero: DELLE SCOPERTE FATTE SULLA LUNA DEL dott. GIOVANNI HERSCHEL (13)

 

AP 23

 

 

 

 

Precedenti capitoli:

Dal mar baltico (11)…..    ….alla Luna (12)

Prosegue in:

Domani verrà (14/1)

Foto del blog:

Dal mar Baltico alla Luna

Da:

i miei libri

 

 

 

 

DELLE SCOPERTE FATTE SULLA LUNA DEL  dott.  GIOVANNI HERSCHEL….

 

 

 

 

 

 

AP 22

DALLA TERRA ALLA CULLA (ovvero due facce della stessa medaglia) (7)

 

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Precedenti capitoli:

L’homunculus (6/1)

Prosegue in:

Dalla Terra alla culla (8/1)

Foto del blog:

Clima street (by Isaac Cordal)  (1)  &  (2)  &

Insoliti viaggi (onirici): ovvero… racconti della domenica… 

Da:

i miei libri

 

 

 

 

LETTERE DALLA TERRA ALLA CULLA  (7)

 

 

 

 

 

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