UNA LETTERA PER LA STORIA

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Un nobel per la pace &

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La forza della Poesia (1)  &  (2)

Da:

i miei libri

 

 Luther King Marches

 

 

 

   

Il nuovo e meraviglioso clima di combattività di cui oggi

è impregnata l’intera comunità negra non deve indurci a

diffidare di tutti i bianchi, perché molti nostri fratelli bian-

chi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito

che il loro destino è legato al nostro.

Hanno capito che la loro libertà si lega con un nodo ine-

stricabile alla nostra.

Non possiamo camminare da soli.

E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un

giuramento: di proseguire sempre avanti.

Non possiamo voltarci indietro.

C’è chi domanda ai devoti dei diritti civili: “Quando sa-

rete soddisfatti?”.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i negri con-

tinueranno a subire gli indescrivibili orrori della bruta-

lità poliziesca.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché non riuscire-

mo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli

alberghi delle città, per dare riposo al nostro corpo affa-

ticato dal viaggio.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché tutta la fa-

coltà di movimento dei negri resterà limitata alla possi-

bilità di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i nostri figli

continueranno a essere spogliati dell’identità e derubati

della dignità su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i negri del

Mississippi non potranno votare e i negri di New York

crederanno di non avere niente per cui votare.

No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddi-

sfatti, finché la giustizia non scorrerà come l’acqua, e

la rettitudine come un fiume in piena.

Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui

dopo grandi prove e tribolazioni.

Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di

prigione.

Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la

libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecu-

zione e travolti dai venti della brutalità poliziesca.

Siete i reduci della sofferenza creativa.

Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferen-

za immeritata ha per frutto la redenzione.

Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, torna-

te nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate

in Lousiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle

nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo

questa situazione può cambiare e cambierà.

Non indugiamo nella valle della disperazione.

Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affron-

tare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad

avere un sogno. 

E’ un sogno che ha radici profonde nel sogno america-

no.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e

vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo

queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini

sono creati uguali. 

Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne del-

la Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex pa-

droni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola

della fraternità.

Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mis-

sissippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia,

il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’-

oasi di libertà e di giustizia.  

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno

vivranno in una nazione in cui non saranno giudica-

ti per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro

personalità.

Oggi ho un sogno!

Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, do-

ve i razzisti sono più che mai accaniti, dove il gover-

natore non parla d’altro che di potere di compromesso

interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un

giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le

bambine nere potranno prendere per mano bambini

bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle. 

Oggi ho un sogno!

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata,

ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi

scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diven-

teranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e

tutte le creature la vedranno insieme.

Questa la nostra speranza.

Questa è la fede che porterò con me tornando nel Sud. 

Con questa fede potremo cavare dalla montagna della

disperazione una pietra di speranza.

Con questa fede potremo trasformare le stridenti di-

scordanze della nostra nazione in una bellissima sin-

fonia di fraternità.

Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare

insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme,

schierarci insieme per la libertà, sapendo che un gior-

no saremo liberi. 

Quel giorno verrà quando TUTTI I FIGLI DI DIO po-

tranno cantare un significato nuovo: “Patria mia, è di

te, dolce terra di libertà, è di te che io canto.

Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio

dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà!”.

E se l’America vuol essere una grande nazione, biso-

gna che questo diventi vero.

E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie

colline del New Hampshire.

Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di

New York.

Che la libertà riecheggi dagli elementi dagli elevati

Allegheny della Pennsylvania.

Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne

Rocciose del Colorado.

Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della Ca-

lifornia.

Ma non soltanto.

Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della

Georgia.

Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del

Tennessee.

Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni for-

micaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la

libertà.

E quando questo avverrà, quando faremo riecheggia-

re la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni

villaggio e da ogni paesino, da ogni stato e da ogni cit-

tà, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno IN CUI

TUTTI I FIGLI DI DIO, NERI E BIANCHI, EBREI E

GENTILI, PROTESTANTI E CATTOLICI, POTRANNO

PRENDERSI PER MANO E CANTARE LE PAROLE:

“LIBERI FINALMENTE, LIBERI FINALMENTE.

GRAZIE A DIO ONNIPOTENTE, SIAMOLIBERI

FINALMENTE”. 

(Martin Luther King, I have a dream)

 

 

 

 

 

King In Alabama

 

UNA LETTERA PER LA STORIAultima modifica: 2015-03-07T00:00:00+00:00da giuliano106
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