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Dialoghi con Pietro Autier 2 &
Riti, sacrifici, e violenza in:
Quando alla fine del XV secolo l’Europa si accinse a espander-
si oltre i propri confini, era un continente assai diversificato.
L’Italia stava vivendo allora il suo Rinascimento, ma non fu
questo paese il punto di partenza per le grandi esplorazioni
geografiche.
Gli stati che si affacciavano sull’Atlantico e che avrebbero pre-
sto fondato imperi oltremare godevano solo in minima parte
dello splendore artistico e della vivacità culturale dell’Italia.
Sebbene oggi si riescano a scorgere in quel periodo i primi germi
dell’epoca moderna, i popoli dell’Europa occidentali destinati a
divenire grandi potenze conoscevano solo il passato da cui pro-
venivano, fatto di ideali, comportamenti e aspettative ancora so-
stanzialmente feudali.
Quando gli Europei diedero inizio ai loro mirabili viaggi di esplo-
razione verso ‘nuovi’ favolosi mondi, non potevano che esporta-
re l’unico bagaglio culturale di cui erano in possesso; gli strumen-
ti culturali e istituzionali con cui conquistarono e colonizzarono
le nuove terre erano gli stessi che già conoscevano in patria.
Impegnati su migliaia di fronti diversi, gli Europei sbarcarono
con successo approfittando della superiorità tecnologica data lo-
ro dalle navi e dalle armi da fuoco, per poi imporre alle società
dei popoli indigeni i modelli che i conquistatori già ben conosce-
vano.
I teologi medievali avevano insegnato che il risultato di una con-
quista poteva essere legittimato solo nel caso in cui la guerra vin-
ta sul campo fosse stata una guerra giusta. Per gli ambiziosi signo-
ri e condottieri feudali poteva essere talvolta difficile adattare al-
le opportunità contingenti le condizioni che definivano una giusta
guerra, ma si preferiva evitare di contravvenire troppo apertamen-
te a questa dottrina per non dare alcun vantaggio al nemico.
Le difficoltà aumentavano quando candidati alla sottomissione e-
rano dei popoli che abitavano dalla parte opposta del globo; non
era facile dichiarare una guerra giusta e difensiva contro un nemi-
co che non si era mai avvicinato a meno di mille miglia dai propri
confini.
Fortunatamente vi era un precedente a favore: le Crociate aveva-
no infatti chiaramente affermato il principio secondo cui una guer-
ra condotta nell’interesse della Santa Chiesa era di per sé giusta.
Tale principio era ancora estremamente attuale agli estremi confini
dell’Europa sotto il dominio dell’Islam. Quando nel 1453 la conqui-
sta ottomana di Costantinopoli minacciò l’invasione mussulmana
di tutti i Balcani e diede ai Turchi la supremazia navale in grado di
attaccare tutto il Mediterraneo cristiano, il Portogallo e la Spagna
lanciarono la controffensiva.
Due anni dopo la caduta di Costantinopoli papa Nicola V concesse
al re del Portogallo di sottomettere come schiavi e di confiscare le
terre e le proprietà di ‘tutti i Saraceni e i pagani di ogni specie, e tut-
ti gli altri avversari di Cristo, dovunque essi si trovino’.
I Portoghesi si appellarono alle direttive di Nicola V per giustifica-
re le spedizioni contro i mussulmani sulla costa africana del Medi-
terraneo, ma il Portogallo aveva cominciato a interessarsi anche al-
le coste atlantiche africane e la terminologia della bolla papale (‘di
ogni specie’, ‘dovunque essi si trovino’) serviva a legittimare spedi-
zioni schiaviste un po’ dappertutto.
Regni ed individui che mai avevano minacciato il Portogallo –
sconosciuti anzi, a tutta l’Europa – diventavano così legittima ter-
ra di conquista.
La dottrina nata per santificare la conquista della Terra- Santa e-
stendeva la sua applicazione sino a giustificare la conquista del
mondo intero.
Alle sante missioni dei Portoghesi si aggiunsero ben presto altri
pretendenti ad analoghe opere di carità e di saccheggio.
Nel 1493 Rodrigo Borgia, eletto papa Alessandro VI, concesse ai
sovrani spagnoli il dominio su tutti i continenti non ancora sotto-
messi da nazioni cristiane, per indurre i pagani derelitti ‘ad ab-
bracciare la fede cattolica e a vivere secondo la sua morale’.
Borgia era stato portato a questo passo ‘esclusivamente dalla nostra
generosità e dalla sicura coscienza nella pienezza della nostra autorità
apostolica e in nome di Dio Onnipotente’.
Per escludere ogni dubbio sulle sue intenzioni egli definì il suo do-
cumento:
‘nostra esortazione, richiesta, donazione, concessione, assegnazione,
investitura, contratto, costituzione, delega, mandato, inibizione, in-
dulto, estensione, ampliamento, volontà e decreto’.
I trasgressori di tutto ciò sarebbero incorsi nelle minacce dell’‘ira
divina’, ma anche, con singolare caduta di tono, dei santi Pietro e
Paolo.
La guerra di conquista come estensione delle Crociate rimaneva
indiscutibilmente un concetto feudale; sicuramente non era un
concetto cristiano, estraneo a ogni insegnamento del primo Mae-
stro, fonte del cristianesimo.
La mentalità della Crociata si era formata sotto la spinta milita-
rista dei signori feudali; essa offrì a sua volta la base per raziona-
lizzare i motivi della conquista e lasciò il segno su tutte le future
azioni dei conquistatori e su tutte le successive trasformazioni
del suo ruolo.
Questi invasori di continenti sconosciuti presupponevano una loro
superiorità innata e assoluta su tutti gli altri popoli, sancita per di-
ritto divino; le generazioni successive avrebbero poi laicizzato la
giustificazione del loro diritto trasferendolo da Dio alla Natura,
ma senza mutarne il carattere innato e assoluto.
Gli Europei promotori della conquista del Nuovo Mondo si pro-
fessavano perlopiù di religione cristiana, ed erano generosamente
di ceppo indo-europeo.
Quando più tardi si affermò quale principio dominante della con-
quista europea il razzismo, esso si sviluppò per naturale progres-
sione dalle basi della religiosità feudale.
I conquistatori del continente americano glorificarono le devasta-
zioni da essi compiute dando loro un’aura di sacralità, che anche
i loro discendenti si sono dimostrati alquanto restii a demistifica-
re.
Forse non accade più a uomini bianchi di una certa cultura di ab-
bracciare entusiasticamente illusioni di grandezza, ma i miti cre-
ati dall’ideologia della conquista perdurano ancora in molteplici
forme così da mascherare la terribile tragedia che si cela dietro i
fasti europei. Anche se gli ideologi della conquista non possono
più scatenare entusiasmi per guerre sante o per i principi della
biologia razziale, possono ancora contare su un vasto e influente
complesso di miti, secondo cui i popoli indo-europei cristianizza-
ti non sono solamente bianchi ed eletti ma anche civilizzati, a dif-
ferenza dei pagani di colore abitanti in terre lontane, i quali non
sono solo idolatri e di pelle scura ma in primo luogo selvaggi.
In questo modo si mantengono intatti i principi cardine di preda
e predatore e il grande mito nato dalle invasioni e dai massacri
preserva il proprio sanguinario splendore.
(F. Jennings, L’invasione dell’America)