21/05/2012

FARGARD XIII

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- Degli esseri creati che sono creazione creata di Spenta Mainyn qual'(è)

l'essere creato (che) ad ogni aurora sino al levar del sole combatte

uccidendo mille (creature) di Anro Mainyu?

- Allora disse Ahura Mazda: il cane ombroso (che è) dal muso appuntato,

Vanhapara che gli uomini i quali parlano male per nome Duzhaka

chiamano; degli esseri creati che sono creazione creata di Spenta Mainyu,

questo (è) l'essere creato di Spenta Mainyu (che) ad ogni aurora sino al

sorgere del sole combatte uccidendo mille (creature) di Anro Mainyu.

- E se alcuno lo uccide, o Spitama Zaratustra, il cane ombroso dal muso

appuntato, Vanhapara che gli uomini i quali parlano male per nome

Duzhaka chiamano uccide l'anima fino alla nona generazione, per i

quali sarà inaccessibile il ponte Cinvata se egli, durante la vita, non

compirà la penitenza.

- Creatore, ecc, se taluno uccide il cane ombroso dal muso appuntato, il

Vanhapara che gli uomini, i quali parlano male, per nome Duzhaka, dicono,

quale è la pena di ciò? Allora dice Ahura Mazda: mille colpi merita coll'

Aspra-astra, mille col Sraosho-charana.

- Degli esseri creati che sono creazione creata di Anro Mainyu, qual'(è)

l'essere creato di Anro Mainyu (che) ad ogni aurora sino al levar del sole,

combatte uccidendo mille (creature) di Spenta Mainyu?

- Allora disse Ahura Mazda: il demone il quale (è) Zairimyanura o Spitama

Zaratustra, cui dicono gli uomini che parlano male per nome Zairimyaka.

Degli esseri creati che sono creazione creata di Anro Mainyu, questo (è)

l'essere di Anro Mainyu (il quale) ad ogni aurora sino al sorgere del sole

combatte uccidendo mille creature di Spenta Mainyu.

- E se alcuno lo uccide, o Spitama Zaratustra, il deva che gli uomini che

parlano male per nome Zairimyaka, chiamano Zairimyanura, sia parificato

il suo pensiero, (sia) uguagliata la parola, (sia) uguagliata l'opera, (sia) di

nuovo fatto buono il suo pensiero, di nuovo fatta buona la parola, di nuovo

fatta buona l'opera.

- Creatore, ecc...Se taluno lascia mal nutrito un cane che (è) guardiano di pecore,

quanto si fa colpevole di questi peccati? Allora disse Ahura Mazda: Come quando

in questo mondo (che è) corporeo, abbandona mal nutrito il capo di casa di una

casa di primo ordine. Così si rende colpevole.

(Vendidad)





 


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20/05/2012

CHE COSA PUO' ESSERCI IN COMUNE

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che cosa può esserci in comune


19/05/2012

ARRIVANO LE NUVOLE


Fatti di cronaca......


ORDIGNO-ESPLODE-SCUOLA-BRINDISI-STUDENTI-FERITI-_6894427....



 

arrivano le nuvole





......qui ci stà l'inflazione, la svalutazione...                                      arrivano le nuvole       

 

 

e la borsa ce l'ha chi ce l'ha.....  








testo_canzone_don_raffae_33185.html







 

arrivano le nuvole

                                                                                             


18/05/2012

80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO (5)

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Ma l'eccentricità di Fogg è di buona lega, meglio la si direbbe generosità.

Mister Fogg stupisce i colleghi del Reform Club affidando la sua fortuna

alla puntualità dei servizi marittimi e ferroviari, stupisce Gambalesta

rincasando alle nove e quarantacinque anziché alle ventiquattro e

ordinandogli di prepararsi a partire per il giro del mondo entro 50

minuti; stupisce il brigadiere generale sir Francis Cromarty dell'esercito

indiano quando decide di arrischiare la vita per strappare al rogo la

bella vedova parsi; stupisce un bel gruppo di yankees puro sangue quando,

dopo l'assalto dei Siox al treno, si lancia all'inseguimento, alla testa

del presidio di Fort Kearney, per liberare Gambalesta; stupisce quando

si sostituisce al capitano, rinchiuso con la forza nella sua cabina, al

comando della Henriette, compiendo la traversata atlantica con la

spericolata audacia di un vecchio lupo di mare; stupisce tutta Londra

ricomparendo puntuale all'appuntamento dell'ottantesimo giorno.

Tutta Londra meno il vecchio paralitico Lord Albermale che avrebbe

data tutta la sua sostanza per poter fare il giro del mondo e che aveva

scommesso 50 sterline su di lui dicendo:

- Se la cosa è fattibile è bene che sia stato un inglese che l'abbia fatta

per primo!


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E la cosa vien fatta, nonostante le burrasche in mare e gli assalti dei

pellerossa in terra, i ponti ferroviari che crollano, i bisonti che arrestano

il treno, le sventatezze di Gambalesta, le ferrovie interrotte, le coincidenze

mancate per un soffio.

A dorso di elefante percorre le 50 miglia ancora da costruire della ferrovia

transiniana, con un guscio di noce naviga a vela sotto il monsone di Hong-

Kong a Shanghai, con una slitta a vela insegue l'espresso.....

(continua....)






 

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80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO (3)

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Se oggi a qualche altro gentiluomo libero di disporre del suo tempo

come Fogg venisse in capo di seguirne le orme, percorrendone lo

stesso itinerario per mare e per ferrovia, non v'è dubbio che porterebbe

a termine la sua impresa in un tempo alquanto inferiore.

Per la sua traversata dell'Atlantico da Nuova York all'Inghilterra il

piano di viaggio di ottant'anni fa prevedeva dieci giorni, mentre

poche settimane fa il transatlantico americano United States ha

conquistato il Nastro Azzurro attraversando l'Atlantico in tre giorni,

dieci ore e 40 primi.

Infinitamente minor tempo impiegherebbe poi se, fedele allo spirito

di Fogg, usasse dei mezzi più veloci del suo tempo.

Il signor Tom Lamphier, nel 1949, ha compiuto il giro del mondo

servendosi di arei di linea in 4 giorni, 23 ore e 47 minuti. Tom ha

seguito più o meno l'itinerario del gentiluomo britannico:

Londra-Siria-India-Hong-Kong-Tokio-San Francisco-Nuova York-

Londra, volando per 35.488 Km sui clippers della Panamerican e

della United Air Lines. Oggi chi volesse provarsi ad imitare Tom

Lamphier impiegherebbe cinque giorni e 22 ore, via Manila, perché

le compagnie aeree hanno allargato i tempi di sosta agli aeroporti.

Il viaggio costerebbe 1700 dollari: una bella sommetta, ma certo di

molto inferiore alle 19.000 sterline profuse da Fogg, per portare a

termine il suo viaggio.


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Se poi si trovasse qualcuno disposto a ripetere esattamente il cammino

e le avventure di Fogg e del fido Gambalesta, incontrerebbe serie

difficoltà organizzative non fosse altro nel trovare indiani Sioux

disposti ad attaccare l'espresso intercontinentale e yankees che gli

offrano di attraversare la prateria in slitta a vela.

Sempre nel 1949 una superfortezza B 50 dell'aviazione militare americana,

battezzata con il nome augurale di Lucky Lady II ha compiuto il

giro del mondo senza scalo in 3 giorni, 22 ore e 1 minuto. Partita dalla

base aerea di Fort Worth nel Texas, ha volato per 37.523 Km alla

media di 400 Km orari rifornendosi in volo di carburante quattro

volte: sulle Azzorre, nel cielo dell'Arabia Saudita, sulle Filippine e

sulle Hawai. Un tempo più breve, ma su un percorso di soli 31.432

Km ha impiegato nel 1947 Bill Odom, tornato all'aeroporto di

partenza con il suo aereo di guerra trasformato dopo 73 ore e 5

minuti di volo.

Oggi se un'impresa simile a quella del Lucky Lady II fosse tentata

da uno dei Comet a quattro reattori che la B.E.A. impiega sulla

rotta del Sudafrica e che volano ad altezze stratosferiche, a 800

chilometri all'ora di media, dovrebbe venirne a capo in 48 ore, il che

vuol dire che ricomparirebbe all'aeroporto di partenza due giorni

dopo esserne partito.

(continua...)




 

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17/05/2012

80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO

Prosegue in:

80-giorni-per-il-giro-del-mondo-2.html


 

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'Al cinquantasettesimo minuto secondo la porta del salone si aprì

e il pendolo non aveva battuto il sessantesimo secondo, che Phileas

Fogg comparve, seguito da una folla delirante che aveva forzato l'

ingresso del Club, e con la sua voce calma:

- Eccomi, o signori - diss'egli.

Tutto questo avveniva alle 10 e 35 del 21 dicembre 1872, sotto la cupola

con i vetri azzurri sorretta da venti colonne ioniche di porfirio rosso del

Reform Club di Londra.

L'imperturbabile gentiluomo londinese ritornava dopo 80 giorni esatti

ad annunciare di aver vinto l'audacissima scommessa in cui aveva

arrischiato metà della sua fortuna, contro i banchieri John Sullivan e

Samuel Fallentin, l'ingegner Andrew Stuart, Gualtiero Ralph,

amministratore della Banca d'Inghilterra e il birraio Tommaso Flanagan.

O almeno si immagina avvenisse nell'episodio conclusivo del celebre

romanzo di Jules Verne che era uscito appunto in quell'anno.

E lo spiritoso e avvincente racconto del Verne non era tanto sorprendente

per le prodezze del signor Phileas Fogg esquire e del suo domestico

parigino Gianni Gambalesta, ex sergente dei pompieri, quanto per il

fatto che il piano di viaggio proposto dal Morning Chronicle era, più

o meno, praticamente realizzabile: da una dozzina di anni era aperto

alla navigazione il Canale di Suez, nel 1867 era stato inaugurato il

collegamento ferroviario transamericano dell'Atlantico al Pacifico,

nello stesso 1872 era stato realizzato il collegamento dei due tronchi

del 'Great Indian Peninsular Railway' da Bombay a Calcutta, regolari

servizi marittimi celeri con i moderni 'pacchetti a elice' univano l'

Europa all'America, l'America all'Asia, l'Asia all'Europa.

Il vapore e il telegrafo avevano unificato il mondo.


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Se oggi possiamo sorridere dell'entusiasmo di Verne e dei suoi

contemporanei per i Cunarder che valicavano l'Atlantico alla velocità

di 11 miglia marine all'ora, o degli espressi con carrozze-letto che

attraversavano l'America in una settimana, v'è da dubitare se il passo

più grande in materia di celerità di comunicazioni, con tutto quel che

consegue nell'assetto del mondo e della vita, l'umanità l'abbia fatto

dall'epoca del viaggio di Phileas Fogg alla nostra dell'aereo supersonico,

o non piuttosto nei trenta o quarant'anni che precededettero e che

videro l'instaurarsi della civiltà del vapore.

In quegli anni la macchina del progresso tecnico ha iniziato una fase

di movimento a velocità progressivamente crescente. E il momento

della partenza è sempre quello che richiede le maggiori energie e

suscita le più intense emozioni.

Ecco perché l'eccentrico gentiluomo inglese che non viaggiava,

descriveva soltanto una circonferenza, era un corpo grave che

percorreva un'orbita intorno al globo terrestre secondo le leggi

della meccanica razionale più che un remoto antenato, ci sembra

un nostro fratello, di poco più anziano, con le idee un pochino

antiquate e soprattutto dotato di una dose di ottimismo superiore

alle nostre abitudini.

Questo educato gentiluomo, nel romanzo stesso più simbolo che

personaggio, che parte per il giro del mondo armato soltanto d'un

'makintosh', del 'Bradshaw' (orario e guida generale delle ferrovie

continentali e dei battelli a vapore), di un fascio di banconote della

Banca d'Inghilterra e della serena certezza che l'impreveduto non

esiste, rappresenta bene l'entusiastico ottimismo del suo tempo, la

convinzione che il mondo camminasse con l'ordinata regolarità di un

espresso transcontinentale, su una linea verso l'avvenire, che bastava

prolungare all'infinito, aggiungendo con concorde operosità sempre

nuovi tratti di binari rilucenti.....

(continua...)




 

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16/05/2012

NEGLI STESSI ANNI (un pioniere dell'ecologia:G.P. Marsh)

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(Dalla prefazione)

 

Lo scopo del presente libro è quello d'indicare la natura e, approssimativamente,

l'estensione dei cambiamenti indotti dall'azione dell'uomo nelle condizioni fisiche

del globo che abitiamo; mostrare i pericoli che può produrre l'imprudenza, e la

necessità di precauzione in tutte quelle opere che, in grandi proprzioni, s'interpongono

nelle disposizioni spontanee del mondo organico od inorganico; suggerire la

possibilità e l'importanza del ristabilimento delle armonie perturbate, e il

miglioramento materiale di regioni rovinate ed esaurite; e illustrare incidentalmente

il principio che l'uomo è, tanto nel genere quanto nel grado, una potenza di un

ordine più elevato che non sia qualunque altra forma di vita animata che al

pari di lui si nutre alla mensa della generosa natura.


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Negli stadi più rozzi della vita, l'uomo dipende, per il cibo e le vestimenta, da

quello che gli presenta spontaneamente la natura animale e vegetale, e per

conseguenza il consumo che fa di questi prodotti diminuisce l'abbondanza

numerica delle specie di cui egli fa uso.

In periodi di più avanzato incivilimento, egli protegge e propaga certi vegetali

esculenti, certi uccelli e quadrupedi, e nel tempo stesso fa guerra a quegli

organismi che fanno preda o impediscono l'accrescimento degli oggetti delle

sue cure. Quindi l'azione dell'uomo sul mondo organico tende ad invertire

l'equilibrio delle sue specie, e mentre diminuisce il numero di alcune, o anche

talora le estermina interamente, moltiplica altre forme di vita animale e

vegetale.


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Lo estendersi della pastorizia e dell'industria agricola porta seco lo espandersi

della sfera del dominio dell'uomo, invadendo il terreno delle foreste che un

tempo coprivano la maggior parte della superficie della terra in altro modo

adattata alla sua occupazione. L'abbattimento dei boschi è stato accompagnato

da conseguenze importanti nello scolo delle acque, nella configurazione

esterna della superficie del suolo, e anche, probabilmente nelle condizioni

locali del clima; e la importanza della vita umana come forza trasformatrice

è forse dimostrata con maggiore evidenza nell'azione che l'uomo ha esercitato

sulla geografia della superficie, che non in qualunque altro effetto dei suoi

sforzi materiali.


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Le terre acquistate sulle foreste devono essere prosciugate e irrigate; le sponde

dei fiumi e le coste marittime debbono, mercè arginature e moli artificiali,

essere fatte sicure contro l'inondazione sia dei fiumi come del mare: ed i

bisogni del commercio rendono necessario migliorare i canali naturali di

navigazione e costruirne altri artificiali. Quindi l'uomo è obbligato ad

estendere sopra le nobili acque il dominio già innanzi fondato sulla solida

terra.

Il sollevamento del letto dei mari ed i movimenti dell'acqua e del vento

mettono allo scoperto grandi depositi di sabbia, che occupano uno spazio

richiesto dai bisogni dell'uomo, e spesso, per il trasporto delle loro particelle,

devastano i campi dell'industria umana con invasioni non meno disastrose

delle incursioni dell'oceano.

(George P. Marsh, L'uomo e la natura)




 

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15/05/2012

NEGLI STESSI ANNI (il brigante Musolino visto da Cesare Lombroso)

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Quel che è triste, è che questa specie di delirio sorto sul suo fondo morboso,

epilettoide, si sia alimentato e moltiplicato, come spesso accade e come

avviene dei microfiti che prolificano sui tronchi malati degli alberi, secondo

una nota legge psicologica, per il consenso e la simpatia di un popolo, in

cui la permanenza di sentimenti barbari e il peso dell'ingiustizia sociale

educa criteri e sentimenti quasi selvaggi.

Se Musolino avesse visto intorno a sé il silenzio, la ripugnanza e l'ostilità,

avrebbe delinquito, ma non avrebbe mai osato elevare la sua persona all'

altezza dell'eroismo.

Ma si domanderà: perché e come nacquero queste vive simpatie?


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A parte il fatto che dappertutto il popolino ha una venerazione per questi,

da lui creduti eroi, che sanno opporre una resistenza energica all'autorità

armata e prendono indirettamente sui ricchi le vendette dei poveri, e non

offendono questi, da cui nulla possono cavare, a parte ciò, per cui ogni

brigante ha sempre avuto nelle plebi un partito favorevole, la ragione qui

è che nei bassi strati popolari, specie nelle vallate più remote calabresi, la

vendetta è considerata come un diritto e anzi un dovere.


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Le vendette di Musolino parevano a molti giustificabili, inquantoché egli

voleva vendicarsi di coloro che avevano contribuito a fargli avere una

pena creduta sproporzionata, vent'anni di galera per un tentato omicidio.

Si aggiunga, a rinfocolare quella specie di compiacenza, direi quasi patriottica

o di classe, con cui i suoi convalligiani vedevano un uomo resistere ad un'

intera nazione, che egli non commetteva mai rapine, né stupri, né furti,

che sono ancora considerati delitti anche dai popoli poco civili; al contrario,

anzi, pare che impedisse i piccoli reati di campagna, incutendo un salutare

terrore nei malfattori, che erano diminuiti nel suo territorio del 50%; il che

spiega come i grossi proprietari, non solo lo mantenessero segretamente,

ma avessero già espresso il desiderio di fare una supplica al Parlamento

in suo favore, e che in suo favore si fosse mosso il sindaco del suo paese,

mentre d'altra parte le associazioni criminose, pullulanti nei bassi fondi

di Palmi e Reggio, s'ispiravano a lui come un eroe e portavano il suo nome

e lo acclamavano presidente onorario (esempio lampante di come la

mafia si instaura, protetta, nelle istituzioni civili della nazione, con il

consenso della politica.).


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Da ciò una specie di leggenda intorno a lui che faceva innondare tutta l'

Italia di romanzi, fiabe e canti in suo onore, e che eragli di schermo e

protezione contro l'intiera polizia italiana, più che non avrebbe potuto

una grande schiera d'armati.

E a questo ha contribuito non poco il Governo, esagerando negli inutili,

costosi, rumorosi conati prima di prenderlo, poi per assicurarne la custodia,

adoperando freni speciali, doppi muri, ecc., invii speciali di direttori di

carceri, procuratori, ecc., quasi si trattasse di un formidabile avversario,

di un De Wett, di un Garibaldi, e non ricordando un detto di Napoleone,

il quale, da quel grande brigante che era, di briganti era pratico, cioè


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nulla favorirne più l'incremento quanto il rumore che il Governo fa

intorno a loro. E ciò tanto più che, per prendere un uomo solo, i molti

sono più d'impaccio che di vantaggio, allo stesso modo che una mosca

si colpisce più facilmente con un piccolo cencio che con una cannonata.

Estinte o divenute borghesi le famiglie nobili, quelle che ne avevano occupate

le rocche feudali discesero da queste alle città, circondate da un esercito

di guardiani in pieno assetto di guerra; superbe della propria forza, sdegnarono

confondersi con le classi borghesi, per indirizzarle sulla via del progresso.

Quindi la ricchezza si ridusse nelle mani di pochi i quali, mentre isterilirono

la produzione, estendevano inutilmente i loro possessi usurpando alle

popolazioni demaniali.


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I proprietari, godendo enorme estensione di terre, sdegnavano coltivarle

intensivamente. Di qui la povertà estrema degli agricoltori, ridotti a meri

strumenti di lavoro, mai elevati a mezzadri.

Nel solo tribunale di Catanzaro si ebbero 701 esecuzioni immobiliari per

debiti, di cui 80 non superiori a lire 5.

Il grande proprietario o il suo agente, circondato dai suoi compari, esercita

in molte vallate remote una tirannia pari a quella dell'antico barone.

Circondato da un esercito di guardiani in pieno assetto di guerra, sdegna

discendere fra le classi povere, e così indirizzarle sulla via di progresso.

Gli agricoltori, ridotti a mero strumento di lavoro, sono di uno straordinario

abbrutimento.

"Nella prepotenza dei ricchi sui poveri, inutilmente protetti dalle leggi",

continua il procuratore del Re E. Ruiz, in un mirabile discorso inaugurale,

che in altre sedi e tempi avrebbe procurato all'oratore qualche anno di

carcere per eccitamento all'odio di classe, tanto da noi si sa provvedere

ai mali punendo chi li denuncia, "si intende la forza e il perché il brigantaggio

ammirato dal popolo, poiché le sue violenze vendicavano altre violenze,

altre ingiustizie, che l'autorità non sapeva reprimere".

"A questo stato di cose, scriveva Oliva (Discorso inaugurale giuridico dell'

anno 1896), creato dalla violazione delle più comuni leggi economiche,

si aggiungono le prepotenze e violenze usate dai ricchi, che tutto potevano,

sui poveri impotenti a sostenere i loro diritti, pur riconosciuti dalle leggi,

e s'intenderà il perché del brigantaggio rimasto leggendario, per le sue

gesta feroci e generose ad un tempo, che si ricordano dal popolo con accento

di paura e di ammirazione, riconoscendo che tante stragi e saccheggi rispondevano

ad altre ingiustizie, che l'autorità sociale non valeva a reprimere".

(C. Lombroso, Delitto, genio, follia)






 

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