27/01/2012
NELLA FERTILE TERRA CHE LA STORIA VUOL DIMENTICARE
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Niente viene trascurato per presentarlo come il più umano degli
uomini, animato da un amore profondo per la gente umile.
Molti scrittori, nazisti e antinazisti, si sono diffusi sul suo affetto
per i bambini, e la stampa nazista è gremita di fotografie che mo-
strano Hitler in compagnia di frugoletti.
Si racconta che, quando soggiona a Berchtesgaden, i bambini del
vicinato gli fanno visita tutti i pomeriggi, e che il dittatore in per-
sona serve caramelle, gelati e torte.
Secondo Phayre, 'non ci fu mai uno scapolo di mezza età che tan-
to si deliziasse della compagnia dei bambini'.
La principessa Olga racconta (da uno dei suoi soggiorni di monta-
gna) quando si incontrò a Berlino col dittatore, e la conversazione
scivolò sull'argomento dei bambini, gli occhi di Hitler si colmaro-
no di lacrime.
La stampa nazista (e non...) non manca di fare buon uso di questo
atteggiamento, sfornando senza fine aneddoti e fotografie edifican-
ti. In pari misura, sfrutta il suo effetto per gli animali, e particolar-
mente per i cani: anche qui, un fiume di fotografie sta a dimostrar-
lo. Il piatto favorito della propaganda sono la modestia e la sempli-
cità di Hitler.
Uno scrittore giunse al punto di attribuire la sua dieta vegetariana
all'orrore che gli ispirava il pensiero dei poveri animali trucidati
per il piacere degli uomini.
Si parla di Hitler come dell''affabile castellano', ricco di gentilezza,
cortesia e generosità,o, secondo la versione di Oechsner, del Gran
Confortatore, padre, marito, fratello o figlio per tutti coloro cui
manchi, o che abbiano perduto, il rispettivo congiunto.
Un altro tratto cui la propaganda dedica ampi commenti è la sua
sobrietà. Il potere non gli è mai andato alla testa; al massimo del-
la sua potenza, egli è ancora lo spirito semplice che fondò il parti-
to, e la sua gioia più grande è di venir considerato 'uno dei ragaz
zi...' (che escono da scuola, o che vi rientrano....).
Non ha mai tentato di impossessarsi di una corona, non veste
uniformi sfarzose, non dà ricevimenti mondani. Anche dopo la
conquista del potere, ha continuato a indossare il vecchio cap-
potto a palandrana e un cappello a cencio, la sua uniforme è
ancora quella di un semplice soldato della cavalleria d'assalto.
Si è scritto molto sul piacere che gli procuravano le visite di
vecchi amici, e su quanto volentieri egli interrompesse la sua
giornata laboriosa per rievocare i tempi andati.
Nulla lo entusiasmava di più che frequentare i suoi antichi
covi, e incontrare i vecchi camerati o partecipare alle loro
feste. Era rimasto nell'animo un umile lavoratore, e i suoi
interessi erano sempre rivolti alle classi lavoratrici, con le
quali si sentiva completamente a suo agio.
Hitler è anche un uomo di incredibile energia e resistenza.
La sua giornata conta da 16 a 18 ore di ininterrotto lavoro.
E' assolutamente instancabile quando si tratta di prodigar-
si per la Germania e il suo futuro benessere........
(Langer, Psicanalisi di Hitler)
12:00 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: nella fertile terra che la storia vuol dimenticare | OKNOtizie
26/01/2012
E LA NATURA CON DIO AMMIRARE (e l'uomo sempre braccare...i geni di ogni reame...)
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Dello stesso autore:
Solo i bimbi, ancor liberi da pregiudizi, si accorgevano che
la foresta era popolata dai geni; e ne parlavano spesso, ben-
ché ne avessero una conoscenza molto sommaria.
Con l'andar degli anni però anch'essi cambiavano d'avviso,
lasciandosi imbevere dai genitori di stolte fole. Dobbiamo
aggiungere che neppur noi abbiamo dei geni del Bosco Vec-
chio notizie molte precise.
Pare, come scrisse l'abate Marioni, ch'essi potessero assume-
re parvenze di animali o di uomo e uscire dai tronchi, la qual
cosa sembra avvenisse in circostanze del tutto eccezionali.
La loro forza, così risulterebbe, non poteva in alcun modo op-
porsi a quella degli uomini. La loro vita era legata all'esisten-
za degli alberi rispettivi:
durava perciò centinaia e centinaia d'anni.
Di carattere ciarliero, se ne stavano generalmente alla sommità
dei fusti a discorrere fra loro o col vento per intere gionate; e
spesso anche di notte continuavano a conversare.
Pare inoltre che essi avessero ben compreso il pericolo di esse-
re annientati dagli uomini con il taglio degli alberi. Certo è che
uno di loro, senza che gli abitanti di Fondo lo immaginassero,
lavorava da molti anni per evitare il disastro: era il Bernardi.
Più giovane e meno neghittoso dei suoi compagni, sembra che
egli, in forma umana, vivesse quasi sempre tra gli uomini, al
solo scopo di assicurare la salvezza dei fratelli.
Per questo si era fatto eleggere membro della Commissione
forestale. E interi anni aveva faticato per persuadere il Morro
a risparmiare il Bosco Vecchio; sapendolo vanitoso, aveva sa-
puto prenderlo dal lato debole: lo aveva fatto includere anche
lui nella Commissione forestale, gli aveva procurato un diplo-
ma di benemerenza, l'aveva fatto nominare cavaliere.
Dopo la morte, gli aveva anche fatto erigere un monumento:
una statua modesta, è vero, ma lavorata egregiamente. Quanti
i sacrifici, le astuzie, le fatiche del Bernardi per i propri compa-
gni. Quante sere, mentre gli altri geni, sulle cime degli abeti,
univano le loro voci in coro per intonare certe loro tipiche can-
zoni, il Bernardi doveva starsene a chiacchierare con il Morro,
per tenerlo in buona, di noiose questioni che non gli importa-
vano niente, o a far dei giochi di carte che non lo divertivano
affatto, dinanzi a un bicchiere di vino che non gli piaceva; ed
entrava intanto dalla finestra, con il profumo di preziosissime
resine, la voce fonda dei suoi fratelli, che cantavano spensiera-
ti.
Appena conobbe il colonnello Procolo e udì la sua intenzione
di fare tagli nel Bosco Vecchio, il Bernardi comprese subito che
ogni tentativo di persuasione sarebbe stato inutile....
(Ma il colonnello....non tagliò mai il Bosco Vecchio, né lui né
il suo amico Pietro....forse per questo divennero geni anche
loro....)
(Dino Buzzati, Il segreto del Bosco Vecchio)
12:00 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: e la natura con dio ammirare | OKNOtizie
25/01/2012
E LA STORIA VIDI SFILARE
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Libri, appunti, ricordi, dialoghi....
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L'aspetto che più ci colpisce di questi detti è la loro continua
insistenza sul fatto che tutto è già aperto alla nostra conoscen-
za.
Dobbiamo soltanto bussare ed entrare.
La parte più antica e più nobile del nostro essere risponderà
pienamente a ciò che accettiamo di vedere. L'insegnamento
più profondo di questo Gesù gnostico non viene mai afferma-
to direttamente ma resta sempre implicito, in quasi ogni singo-
lo detto:
'c'è in noi una luce, e questa luce non fa parte del mondo crea-
to. Non è adamitica'.
Conosco soltanto due tesi alle quali la 'gnosis' non può rinun-
ciare: la Creazione e la caduta sono state un unico e medesimo
evento; e la parte più nobile del nostro essere non è mai stata
creata e, quindi, non può cadere.
Il Gesù vivente del Vangelo di Tommaso parla a tutti i suoi di-
scepoli, ma nel tredicesimo detto - un detto dalla cruciale impor-
tanza - egli parla soltanto a Tommaso, e le tre parole segrete che
gli dice prendendolo in disparte non ci vengono mai rivelate.
Possiamo solo limitarci ad avanzare delle ipotesi, dato che quel-
le tre parole, dette in disparte costituiscono il cuore segreto del
Vangelo di Tommaso.
Tommaso si era guadagnato il privilegio di ascoltare queste tre
parole (o detti) affermando di non essere assolutamente in gra-
do di dire a chi fosse simile Gesù.
Il suo gemello non è simile a un angelo giusto o a un profeta,
e non è simile neppure a un saggio filosofo, un maestro della
sapienza greca.
Le tre parole, quindi, dovrebbero riguardare la natura di Gesù,
ciò che egli è. La sua natura è tanto luminosa da essere la luce
stessa, ma non la luce del cielo, o di quel cielo che si trova al
di sopra del cielo.
Va identificato con il Dio estraneo e sconosciuto: non con il
Dio di Mosé e di Adamo, ma con l'uomo-dio dell'abisso, an-
teriore alla Creazione.
Tuttavia, questa è soltanto una delle tre verità.....
(H. Bloom, La saggezza dei libri)
15:00 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: e la storia vidi sfilare | OKNOtizie
24/01/2012
DI FRONTE AL MALE
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11:00 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: di fronte al male | OKNOtizie
23/01/2012
E TANTO GHIACCIO CON CUI PARLARE (un nome gli debbo dare....)
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Dalla scarsa statistica apprendiamo che i lavori dei lager erano
per lo più manuali.
Nel 1919 soltanto il 2,5 % dei detenuti lavorava in laboratori arti-
gianali, nel 1920 il 10 %.
Sappiamo anche che alla fine del 1918 la Sezione punitiva centra-
le svolgeva pratiche per la creazione di colonie agricole.
Sappiamo che a Mosca erano state create alcune squadre di dete-
nuti per la riparazione dell'acquedotto, degli impianti di riscalda-
mento e delle fognature negli edifici nazionalizzati della capitale.
Eppure i lager di lavoro forzato non furono una novità nella Re-
pubblica Federale Socialista Sovietica Russa.
Il lettore ha già avuto modo di leggere più volte verdetti dei tri-
bunali le parole 'campo di concentramento' e crede forse che sba-
gliamo, usando erroneamente una terminologia più tarda?
No.
Nell'agosto 1918, qualche giorno prima dell'attentato di Fanny
Kaplan, Vladimir Il' ic Lenin telegrafava a Evgenija Bos e al Co-
mitato esecutivo di Penza:
'Rinchiudere i sospetti in un campo di concentramento fuori dal-
la città'.
Il 5 settembre 1918, una decina di giorni dopo questo telegram-
ma, fu promulgato il Decreto del Soviet dei commissari del po-
polo sul Terrore Rosso, firmato da Petrovskij, Kurskij e Bonc-
Bruevic.
Oltre a istruzioni sulle fucilazioni in massa conteneva la seguen-
te frase:
'Salvaguardare la Repubblica Sovietica dal nemici di classe iso-
lando questi in 'campi di concentramento'.
....Ecco dunque dove fu trovato e subito adottato il termine di
'campo di concentramento' uno dei termini principali del XX
secolo, destinato ad avere un vasto futuro internazionale!
Ecco quando:
nell'agosto e settembre 1918.
La parola stessa era già stata usata durante la prima guerra mon-
diale, ma riferita a prigionieri di guerra e a stranieri indesiderabi-
li. Ora viene applicata per la prima volta a cittadini del proprio
paese.
Il trasferimento del concetto dal campo internazionale al naziona-
le è comprensibile:
'il campo di concentramento per prigionieri non è una prigione
bensì una lora necessaria concentrazione preventiva'.
Così pure per i connazionali sospetti si propenevano adesso con-
centrazioni preventive extragiudiziali.
Una mente attiva avrà immaginato il filo spinato intorno a uomi-
ni condannati in giudizio (sommario, per lo più senza prove...),
e trovato spontaneamente anche la parola occorrente:
CONCENTRAMENTO!
(A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag)
17:30 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: e tanto ghiaccio con cui parlare | OKNOtizie
22/01/2012
LA VIOLENZA DI QUESTO MARE
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Il processo della disciplina e della civiltà non ha arginato la
violenza, al contrario, l'ha moltiplicata.
La guerra tecnica ed i genocidi lasciano dietro di sé un pro-
fondo disorientamento.
L'anonima morte di massa ha fatto saltare la fiducia nella so-
pravvivenza pacifica della società. La fede nel progresso è
svanita a partire dalle battaglie materiali della prima guerra
mondiale. Le utopie della pace e gli ideali di comprensione
reciproca sembrano particolarmente inutili, completamente
al di fuori della realtà, al limite consolatori.
E anche le reazioni spontanee di rabbia o di dolore, di colpa
o di vergogna non rappresentano la realtà della violenza.
Le catastrofi di questo secolo non sono vinte né con sentimen-
ti di sdegno, né con teoremi morali o appelli pedagogici.
Di solito la soluzione al disorientamento è la distanza, il dis-
tacco analitico, la chiarezza concettuale. L'atteggiamento me-
todico della diagnosi sociologica offre una buona premessa.
Aiuta a mettere da parte la paura. E' comunque naturale che
ci siano giudizi di valore. Questo freddo riserbo potrebbe es-
sere considerato scandaloso.
Ma non si dovrebbe scambiare per insensibilità.
Quanto più la portata e l'intensità della violenza ci sconvol-
gono e suscitano resistenze interne, tanto più l'accuratezza
analitica è indispensabile, se si vuol arrivare a capire.
(W. Sofsky, Il paradiso della crudeltà)
17:30 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: la violenza di questo mare | OKNOtizie
21/01/2012
CON UNA METAFORA UN ALTRO NAUFRAGIO CANTARE (perché non si è mai soli per questo mare)
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ed-il-giorno-del-suo-compleanno-il-generale-voglio-saluta...
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I marinai foglie di coca digeriscono in coperta
Il capitano ha un amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra
Il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale
ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare
ha una frusta giocattolo sotto l'abito da te
E la radio di bordo è una sfera di cristallo
dice che il vento si farà lupo il mare sciacallo
Il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto
ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto
E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli
i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli
Il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe
per far pace con gli applausi per sentirsi più distante
e la sua stella si è oscurata da quando ha vinto la gara
di sollevamento pesi
E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva
ruba l'amore del capitano attorcigliandone la vita
Il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia
tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia
ha un grembiule antiproiettile tra il Giornale e il gilè
E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi
e si rifiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni.....
(Fabrizio De André, Parlando del naufragio della London Valour)
17:30 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: con una metafora un altro naufragio cantare | OKNOtizie
20/01/2012
CONVINTI IL PROGRESSO AVER CONQUISTATO
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L'Europa dell'età glaciale si trovava in uno stadio culturale che
alcuni hanno definito come 'selvaggio'.
Bande di uomini seminomadi inseguivano e cacciavano le ren-
ne, i bisonti, i mammut e abitavano in grotte e ripari sotto roccia.
Malgrado le opere d'arte meravigliose che ci hanno lasciato, è
molto difficile riconoscere nel loro modo di vita le basi sulle qua-
li si fonda la nostra società di oggi.
Bisogna convenire che i legami che ancora ci congiunguno a quei
cacciatori dell'età glaciale sono tenui. Ma quando prendiamo in
considerazione le prime culture storiche e protostoriche che fiori-
rono nell'Europa mediterranea, a Micene, in Etruria o nel mondo
gallo-celtico, ci accorgiamo che la civiltà come la concepiamo og-
gi, già allora possedeva tutti i suoi attributi e le sue leggi.
Ci accorgiamo che la chiave della nostra civiltà va ricercata prima
dell'inizio della piena storia, in quei millenni che separano la fine
dell'età glaciale dall'inizio della Grecia classica e di Roma.
Profonda valle che penetra nel cuore delle Alpi per oltre 70 Km,
in uno stupendo paesaggio di alte montagne, la Valcamonica è
situata a nord delle città di Brescia e Bergamo, tra il lago d'Iseo
e i ghiacciai dell'Adamello e del Cevedale.
Inizia a circa 200 metri sul livello del mare presso il lago e si
conclude al Passo del Tonale, all'altezza di oltre 1800.
L'antica civiltà della Valcamonica scomparve con l'avvento dei
Romani; le generazioni che seguirono dimenticarono il signifi-
cato e perfino l'esistenza dell'arte rupestre. Essa però rimaneva,
difesa dal terriccio, dai licheni e dal muschio, quasi inalterata
dal tempo.
Agli occhi delle popolazioni posteriori, che non potevano imma-
ginarne l'origine, le strane incisioni dovettero ben presto appari-
re opera di stregoni o di spiriti maligni e non si tardò ad attribui-
re a quei segni misteriosi, dei poteri malefici che bisognava esor-
cizzare (con tutto ciò che ne consegue negli altari della storia.....).
Probabilmente le croci scongiuratorie di età storiche che trovia-
mo talvolta accanto a incisioni preistoriche, possono essere così
spiegate.
....Continuando a ricercare, non tardammo a renderci conto che
le incisioni si estendevano a rocce e in zone ancora inesplorate.
Sotto al muschio e all'erbe si nascondeva un inestimabile tesoro
di arte preistorica.
Sia per la sua ubicazione geografica, sia per la qualità insolita
delle figure, e per il loro carattere realistico-descrittivo, era pre-
vedibile che la Valcamonica potesse dare dei risultati etnologi-
ci di gran lunga superiori agli altri gruppi di arte rupestre euro-
pea di cui mi occupavo in quel momento, in Francia, Spagna, e
altrove, e che, se studiata a fondo, questa zona avrebbe potuto
procurare la soluzione di molti problemi di preistoria, tanto
sul piano locale come su quello europeo.
Oggi si conoscono in Valcamonica più di 600 rocce, che racchiu-
dono nel loro insieme oltre 30.000 incisioini preistoriche.
Molte di queste sono già state rilevate e fotografate, mentre la
loro analisi e il loro studio procedono con ritmo crescente.
(Sono delle vere perle simmetriche alla storia....)
(E. Anati, Civiltà preistorica della Valcamonica)
19:00 Scritto da: giuliano106 in opinioni | Link permanente | Segnala | Tag: convinti il progresso aver conquistato | OKNOtizie
