DUE OROLOGI (2)

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Dialoghi con Pietro Autier 2:

L’oca 

Gli occhi di Atget: Due orologi (1)

Prosegue in:

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due orologi 2

 

 

 

 

(Da: Due orologi)

 

…Ma non dormì….

Cominciò a sentire un dolore sulla fronte un male sordo,

all’inizio appena percettibile poi sempre più molesto.

Apriva gli occhi e spariva; li richiudeva e quello ritor-

nava.

– Al diavolo!

disse a casaccio; li richiudeva e quello ritornava.

– Al diavolo!

disse a casaccio e tornò a fissare il cielo.

Sentì gli uccelli cantare, la strana nota metallica della

stornella che suggeriva il cozzare di lame vibranti.

Si immerse nei ricordi piacevoli dell’infanzia, giocò an-

cora col fratello e con le sorelle, corse in mezzo ai cam-

pi, gridò per spaventare le allodole stanziali, entrò nel-

la foresta oscura e con timidi passi, seguì il sentiero in-

certo per la Roccia dello Spettro, e infine si fermò col

cuore che gli batteva all’impazzata davanti alla Grot-

ta del Morto per cercare di penetrarne il terribile mi-

stero.

Per la prima volta notò che l’apertura della grotta

stregata era circondata da un anello di metallo.

Poi tutto il resto svanì lasciandolo di nuovo a fissare

la canna del fucile. Ma mentre prima gli era sembra-

ta più vicina, ora pareva inconcepibilmente lontana

e, per questo, ancora più sinistra.

Gridò forte e, spaventato da qualcosa nella sua voce,

dalla nota di paura che vi colse, mentì a se stesso per

metterla a tacere:

– Se non tiro fuori la voce, rimarrò qui finché muoio.

Jerome Searing, l’uomo di coraggio, il temibile nemi-

co, il guerriero forte e risoluto, era pallido come uno

spettro.

Aveva la bocca spalancata; gli occhi strabuzzati; tre-

mava in ogni fibra; il sudore freddo gli inzuppava il

corpo; urlava di paura.

Non era pazzo, era terrorizzato.

Annaspando con la mano ferita e sanguinante, affer-

rò infine un’assicella e, tirando, sentì che cedeva. Si

trovava parallela al suo corpo, e piegando il braccio

quanto glielo consentiva lo spazio ristretto, poté mu-

overla pochi centimetri alla volta.

Infine la liberò del tutto dalle macerie che gli copri-

vano le gambe e riuscì ad alzarla in tutta la sua lun-

ghezza.

Una grande speranza gli si affacciò alla mente; forse

avrebbe potuto farla scorrere verso l’alto, cioè arre-

trarla abbastanza da sollevarne l’estremità e sposta-

re di lato il fucile; o se quello era troppo incastrato,

piazzare l’assicella in modo da fare deviare la pallot-

tola.

Allo scopo, la fece arretrare un centimetro alla vol-

ta, non osando quasi respirare per paura che il gesto

rendesse vana l’intenzione, incapace più che mai di

distogliere lo sguardo dal fucile, casomai s’affrettas-

se ora a cogliere l’occasione che gli stava sfumando.

Per lo meno aveva ottenuto qualcosa: con la mente

impegnata nello sforzo di difendersi, sentiva il do-

lore al capo e aveva smesso di sussultare. Ma era

ancora spaventato a morte e i denti gli battevano

come nacchere.

L’assicella cessò di rispondere alle pressioni della

mano. Le dette uno strattone con tutte le sue forze,

ne cambiò la direzione più che poté, ma quella si

era scontrata con un ostacolo di vaste proporzio-

ni alle sue spalle e l’altra estremità era troppo lon-

tana per sgombrare la pila dei detriti e raggiunge-

re la bocca del fucile.

Eppure si allungava fino quasi al ponticello che,

rimasto fuori dai detriti, riusciva a intravedere con

l’occhio destro. Tentò di rompere l’assicella con la

mano, ma non aveva dove far leva. Sconfitto, fu

nuovamente preso da un terrore decuplicato.

Sembrava che la nera apertura del fucile minac-

ciasse una morte più prossima e più amara, per pu-

nirlo della sua ribellione. La traiettoria della pallot-

tola nella testa gli dolse procurandogli un intenso

tormento.

….Riprese a tremare…..

(Prosegue in: Due orologi (3))

(A. G. Bierce)

 

  

 

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DUE OROLOGI (2)ultima modifica: 2014-09-17T00:02:00+00:00da giuliano106
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