PIONIERI e NATIVI: la terra trasformata (26)

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pionieri e nativi (26)

 

li ho creati io (22)

 

pionieri e nativi (26)

 

quando la lingua contribuisce alla vittoria (23)

 

pionieri e nativi (26)

 

pionieri e nativi: la terra trasformata (25)

 

Prosegue in:

 

pionieri e nativi (26)

 

la sofferenza necessaria all’uomo per… (27)

 

 

 

 

pionieri e nativi (26)

 

 

 

 

 

 

 

Gli animali da pelliccia del New England coloniale

furono distrutti in due modi: con il prezzo posto per

la loro cattura e con la perdita degli ‘habitat’ ecologi-

ci, sostituiti da un nuovo utilizzo della terra da parte

degli uomini.

Gli ‘habitat’, precedentemente gestiti dagli indiani

tendevano a ritornare boschivi per la diminuzione

della popolazione nativa.

Ma, oltre alle foreste, anche il resto del paesaggio

venne modificato o ridotto – e su larga scala – dal

disboscamento, un’attività alla quale i coloni in-

glesi, con i loro confini fissi di proprietà, dedicaro-

no un’attenzione molto più accurata rispetto agli

indiani.

Sia che le terre divenissero foreste, o che divenis-

sero campi, le conseguenze finali furono le stesse:

la riduzione – o a volte la sostituzione, come avven-

ne con il bestiame europeo – delle popolazioni ani-

mali che le avevano un tempo abitate.

La scomparsa del cervo, del tacchino e di altri ani-

mali minacciò così non solo una nuova economia

basata sulla caccia, ma anche una nuova ecologia

della foresta.

I coloni tagliarono gli alberi per molte ragioni.

Alcune di queste – come il disboscamento dei cam-

pi per l’agricoltura – erano funzionali all’economia

rurale europea, e spesso generavano solo indiretta-

mente legami con i mercati.

Altre, come il taglio del legname, erano molto più

direttamente legate con l’attività mercantile e il com-

mercio.

Insieme alle pellicce, il legname fu tra i primi ‘beni

commerciabili’ inviati in Europa per saldare i debiti

con i finanziatori.

Nel 1621, quando i Padri Pellegrini fecero la loro

prima spedizione verso la madrepatria con il ‘Fortu-

ne’, un vascello di 52 tonnellate, inviarono solo due

casse di pellicce; il resto della stiva della nave fu, co-

me raccontò Bradford ‘caricata di buone assi quan-

te se ne potevano trasportare’.

Ancor più delle pellicce, il cui acquisto richiedeva

uno scambio di beni con i cacciatori indiani, il legna-

me poteva essere raccolto liberamente. Teoricamen-

te era necessario possedere la terra sulla quale cre-

sceva, ma questa era una regola facile da eludere.

Buona parte del valore insito nel legname apparve

come il dono della natura, che richiedeva solo un

modesto investimento di lavoro e di capitale per es-

sere trasformato in profitto.

Per ‘migliorare’ gli alberi da legname, e acquistar-

ne così i diritti di proprietà, si doveva semplicemen-

te tagliarli, segarli o spaccarli in misure maneggevo-

li e inviarli al mercato, il passaggio più costoso.

In alcune zone, questo venne fatto contemporane-

amente al disboscamento per gli insediamenti agri-

coli; in altre, il taglio della legna fu di per sé un’im-

portante attività economica.

I coloni cercavano specie diverse di alberi per scopi

differenti, così, quando il taglio del legname non

coincideva con il disboscamento, abbattevano le fo-

reste in modo selettivo a seconda degli usi richiesti.

Dal 1630 circa in poi, la maggiore concentrazione

del commercio di legname per esportazione era si-

tuata nel Maine e nel New Hampshire, lungo i prin-

cipali fiumi a nord del Merrimac.

In quelle regioni, al posto delle vecchie foreste incen-

diate, si trovavano distese di pini strobi con alberi

che arrivavano fino a quasi a due metri, e dai trenta

ai sessanta metri di altezza.

Nel 1682, ventidue segherie, operanti nei luoghi del-

le attuali Kittery, Wells e Portland, spedivano princi-

palmente legno dolce che, contrariamente a quello

più duro, poteva galleggiare sui corsi d’acqua naviga-

bili che giungevano fino alla costa.

La foce del Piscataqua divenne rapidamente il prin-

cipale porto per il legname delle colonie del nord.

Le foreste non erano solo un luogo di caccia, ma ora

fonte primaria per il mantenimento del potere nava-

le dei coloni.

Le terre erano ora più che mai indispensabili…..

(W. Cronon, la terra trasformata)

 

 

 

 

 

 

pionieri e nativi (26)

 

PIONIERI e NATIVI: la terra trasformata (26)ultima modifica: 2013-03-15T00:00:00+00:00da giuliano106
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