LA FEBBRE DELL’ORO (77)

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Prosegue:

la febbre dell’oro (78)

Da:

i miei libri

 

 

cercatori d'oro

 

 

 

 

Dal 1845 molte carovane hanno traversato questa regione,

e nell’anno 1846 alcuni gruppi di emigranti hanno affron-

tato ogni sorta di pericoli, sopportando patimenti inenar-

rabili; bloccati durante il cammino attraverso le monta-

gne da terribili tormente di neve e grandine, sono rimasti

imprigionati per mesi in quelle regioni, esposti a tutti gli

orrori della fame e dell’indigenza.

 

cercatori d'oro

 

I resoconti forniti dalle sventurate vittime costituiscono

un capitolo di sofferenza umana di cui si trovano ben po-

chi esempi sia nella realtà che nelle più ardite creazioni

fantastiche.

Quella che segue è la descrizione degli stenti patiti da un

gruppo di sfortunati emigranti che, smarritisi tra le mon-

tagne e rimasti intrappolati nella neve, furono costretti a

ricorrere a rimedi estremi, quanto mai orribili e ripugnan-

ti. 

 

cercatori d'oro

 

E’ tratta dal ‘California Star’ del 10 aprile 1847:

‘E’ difficile immaginare una scena più spaventosa di quella

che si presentò agli occhi della spedizione accorsa in aiuto

dei disgraziati emigranti nei monti della California.

Le ossa di coloro che avevano reso l’anima a Dio ed erano

stati divorati dagli infelici a cui era rimasto un fil di vita, e-

rano sparse attorno alle tende e alle capanne.

Ovunque corpi di uomini, donne e bambini, in buona parte

spolpati. Una donna seduta accanto alla salma del marito

che aveva appena esalato l’ultimo respiro era intenta a re-

cidergli la lingua; il cuore lo aveva già asportato, abbrusto-

lito e mangiato! Si vedeva la figlia addentare la carne del

padre, la madre quella del figlio, i figli cibarsi del padre e

della madre.

 

cercatori d'oro

 

L’aspetto emaciato, l’aria stralunata e spettrale dei su-

perstiti contribuivano ad accrescere l’orrore della scena.

Impossibile descrivere a parole la terribile metamorfosi

che poche settimane di atroci sofferenze avevano operato

nella mente di quelle povere creature degne di commise-

razione.

Coloro che solo un mese prima avrebbero rabbrividito

pieni di disgusto al pensiero di assaggiare carne umana,

o di uccidere i compagni e i parenti per restare in vita,

ora consideravano le occasioni che venivano loro offer-

te di scampare alla più orribile delle morti come una

provvidenziale intercessione in loro favore.

Mentre sedevano attorno ai tetri falò, facevano fredda-

mente i calcoli per i pasti a venire.

 

cercatori d'oro

 

Furono escogitati vari espedienti atti a prevenire il ne-

fando crimine dell’omicidio, ma alla fine si risolsero a

macchiarsi del sangue di quelli che avevano meno di-

ritto a continuare a vivere.

Fu proprio allora che per intervento divino alcuni chiu-

sero gli occhi per sempre, consentendo così ai superstiti

di tirare un sospiro di sollievo, almeno per il momento.

Taluni volarono in braccio alla morte maledendo Dio

per il loro triste destino, mentre altri spiravano mor-

morando preci e inni di lode all’Onnipotente.

Dopo i primi decessi l’unico pensiero che prevalse fu

lo spirito di conservazione.

Si era ormai esaurita la vena dei sentimenti più schietti. 

Le corde che un tempo vibravano di affetto coniugale,

filiale, paterno o materno si erano spezzate: sembravano

tutti ben decisi a sfuggire all’imminente calamità senza

alcun rispetto per la sorte dei compagni’.

(Guida del cercatore d’oro della California)

 

 

 

 

 

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LA FEBBRE DELL’ORO (77)ultima modifica: 2013-04-13T07:00:00+00:00da giuliano106
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