LE MARIONETTE

le marionette

 

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Mentre morivo &

Dio ride

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Esther

Bubley &

Vardaman (1)  &  (2)

Da:

i miei libri

 

 

 

 

‘Lasciamoli andare a letto’, disse dopo un po’.

‘Se questa è l’ultima sera che andrà a letto, lasciamolo dormire

in pace.

Ma noi due, signore, non potremo certo prender sonno, e che

cosa faremo?

Il mio maggiordomo mi dice che qui alla locanda c’è una com-

pagnia di marionette, e siccome i carrettieri tornano da Pisa che

sul tardi, ci sarà uno spettacolo a quest’ora.

Perché non vi andiamo?

Anche Augusto sentiva che il sonno gli sarebbe riuscito difficile;

anzi mai s’era trovato così sveglio, né così gradevolmente.

Il suo stesso corpo gli pareva più leggero, quasi fosse tornato fan-

ciullo.

Gioiosamente come un cercatore d’oro che improvvisamente sco-

pra nella roccia una vena del prezioso metallo, egli si rese conto

d’esser capitato su una vena di vicende. Anche la compagnia della

nera fanciulla lo soddisfaceva particolarmente, e si domandava se

ciò non fosse dovuto in parte, al fatto ch’ella vestiva come lui quei

lunghi calzoni neri che gli parevano l’indumento normale d’ogni

essere umano.

I fronzoli e gli strascichi con i quali in genere le donne accentuano

la loro femminilità, pensava, servono a rendere la conversazione

con esse pari a quella con un ufficiale nella sua uniforme o con

un sacerdote nella sua veste: né dall’uno né dall’altro si riesce a

cavare un gran che.

 

le marionette

 

Così egli seguì la fanciulla nella vasta rimessa imbiancata a cal-

ce, dove alla meglio era stato tirato su il teatro; la commedia a-

veva appena avuto inizio.

L’aria era calda e afosa, per quanto nel tetto fosse stato aperto

un abbaino sul notturno cielo azzurro. L’ambiente s’era per me-

tà riempito di gente, e lo illuminavano debolmente alcune vec-

chie lucerne appese al soffitto. Attorno al palcoscenico, le cande-

le accese della ribalta creavano una magica oasi di luce, e accen-

devano fulgori e scintillii di gioielli sui costumi scarlatti, verdi e

arancione dei burattini, che alla luce del giorno dovevano appari-

re sbiaditi e smorti; e le ombre dei pupazzi, assai più grandi, ne

riflettevano ogni gesto sul panno bianco che faceva da fondale.

Il burattinaio interruppe il suo discorso all’arrivo dei due spetta-

tori di qualità, e portò loro due seggioloni vicino alla scena, da-

vanti al resto del pubblico.

Poi riprese il filo là dove lo aveva lasciato; parlava forte, contraf-

facendo la voce a seconda dei diversi personaggi.

La commedia che si eseguiva era l’immortale ‘Verità vendicativa’,

la più graziosa delle commedie dei burattini.

 

le marionette

 

Chi la conosce ricorderà certo come la trama sia basata sulla male-

dizione che una strega getta sulla casa dove si trovano raccolti tut-

ti i personaggi, e secondo la quale ogni menzogna proferita là den-

tro diventerà verità.

Così la mercenaria donna che tenta di accalappiare un marito dana-

roso facendogli credere di amarlo, ne cade innamorata; lo spaccone

si trasforma in eroe; l’ipocrita finisce con il praticare la più rigida

virtù; il vecchio spilorcio che va dicendo a tutti di esser povero in

canna perde i suoi quattrini. 

Le parti femminili sono in versi, mentre quelle maschili sono in

prosa, a tratti assai sboccata; e un ragazzo, l’unico personaggio in-

nocente di tutta la commedia, canta alcune romanze accompagnate

da un mandolino dietro le scene.

La morale della favola piaceva assai al pubblico; e le facce stanche

e impolverate s’illuminavano ridendo ai lazzi di Mopso, il pagliac-

cio.

La signorina seguiva lo svolgersi della commedia con tutto l’interes-

se di un autore drammatico per il lavoro di un collega.

Augusto, nello stato d’animo in cui si trovava, sentiva qualcuna di

quelle parole toccargli singolarmente il cuore.

 filanda

 

Quando l’amoroso dice alla sua amata che un tozzo di pane secco

sazia la fame meglio d’un intero libro di cucina, egli quasi conside-

rava tali parole un consiglio dettato a lui.

L’ignara vittima tiene a colui che in animo di assassinarlo un discor-

so sulla bellezza del chiaro di luna; e il malvagio replica con un pre-

dicozzo sull’assurdità del potere che Dio ha di deliziare con cose da

cui non possiamo trarre alcun vantaggio, anzi spesso il contrario; e

che Dio ci ama come noi vogliamo bene al nostro cane; perché quan-

do è di buon umore, noi siamo di buon umore; e quando è depresso,

noi siamo depressi; e quando, in un momento in cui si sente disposto

a romanticherie, accende il chiaro di luna, noi gli teniamo bordone

come meglio possiamo. 

Questa tirata fece sorridere Augusto, ed egli pensò che gli sarebbe

stato caro essere ancora una volta, come ai tempi della fanciullezza,

uno dei cani del buon Dio.

Alla fine ricompare la strega, e a chi le domanda quale sia la verità,

risponde:

“La verità, figli miei, è che stiamo recitando tutti quanti una comme-

dia di burattini; e la cosa più importante in questo genere di spetta-

colo è render chiaro il pensiero dell’autore. Questa è la vera felicità

nella vita; e ora che son capitata finalmente in un teatro di burattini,

non voglio uscirne mai più.  Ma voialtri, miei cari compagni di sce-

na, state attenti a interpretare bene le idee dell’autore…..”.

(Karen Blixen)

 

 

 

 

 

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LE MARIONETTEultima modifica: 2014-05-06T00:00:00+00:00da giuliano106
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