TERZO SOGNO: rubarono tutta la frutta dagli alberi

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Gli impiegati

Della Compagnia

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Terzo sogno: …. e la portarono via

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La notizia:

L’ONU lancia l’allarme…

Commerci e mercati….

Africa quando le banche controllano l’acqua…

La banca mondiale ci ripensa…

La diga che lascia gli africani al buio (la diga delle grandi Compagnie..)

I costi (commerciabili) ed insostenibili delle grandi dighe

 Appunti, riflessioni, dialoghi e rime…

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 Congo Rainforest

 

 

 

 

 

Gli impiegati

della Compagnia

rubarono tutta la frutta dagli alberi

… e la portarono via….

 

 

Il direttore della                                               

Grande Compagnia Commerciale, spintosi fino a lì su un piroscafo

che pareva un’enorme scatola di sardine sormontata da una specie

di rimessa dal tetto piatto, trovò la stazione in buon ordine e Mako-

la tranquillo e solerte come al solito.

Il direttore fece mettere la croce sulla tomba del primo agente e asse-

gnò il posto a Kayerts.

Carlier fu nominato suo subalterno.

Il direttore era un uomo SPIETATO ED EFFICIENTE che a volte si

abbandonava, ma quasi impercettibilmente, a un umorismo arcigno.

Fece un discorso a Kayerts e Carlier sottolineando i lati promettenti

della loro stazione. Il mercato più vicino era a circa trecento miglia.

Per loro era un’occasione eccezionale di distinguersi e di guadagna-

re provvigioni sugli affari.

Quell’incarico era una fortuna per dei principianti.

Kayerts fu commosso fin quasi alle lacrime dalla gentilezza del

direttore.

Rispose che avrebbe cercato, facendo del suo meglio, di giustifica-

re la fiducia lusinghiera eccetera eccetera.

Kayerts era stato nell’Amministrazione del Telegrafi e sapeva e-

sprimersi correttamente. 

Carlier, già sottufficiale di cavalleria in un esercito tutelato da ogni

rischio da diverse Potenze europee, fu meno impressionato. Se c’e-

rano guadagni da fare, tanto meglio! E facendo scorrere uno sguardo

stizzito sul fiume, sulle foreste, le impenetrabili boscaglie che pare-

vano tagliar fuori la stazione dal resto del mondo, mormorò tra i

denti:

– Si vedrà, molto presto.

Il giorno dopo, scaricate alcune balle di cotone e qualche cassa di

provviste sulla riva, la scatola di sardine a vapore salpò per non far

ritorno per altri sei mesi. 

In coperta il direttore si toccò il berretto per salutare i due agenti che

stavano in piedi sulla sponda agitando i cappelli e, rivolgendosi a

un vecchio impiegato della Compagnia che rientrava alla direzione,

disse:

– Guardi quei due imbecilli. Devono essere matti in patria per

mandarmi campioni simili. Ho detto a quei due di piantare un

orto, di fabbricare nuovi magazzini e staccionate e costruire un

pontile. Scommetto che non faranno niente! Non sapranno da che

parte cominciare. Sono sempre stato dell’avviso che una stazione

su questo fiume fosse inutile, e quei due sono proprio adatti alla

stazione!

– Ci si faranno le ossa, lì,

disse il veterano con un placido sorriso.

– Ad ogni modo, me li son levati di torno per sei mesi,

ribatté il direttore. 

I due uomini stettero a osservare il vapore che girava la curva,

poi, salendo sottobraccio il pendio della sponda, tornarono alla

stazione. 

Erano in quel vasto, tenebroso paese da pochissimo tempo, e,

fino allora, sempre in mezzo ad altri bianchi, sotto l’occhio e la

guida dei superiori. E ora, per quanto insensibili al sottile influs-

so dell’ambiente circostante, si sentirono molto soli, lasciati così

all’improvviso ad affrontare la terra desolata; una terra desolata

resa più strana, più incomprensibile dai misteriosi indizi della

vita rigogliosa che conteneva.

Erano di quegli uomini insignificanti e inetti la cui esistenza è

resa possibile soltanto DALLA PERFETTA ORGANIZZAZIONE

DI FOLLE CIVILIZZATE. 

Pochi uomini si rendono conto che la loro vita, l’essenza stessa del

loro carattere, delle loro capacità e della loro audacia sono soltanto

l’espressione della loro fede nella sicurezza dell’ambiente.

Il coraggio, la calma, la fiducia; le emozioni e i princìpi; ogni pen-

siero grande e insignificante non appartengono all’individuo, ma

alla folla: alla folla che crede ciecamente nella forza irresistibile

delle proprie istituzioni e della propria morale, nel potere della

sua polizia e delle sue opinioni.

Ma il contatto con la pura, assoluta barbarie, con la natura e con

l’uomo primitivi, porta un turbamento subitaneo e profondo nel

cuore. Alla sensazione d’essere gli unici della propria specie, alla

chiara percezione della solitudine dei propri pensieri, delle pro-

prie sensazioni; alla negazione dell’abituale, che è sicuro, si ag-

giunge l’affermazione dell’insolito, che è pericoloso; un presen-

timento di cose vaghe, incontrollabili e repellenti, la cui sgrade-

vole intrusione eccita la fantasia e mette alla prova i nervi incivi-

liti tanto del folle quanto del savio.   

Kayerts e Carlier camminavano sottobraccio stringendosi l’un all’-

altro come fanno i bambini al buio; e avevano la stessa sensazione,

non del tutto spiacevole, di pericolo che sembra quasi immagina-

rio.

Chiacchieravano continuamente, in tono familiare.

– Il nostro scalo è in una bella posizione, disse l’uno.

L’altro assentì con entusiasmo, dilungandosi loquacemente sulle

bellezze del posto. 

Poi passarono accanto alla tomba.

– Povero diavolo!

disse Kayerts. 

– E’ morto di febbre, vero?

mormorò Carlier, fermandosi di botto. 

– Mah!

ribatté Kayerts, con indignazione.

– Mi hanno detto che si esponeva imprudentemente al sole!

Dicono tutti che il clima locale non sia peggiore di quello che

abbiamo in patria, a patto di tenersi lontano dal sole.

Capito, Carlier? Qui sono io il capo, e le ordino di non esporsi

al sole!

Assumeva la posizione di comando in tono scherzoso, ma l’in-

tenzione era seria. 

L’idea che forse avrebbe dovuto seppellire Carlier e restar solo gli

dava un brivido dentro.

Sentì improvvisamente che qui, nel centro dell’Africa, questo Car-

lier era più prezioso di quanto potesse essere un fratello in qualun-

que altro luogo. Carlier, entrando nello spirito della faccenda, fece

un saluto militare e rispose in tono allegro:

– I suoi ordini saranno eseguiti, capo!

Poi scoppiò a ridere, dette una manata sulle spalle di Kayerts e

gridò:

– Faremo in modo che la vita scorra tranquilla qui! Ce ne staremo

belli comodi a ricevere l’avorio che porteranno quei selvaggi.

Dopotutto questo paese ha i suoi lati buoni! Risero forte tutt’e

due, mentre Carlier pensava:

 – Quel povero Kayerts, è così grasso e così poco sano! Sarebbe

un bel guaio se dovessi seppellirlo qui. 

E’ un uomo che rispetto….

Prima di arrivare alla veranda della loro casa già si davano del

‘vecchio mio’. 

(J. Conrad, Un avamposto del progresso)

 

(Prosegue….)

 

 

 

 

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TERZO SOGNO: rubarono tutta la frutta dagli alberiultima modifica: 2014-09-10T00:00:00+00:00da giuliano106
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