DUE OROLOGI (4)

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Gli occhi di Atget: Due orologi (1) &

Dialoghi con Pietro Autier: Due orologi (2) &

Pagine di storia: Due orologi (3)

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Gli occhi di Atget: Due orologi (6) &

Dialoghi con Pietro Autier 2:

L’oca

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Le strade del…. sono infinite…. (1)  (2)  (3)  (4)  (5)  (7)

Da:

i miei libri

 

 

 

 

Ero stomacato… stomacato a morte di quella lenta

agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi per-

misero di sedere, ebbi l’impressione che i sensi mi

abbandonassero.

La sentenza, la temuta sentenza di morte, era sta-

ta l’ultima percezione distinta a raggiungere le mie

orecchie.

Subito dopo, il suono delle voci degli inquisitori mi

pervenne come sommerso in un confuso sognante

indefinito brusio (come in un sogno).

 Questo suono vago portava al mio spirito un’idea

di  (rivoluzione) cinrconvoluzione, forse per associ-

azione fantastica con il ronzare da mulino.

Ma questa sensazione durò solo per poco, poiché

quasi subito non intesi altro.

Tuttavia, per un certo tempo, vidi, ma con quale

spaventosa esagerazione!

Vedevo le labbra dei giudici ammantati di nero.

Esse mi apparivano bianche, più bianche del fo-

glio su cui traccio queste parole, e sottili sino a

divenire grottesche; sottili tanto intensa e tesa

era la loro espressione di durezza, di risoluzio-

ne immutabile, di severo disprezzo dell’umana

tortura.

Vedevo che i voleri di quel che per me era il Fa-

to, ancora uscivano da quelle labbra (anche se

innocente che venga perseguitato).

Le vidi contorcersi in un favellare di morte e

riso, le vidi foggiare le sillabe del mio nome, e

rabbrividii poiché nessun suono ne usciva.

Vidi pure, durante alcuni attimi di delirante or-

rore, il lieve, pressoché impercettibile ondeggia-

re dei cortinaggi cupi che avvolgevano le mura

della camera.

Li vidi ridere dei miei studi.

Li vidi distruggere le fotografie.

Li vidi con abiti militari brindare in osterie.

Li vidi ridere nell’attesa dell’onda che li som-

merge.

Poi il mio sguardo cadde sulle sette lunghe can-

dele ritte sulla tavola.

Da principio assumevano l’aspetto della carità e

sembravano bianchi sottili angeli che mi avrebbe-

ro salvato; ma dopo, all’improvviso, penetrò nel

mio spirito un senso di nausea mortale e sentii

ogni fibra del mio corpo percorsa da una scossa

come se avessi toccato i fili di una pila elettrica,

mentre le forme angeliche divenivano spettri

senza senso, con la testa di fiamma, e capii che

non mi sarebbero venute in aiuto.

Poi penetrò nella mia mente, come una ricca no-

ta musicale, il pensiero di quanto doveva essere

dolce riposare in una tomba.

Il pensiero arrivò piano piano, furtivamente e

sembrò che passasse molto tempo prima che po-

tessi apprezzarlo; ma proprio quando il mio spi-

rito, alla fine arrivò a sentirlo nella maniera giu-

sta e a fissarlo, le figure dei giudici (o degli scri-

bi) svanirono, quasi magicamente, davanti a me;

le lunghe candele sprofondarono nel nulla, le lo-

ro fiammelle si spensero improvvisamente e so-

pravvenne il buio più profondo e più nero; tutte

le sensazioni apparvero come inghiottite in una

pazza precipitosa discesa, simile a quella dell’a-

nima nell’Ade.

Allora silenzio, immobilità e notte furono l’Uni-

verso.

Ero svenuto, ma non direi che ogni consapevolez-

za fosse perduta. Non tenterò di definire quello

che ne rimaneva e nemmeno di descriverlo; cer-

to non si era perduta tutta.

Nel più profondo sonno – no!

Nel delirio – no!

Nello svenimento – no!

Nella morte – no!

Perfino nella tomba non è tutto perduto. Altrimen-

ti non c’è immortalità per l’uomo. Svegliandoci dal

più profondo sonno, laceriamo il tessuto della ra-

gnatela di qualche sogno.

Già qualche istante dopo  non ricordiamo di aver

sognato.

Nel ritorno alla vita dopo uno svenimento vi sono

due stadi: il primo è la sensazione della propria esi-

stenza mentale e spirituale; il secondo, la sensazio-

ne dell’esistenza fisica.

Sembra probabile che se, dopo aver raggiunto il se-

condo stadio, potessimo richiamare le impressioni

del primo, troveremmo queste impressioni ricche

di memorie dell’abisso dell’al di là.

…E cos’è questo abisso?

(Edgar Allan  Poe, Il pozzo e il pendolo)

 

il pozzo e il pendolo

 

….Alfred Maury si sdraiava sul lettino o si accomoda

va sulla poltrona e cercava di prendere sonno; appe-

na si addormentava, il suo assistente lo svegliava e

subito Maury gli raccontava che cosa gli era passato

per la mente.

In alcuni esperimenti, l’assistente usava un insieme

di stimoli – pronunciava alcune parole, lo solleticava

con una piuma o teneva una candela accesa vicino ai

piedi di Maury – allo scopo di saggiarne l’inflenza sul

contenuto dei sogni.

A volte, il cervello di Maury trasformava lo stimolo

in una divertente fantasia. Quando il suo assistente

gli strinò le piante dei piedi con una candela, raccon-

tò di aver sognato di essere stato catturato da una

banda di rapinatori, i quali cercavano di scoprire do-

ve avesse nascosto il denaro sottoponendolo alla tor-

tura.

Oggi sappiamo che Maury non studiò i sogni del

sonno Rem, bensì le allucinazioni ipnagogiche, che

hanno una certa somiglianza con i sogni. I suoi re-

soconti, quindi, insegnarono che in effetti le impres-

sioni sensoriali possono avere una reale influenza

sulle allucinazioni ipnagogiche.

In ‘sommeil et les reves’, pubblicato nel 1861, Mau-

ry riassume le sue osservazioni e afferma che i so-

gni non sono nient’altro che un fenomeno che ac-

compagna le impressioni sensoriali assorbite prima

e durante il sonno.

Maury respingeva del tutto la possibilità che i sogni

avessero un qualche significato. Nella sua concezio-

ne psicologica del sogno ha un senso soltanto come

  ricostruzione delle impressioni arrivate alla men-

te dall’interno o dall’esterno durante il sonno: le im-

pressioni si associano all’infanzia o ad altri ricordi

e in tal modo creano la storia del sogno.

E’ del tutto possibile che il nome di Maury non si

sarebbe mai guadagnato la fama cui arrivò se non

fosse stato per un sogno particolare che marcò per

decenni il modo di concepire i sogni e la loro forma-

zione: il sogno della ghigliottina…..

 

(Prosegue…)

 

  

 

il pozzo e il pendolo

DUE OROLOGI (4)ultima modifica: 2014-09-18T00:02:00+00:00da giuliano106
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