VIAGGI IN ALTRI MONDI (e tempi): Django Reinhardt (2)

intervallo....o cambiamento di scenario (il jazz,django reinhardt) (9)


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(Django 3)

Dialoghi con Pietro Autier 2

Pagine di storia







Django restò in ospedale fino all’aprile del 1939 e quando

uscì molte cose erano…..


intervallo....o cambiamento di scenario (il jazz,django reinhardt) (9)


cambiate nel mondo della musica. Curiosamente, il suo

periodo d’inattività era coinciso con una fase di transi-

zione nell’evoluzione della musica sincopata in Francia.

Nello stesso modo in cui il giovane banjoista, ricoverato

in ospedale nel 1928, ne era uscito diciotto mesi più tardi

più maturo e chitarrista, anche il jazz nel frattempo era

diventato più adulto. 

Basta con le buffonate ereditate dai minstrels, il fracasso

approssimativo. Nelle orchestre, l’opacità di pelle dell’-

arcaico banjo faceva spazio a poco a poco al timbro lu-

cido delle prime chitarre di jazz, mentre il contrabbasso

a corda, più maneggevole, soppiantava progressivamen-

te la pesante tuba.

Anche i ritmi si ammorbidivano, si facevano meno saltel-

lanti e gli ottoni stessi, temperando il loro scoppio, permet-

tevano al jazz di essere ammesso nell’atmosfera ovattata

dei locali notturni della capitale, avvicendandosi al folclo-

re tzigano e alla canzone russa.

Certo il musette rimarrà a lungo vivace e ancorato ai costu-

mi popolari dei parigini, ma nel mondo versatile dei ricchi

nottambuli era certamente passato di moda e d’ora in poi

l’élite non si avventurava più nelle sale da ballo  di rue de

Lappe, preferendo i cabaret selezionati dove si esibivano i

jazzisti neri e i musicisti tzigani.

Del resto, alcuni fisarmonicisti come Marceau, Médard Fer-

rero o Adholphe Deprince rifiutavano ora ogni assimilazio-

ne al genere musette.

Questi virtuosi suonavano spesso seguendo lo spartito,

cosa rara a quell’epoca, e senza l’accordatura a forti vi-

brazioni delle lame, responsabile di quella sonorità cana-

glia cara a Emile Vacher e rimasta così a lungo insepera-

bile dalla fisarmonica francese. 

Cominciarono a utilizzare degli strumenti cromatici a

tre file di bottoni che gli italiani avevano introdotto nei

balli dell’Alvergna. Fra questi precursori, c’era un certo

Paraboschi, padre del batterista Roger Paraboschi, membro


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nel 1950 del Quintette du Hot Club de France, nonché un

certo Persiany, il cui figlio Andrédiverrà l’arrangiatore e

il pianista in una delle ultime sedute di Django,con l’or-

chestra di Tony Proteau.

Com’è piccolo il mondo dei musicisti!Però fu Guerino che

per primo ricorse a un suono ‘diretto’ moderandole vibra-

zioni della sua fisarmonica; fu così che conservò a lungo il

suo prestigio musicale presso i chitarristi tzigani.

Notiamo il sentore gitano dei valzer più famosi di Guerino,

come Brise napolitaine, dovuto senz’altro alle sue origini,

poiché era uno zingaro italiano, secondo le affermazioni

del fisarmonicista Jo Privat.

Quel principio di sonorità senza vibrato sarebbe divenuto

popolare verso il 1935, presso i pionieri della fisarmonica

jazz, Charles Bazin e Louis Richardet.

Il primo, ottimo chitarrista quando voleva, frequenterà

assiduamente gli ambienti gitani, suonando occasional-

mente con Django da Marius, una sala da ballo situata

presso la fermata Temple del metrò; mentre il secondo

(pianista) parteciperà alla prima registrazione hot del

giovane Matelo Ferret, in compagnia di un violinista

straordinario: Michel Warlop. Alla fine degli anni 30, a-

lcuni fisarmonicisti innovatori come Gus ViseurTony

Murena adotteranno un’accordatura quasi


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unanime l’accordo swing. Primo fra tutti, Charles Bazin,

fu lo swingmen in bretelle che improvvisava già del jazz

da Marteau, sostenuto dal banjo-chitarra di Vincent Ghelfi.

(Billard/Antonietto, Django Reinhardt il gigante del jazz tzigano)






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VIAGGI IN ALTRI MONDI (e tempi): Django Reinhardt (2)ultima modifica: 2012-12-26T02:00:00+00:00da giuliano106
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