ANCHE SE ORA IL SUO RICORDO APPARE LONTANO (domani lo rimpiangeranno come un mondo per sempre rovinato)

 
 
Precedente capitolo:
 
 
Prosegue in:
 
 
Foto del blog:
 
 
 
Libri, appunti, dialoghi…e rime…
 
 
Un sito:
 
 
 
 
 
 

 

 

…Quando gli yahgan trovano un pubblico interessato….,

si mettono con piacere a frugare nella memoria per raccontare

storie che avevano sentito tanto tempo prima e a cui ancora cre-

devano fermamente, storie che, ne sono certo, non erano inven-

tate lì per lì al solo fine di intrattenermi.

Ce n’era una che spiegava in che modo a Syuna, il pesce di scoglio,

fosse venuta la testa piatta.

Qualche chilometro a est di Lanushwaia c’è un piatto promontorio

di ciottoli, seguito, ancora un po’ più a est, da una scoscesa costa 

rocciosa interrotta qua e là da insenature riparate, ideali per le

canoe.

Il migliore di questi piccoli porti è quello di Wujyasima (acqua sul-

la soglia), che un tempo era il sito preferito dagli yahgan per pianta-

re le loro capanne.

 

Selknam_04.jpg

 

Una volta una ragazza si allontanò dal suo focolare a Wujyasima

e arrivò a piedi fino al promontorio di ciottoli, dove cominciò a

giocare, inseguendo le onde di risacca che si ritiravano dalla spiag-

gia e correndo indietro quando arrivavano i frangenti. 

Un vecchio leone marino la osservava non visto, con sguardo anelan-

te; e quando una grande onda la fece cadere, la fanciulla si trovò

distesa per terra con l’animale di fianco.

Come tutte le donne yahgan la giovane era un’ottima nuotatrice e

cercò quindi di sfuggirgli, ma il leone marino, mettendosi tra lei e

la spiaggia e costringendola ad allontanarsi sempre più verso il

largo, alla fine riuscì a spossarla e la ragazza fu ben lieta di posa-

re la mano sul collo dell’animale. Adesso che la sua vita dipende-

va da lui, la ragazza cominciò a provare simpatia per la sua strana

scorta.

Nuotarono insieme per molte miglia fino a quando raggiunsero

una grande rupe, dove c’era una grotta. Lei sapeva che non sareb-

be mai riuscita a nuotare fino a casa senza aiuto, perciò decise di

accettare l’inevitabile e andò a vivere con il leone marino nella grot-

ta. L’animale procurava all’amata pesce in abbondanza, che la giova-

ne, non disponendo di fuoco, mangiava crudo.

 

0leonemarino19.jpg

 

Passò il tempo e nacque un figlio.

Per quanto avesse la forma di un bimbo umano, era tutto coperto

di peli, come una foca. Il bambino crebbe alla svelta e fu di grande

compagnia per la madre, soprattutto dopo che ebbe imparato a par-

lare. Questo il leone marino non fu mai in grado di farlo, ma la ragaz-

za se ne innamorò comunque sempre di più, perché era gentile e

premuroso.

 

white.jpg

 

Ciò non toglie che provasse un intenso desiderio di rivedere la

sua terra e i suoi cari.

Riuscì a farlo capire al compagno e un giorno tutti e tre presero

il mare diretti a Wujyasima. A tratti mamma e figlio nuotavano di

fianco al loro protettore; in altri momenti si facevano trascinare tra

le onde a gran velocità; e altre volte ancora gli salivano sul dorso.

Alla fine raggiunsero il promontorio di ciottoli.

Il leone marino si trascinò sulla spiaggia e si distese a scaldarsi al

sole, mentre la mamma, tenendo per mano il suo strano figliolet-

to, si incamminò verso Wujyasima. Al villaggio trovò molti parenti,

che da tempo l’avevano data per morta. Colmi di meraviglia ascol-

tarono la sua storia e grande interesse suscitò in loro quel buffo fi- 

glio ibrido.

 

17905368.jpg

 

Passata l’eccitazione per l’incontro inatteso, le donne del villaggio

dissero che dovevano scendere in canoa lungo le coste rocciose più

a est, per cercare molluschi d’acqua profonda e ricci di mare, che ave-

vano le dimensioni e la forma di mele schiacciate, con i duri gusci rico-

perti di setole rigide come chiodi.

La giovane madre andò con loro, mentre gli uomini e i bambini resta-

rono all’insediamento. I bambini si misero a giocare e il piccolo visita-

tore si unì a loro con entusiasmo.

Gli uomini, però, desideravano mangiare carne e uno di loro, sapendo

che c’era una foca sulla spiaggia, disse:

Perché ce ne restiamo qui tenendoci la nostra fame?

Presero perciò gli arpioni e, avvicinatisi furtivamente al vecchio

leone marino, lo uccisero. Carichi di carne, tornarono al villaggio e

cominciarono a cucinarsi il pasto. I bambini sentirono il delizioso

odore della carne e si raccolsero attorno al fuoco.

Quando furono distribuite le razioni, il giovane visitatore ricevet-

te la sua parte come gli altri. La assaggiò e gridò con gioia:

Amma sum undupa! (E’ carne di leone marino).

Quindi, mentre ancora mangiava, corse verso la madre, che proprio

in quel momento stava ritornando. Le donne avevano accostato le

canoe a una roccia scoscesa che con l’alta marea serviva da pontile

ed erano scese a terra con i loro canestri pieni di ricci di mare.

I piccino corse dalla mamma e le offrì l’ultimo boccone, dicendo

che era saporito.

In un lampo la mamma capì che cos’era successo. Afferrò dal canestro

un grosso riccio di mare e lo scagliò sulla fronte del bambino, che cad-

de nell’acqua profonda, trasformandosi all’istante nel syuma, il pesce di

scoglio, e si allontanò nuotando.

Le altre donne arrivarono alle capanne e si rallegrarono alla vista della

carne di foca arrostita, ma la madre rifiutò di mangiarne e pianse da so-

la il figlio perduto e il suo vecchio e generoso compagno.

Non si maritò più con nessuno della sua gente.

Se esaminate un syuna vedrete che la sua testa è piatta e ricoperta dai

forellini lasciati dagli aculei del riccio di mare, a riprova inconfutabile

della veredicità del racconto.

(E. Lucas Bridges, Ultimo confine del mondo)

 

 

 

 

 

pittura.jpg

 

ANCHE SE ORA IL SUO RICORDO APPARE LONTANO (domani lo rimpiangeranno come un mondo per sempre rovinato)ultima modifica: 2012-01-19T19:00:00+00:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo