(una macchina che conta) E UNA CHE HA SMESSO DI CONTARE

 

e una che ha smesso di contare

 

Precedente capitolo:

una macchina che conta

Prosegue in:

la ghiandola pineale

(ma il viaggio sulle rotaie continua)

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…..A casa nel suo monolocale, si fece un bicchiere di Jack

Daniel’s invecchiato di sessant’anni, e si sedette a sorseg-

giarlo, mentre guardava dall’unica finestra l’edificio dall’

altra parte della strada…una ‘macchina’ che conta, gente…

importante, distinta…

Dovrei forse andare in ufficio? si chiede.

Se sì, perché?

Scegliete una risposta.

Cristo, pensò, è una cosa che ti fa cascare le braccia.

 

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Sono un mostrociattolo meccanico, riconobbe.

Un oggetto inanimato che scimiotta un oggetto animato.

Eppure…si sentiva vivo.

Eppure….adesso si sentiva diverso. Sapeva di esserlo.

E quindi tutti gli altri, soprattutto Danceman e Sarah, tutti i

dipendenti  della Tri-Plan, erano diversi da lui.

Penso che mi ucciderò, disse tra sé. Ma probabilmente sono

programmato per non farlo; sarebbe un grosso spreco per il

mio padrone.

 

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Non è certo questo che vuole.

Sono programmato.

Da qualche parte dentro di me, pensò, c’è una matrice siste-

mata al posto giusto, una schermatura che mi impedisce di

avere certi pensieri, di compiere certe azioni.

Non sono libero.

Non lo sono mai stato, ma ora ne sono cosciente; è questa la

differenza.

 

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Opacizzò la finestra, spense la luce centrale e si accinse a to-

gliersi i vestiti con cautela, uno a uno.

Aveva osservato attentamente i tecnici dell’officina mentre 

attaccavano la nuova mano; quindi, ora aveva le idee chiare

su come era stato assemblato il suo corpo. Due pannelli prin-

cipali, uno per ogni coscia; i tecnici avevano rimosso i pannel-

li per controllare i circuiti che si trovavano all’interno.

Se sono programmato, decise, probabilmente la matrice si tro-

va lì.

Il labirinto dei circuiti lo scoraggiò. 

 

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Ho bisogno d’aiuto, si disse.

Vediamo….qual’è il codice telefonico per la classe di computer

BBB che abbiamo in ufficio?

Alzò la cornetta, fece il numero del computer nella sua base per-

manente di Boise, Idaho.

…’Riesco a distinguere i moduli di controllo’, disse il computer

‘ ma non saprei quale’.

Il computer tacque mentre il suo sguardo vagava sullo schermo

del videofono. 

‘Riesco a distinguere una bobina di nastro perforato montata 

al di sopra del meccanismo del cuore.

 

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La vede?’

Poole allungò il collo, e guardò.

La vedeva anche lui, quella bobina.

‘Devo interrompere il collegamento’ disse il computer.

‘Quando avrò esaminato i dati disponibili la contatterò e le

darò una risposta. Buongiorno’.

Lo schermo si spense.

Tirerò fuori quel nastro perforato, disse tra sé Poole.

E’ sottile…non più grande di due rocchetti di filo da cucire, con

un analizzatore montato tra la bobina di emissione e quella di

riavvolgimento. 

Non riusciva a percepire alcun segno di movimento; le bobine

sembravano inerti. Probabilmente si sovrappongono, rifletté,

quando si verificano situazioni specifiche. Si sovrappongono

ai miei processi encefalici.

 

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E’ stato così per tutta la mia vita.

Raggiunse il meccanismo con la mano, toccò la bobina di emis-

sione. Non devo far altro che tagliarla, pensò, e…

Lo schermo del videofono si riaccese.

‘Numero di piastrina mastercreditcharge 3-BNX-882-HQR44-T’

disse la voce del computer.

‘Qui è BBB-307DR che la sta controllando per rispondere alla

domanda della durata di 16 secondi del 4 novembre 1992.

Il nastro perforato si trova al di sopra del vostro meccanismo 

cardiaco non è una unità di programmazione ma un congegno

alimentatore di realtà.

Tutti gli stimoli sensoriali ricevuti dal vostro sistema nervoso

centrale emanano da quella unità di controllo, e manometterla

sarebbe rischioso, se non letale’.

E aggiunse: ‘Non sembra esserci alcun circuito di programma-

zione. Domanda esaudita, Buongiorno’. Si spense.

Poole, nudo di fronte allo schermo del videofono, toccò ancora

una volta la bobina con una calcolata, grandissima cautela.

Capisco, pensò infuriato. 

 

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Oppure no?

Questa unità…

Se taglio il nastro, si rese conto, il mio mondo scomparirà. 

La realtà continuerà a esistere per gli altri, ma non per me.

Perché la mia realtà, il mio universo, mi viene da questa mi-

nuscola unità. Analizzata e poi diretta al mio sistema nervo-

so centrale man mano che questo nastro si snoda a passo di

lumaca.

Sono anni che questo nastro si va svolgendo, concluse.

Prese i vestiti, li indossò, si sedette nella sua grande poltrona,

un lusso importato nel suo appartamento dagli uffici principa-

li della Tri-Plan, e accese una sigaretta.

La mano gli tremò mentre poggiava l’accendino con le sue ini-

ziali; piegandosi all’indietro, soffiò il fumo davanti a sé, crean-

do una nuvoletta grigia.

Devo procedere per gradi, si disse.

Cosa sto cercando di fare?

Scavalcare la mia programmazione?

Ma il computer non ha trovato alcun circuito di programma-

zione.

Voglio interferire con il nastro della realtà?

E se sì, perché?

Perché, pensò, se controllo il nastro, io controllo la realtà.

O almeno la realtà che mi riguarda.

La mia realtà soggettiva…l’unica realtà che esiste.

La realtà oggettiva è una costruzione sintetica, che a che fare

con un’ipotetica universalizzazione di una moltitudine di realtà

soggettive…..

(lP. K. Dick, La formica elettrica)

 

 

 

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(una macchina che conta) E UNA CHE HA SMESSO DI CONTAREultima modifica: 2012-11-06T00:00:00+00:00da giuliano106
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